Salute

Perché il lunedì del cambio d’ora è il giorno più pericoloso: crescono gli infarti

(Foto Ansa)
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Il rischio di problemi cardiovascolari cresce al mattino, quando scatta lo stress del “jet lag” di primavera. L’organismo deve adattarsi a un cambiamento solo apparentemente piccolo. E’ quindi fondamentale fare attenzione alla regolarità del sonno

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Si scarica sul cuore l’effetto negativo più potente che il cambio dell’ora legale provoca sul nostro organismo: il lunedì successivo diventa così il giorno più pericoloso dell’anno. Il cuore diventa il primo bersaglio del piccolo jet lag di primavera e autunno. “Con il passaggio alla nuova ora cresce il numero di infarti e anche quello di ictus - spiega Michele Terzaghi, neurofisiopatologo, direttore del Centro di Medicina del sonno della Fondazione Mondino di Pavia e professore di Neurologia al Dipartimento di Scienze del sistema nervoso e del comportamento dell’Università di Pavia -. In sostanza, aumenta il rischio cardio-cerebrovascolare”.

Il picco di attacchi di cuore si concentra nella prima settimana successiva al passaggio. “Il rischio di infarto è più alto al mattino rispetto ad altri momenti del giorno, perché lo stress è maggiore, visto che l’organismo si prepara alla veglia - precisa Terzaghi –. Se qualcosa disturba il sonno, come il cambio di ora, questo viene accentuato e amplificato proprio perché al risveglio il sistema cardiovascolare deve adattarsi rapidamente a diversi cambiamenti”.

“Il rischio, poi, sale se perdiamo un’ora di sonno e sale quanto lo stress che ciò produce - prosegue Terzaghi –. Il suggerimento, a chi soffre di cuore, è di adattarsi gradatamente al cambio di orario, anche solo un quarto d'ora alla volta”.

Che cosa accade al sistema cardiocircolatorio

Perdere un'ora di sonno può sembrare cosa da poco, ma anche questa mancanza può costringere il cuore a lavorare di più, aumentando gli ormoni dello stress, la pressione sanguigna e l'infiammazione: sono tutti elementi che fanno crescere il rischio di malattie cardiache, infarto e ictus. Uno studio americano ha evidenziato come “dormire meno di sei ore a notte sia stato associato a un aumento del 20 per cento del rischio di infarto”.

L’eventualità, poi, può aumentare ulteriormente, se le ore si sommano. "Se ciò avviene per un periodo di tempo prolungato, senza mantenere una buona igiene del sonno, le conseguenze possono essere un aumento del peso corporeo e una crescita dei tassi di apnea ostruttiva del sonno e della pressione sanguigna, contribuendo quindi a una lievitazione del rischio di malattie cardiovascolari", spiega Terzaghi.

Uno studio giapponese ha rilevato, in particolare, che “una durata del sonno più breve è associata alla fibrillazione atriale: è un battito cardiaco irregolare che può portare alla formazione di coaguli di sangue, tra le persone di età compresa tra i 50 e i 60 anni”.

La regolarità del sonno conta più della quantità

La regola di fondo, per evitare problemi al cuore, è che “la quantità di sonno è importante (almeno sette ore a notte), ma la regolarità del sonno è fondamentale”, sottolinea Terzaghi. A confermarlo è uno studio condotto da Susan Redline e da un team di ricercatori del sonno della Harvard Medical School: si è scoperto che i partecipanti con orari di sonno irregolari incontrassero un rischio più che doppio di sviluppare una malattia cardiovascolare, indipendentemente dalla durata del sonno e dai precedenti fattori di rischio cardiovascolare.

A ciò si aggiunge la realtà portata alla luce da alcune ricerche condotte su adulti over 35: “Le persone che presentano variazioni croniche di un'ora tra un giorno e l'altro, nell'ora in cui vanno a dormire incontrano un rischio maggiore del 30-50% di sviluppare malattie cardiache e diversi problemi metabolici legati al diabete", spiega Redline.

Quando il ritmo circadiano perde colpi

Protagonista di questi meccanismi è il nostro ritmo circadiano, che regola i tempi dei processi del corpo, compreso il funzionamento del cuore. Gli effetti del disallineamento circadiano spesso rispecchiano quelli di una scarsa qualità, durata e regolarità del sonno: quando si verificano insieme, come spesso accade durante il passaggio all'ora legale, possono aggravare gli effetti sul nostro sistema cardiovascolare.

“L'interruzione di questo ciclo naturale di sonno e veglia influisce sulla capacità di regolare la pressione sanguigna ed è associata a un aumento delle malattie cardiovascolari (prima causa di morte in Italia, visto che sono responsabili di oltre il 30 per cento di tutti i decessi che avvengono in un anno, con più di 220 mila vittime)”, evidenzia Terzaghi. L'interruzione a lungo termine del ritmo circadiano può avere conseguenze concrete: gli studi dimostrano che i lavoratori del turno di notte hanno un tasso di malattie cardiovascolari superiore del 17 per cento.

Più incidenti su strada

Ma il lunedì post-ora legale è pericoloso anche sotto un altro aspetto, quello degli incidenti stradali. Se è vero che gli incidenti mortali diminuiscono nel periodo in cui è in vigore l'ora legale, e quindi in primavera, estate e inizio autunno, probabilmente perché la quantità di luce è maggiore quando la gente è in strada al ritorno dal lavoro, è anche vero che un’eccezione c’è. Ed è appunto il lunedì in cui scatta il cambio d’ora. “Quel giorno gli incidenti sono più della media: questo avviene perché al volante ci sono persone assonnate e distratte - conclude Terzaghi –. Ciò vale anche per gli incidenti sul lavoro, che accadono più spesso e sono più gravi quando spostiamo le lancette avanti. La causa principale è la privazione di sonno, che comporta un aumento degli ormoni dello stress. Di conseguenza si assiste a una maggiore attivazione del sistema nervoso simpatico e a un’alterazione di diversi meccanismi metabolici”.