Asintomatici, ma non per questo innocui. Anzi, da quanto si sa potrebbero essere in grado di infettare anche con particolare velocità. Hantavirus, il patogeno che sta tenendo molti Paesi con il fiato sospeso, attacca in modo subdolo. Quasi tutte le persone che ne vengono colpite in un primo momento non presentano sintomi. Ma potenzialmente sono in grado di infettare a loro volta.
Si sta cercando di capire, com’è avvenuto per il Covid, se si possa continuare a non presentare segni evidenti dell’infezione pur portando dentro di sé una carica virale in grado di trasferirsi agli altri. Il caso degli asintomatici tiene banco nella vicenda della nave da crociera MV Hondius. “L'unica incertezza rimane quella relativa alla trasmissione in fase asintomatica. Se si dovesse confermare che a trasmettere l'infezione sono quasi esclusivamente persone con sintomi, data la gravità del quadro clinico sarebbe relativamente semplice la loro identificazione e il conseguente isolamento. Il rintraccio con quarantena dei contatti dovrebbe permettere il contenimento dei focolai, anche se, dati i lunghi tempi di incubazione, non sarebbe una cosa veloce”, spiega l'epidemiologo Gianni Rezza, docente straordinario di Igiene all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano:
Il rebus asintomatici
Commenta la situazione anche Massimo Ciccozzi, professore di Epidemiologia e Statistica medica dell'Università Campus Bio-Medico di Roma. Che spiega: “La pericolosità degli asintomatici è data appunto dal fatto che non sappiamo se possano trasmettere il virus. Per questo bisogna fare ancor più attenzione e mettere in quarantena tutti quelli che si possono contattare. Ma la nave Hondius non l’ha fatto. Appena si verifica un decesso bisogna isolarlo e mettere i contatti in quarantena. Non facendolo, il capitano di quella nave ha creato il panico. E pure nelle procedure di isolamento bisogna osservare un criterio cautelativo: i contatti stretti vanno messi in quarantena insieme e quelli non stretti isolati separatamente”.
Il caso della hostess
Se gli asintomatici sono in grado di trasmettere il virus? “Dipende dalla carica virale che hanno”, risponde Ciccozzi. Che, sempre con riferimento al caso della nave MV Hondius, aggiunge: “Mi chiedo perché la hostess che ha assistito la moglie dell’ornitologo, purtroppo deceduto, e morta a sua volta in seguito al contagio da hantavirus, sia risultata negativa. Questo caso potrebbe farci pensare che non sia poi così semplice infettarci. E ci dà una piccola speranza: anche se abbiamo perso il tracciamento dei contatti e non sappiamo se siano contagiosi, possiamo sperare che il virus non si propaghi”.
Quando il virus è più contagioso
Quello che invece si è accertato riguarda il potenziale di contagiosità dell’hantavirus. Da ciò che risulta lo è di più non appena compaiono i sintomi. L’ha evidenziato l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), chiarendo la necessità di mettere in quarantena i contatti. Riguardo all’epidemia provocata da questo raro virus, che ha causato tre vittime e ha suscitato preoccupazione a livello globale per la sua potenziale diffusione, Olivier Le Polain, responsabile dell'Unità di epidemiologia e analisi per la risposta (Ear) dell'Oms, ha confermato: “I primi istanti della malattia sono quelli in cui la contagiosità è più elevata”.
Ecco quando compaiono i sintomi Va precisato che le persone che potenzialmente potrebbero essere state infettate vengono messe in quarantena per sei settimane (ma si può arrivare a otto). Questo periodo corrisponde al periodo massimo di incubazione del virus Andes al centro dell'epidemia, unico ceppo di hantavirus noto per trasmettersi tra esseri umani, che è di circa 42 giorni. “In media, tuttavia, gli interessati iniziano a sviluppare i sintomi dopo circa tre settimane”, ha precisato Le Polain, sottolineando “l'importanza di non aspettare la comparsa dei sintomi prima di isolare i potenziali contatti”.
“Se l'Oms raccomanda la quarantena, è perché le persone sono contagiose fin dalle prime fasi della malattia - ha concluso l'esperto -. A volte è anche un po’ difficile riconoscere i sintomi, visto che quelli iniziali potrebbero essere lievi: un po’ di stanchezza e magari una leggera febbre, anche se a volte peggiorano”.
La quarantena in Italia
Proprio di isolamento dei presunti contatti ad alto rischio si occupa la circolare dedicata al 'Focolaio di hantavirus tipo Andes a bordo della nave da crociera MV Hondius’, firmata dal capo di dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute Maria Rosaria Campitiello, e dal direttore della Prevenzione Sergio Iavicoli. Che prevede: “una quarantena fiduciaria per sei settimane, durante la quale si può utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, non usare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione”.
Il documento precisa che “è possibile uscire per preservare la salute mentale e il benessere indossando una mascherina medica/chirurgica resistente ai liquidi ed evitando gli assembramenti; non bisogna non utilizzare i mezzi di trasporto pubblico né i voli commerciali per il rimpatrio”, mentre “nei mezzi di trasporto organizzati allo scopo, si deve indossare una mascherina medica/chirurgica resistente ai fluidi e avere un posto libero intorno a sé in ogni direzione”.
“In caso di comparsa di sintomi – si legge sulla circolare - va mantenuto l’isolamento, bisogna procedere alla notifica da parte delle autorità sanitarie pubbliche locali, a una valutazione medica, al prelievo di campioni e all’esecuzione del test”.
I casi in Italia
E ora come si presenta la situazione hantavirus in Italia? Lo spiega lo stesso documento firmato da Campitiello. “Diversi studi hanno documentato la presenza nel Nord Italia di roditori sieropositivi per altri ceppi di hantavirus associati a febbre emorragica con sindrome renale (Hfrs) o nefropatia epidemica (Ne). In particolare, in Trentino sono stati rilevati anticorpi anti-Puumala virus (Puuv) nello 0,4% dei Clethrionomys glareolus e anti-Dobrava virus (Dobv) nello 0,2% degli Apodemus flavicollis”.
“In ambito umano - conclude la circolare -, in Italia sono stati segnalati solo pochi casi sporadici di infezione da hantavirus, correlati a esposizione avvenuta all'estero o in aree transfrontaliere, principalmente sostenuti da Puuv e Dobv in contesti europei e associati al virus Sin Nombre (Snv) in alcuni casi importati dalle Americhe. È documentato che il principale serbatoio naturale del Andv è 'Oligoryzomys longicaudatus', un roditore diffuso nelle regioni meridionali del Sud America, non presente, ad oggi, sul territorio italiano”.