Salute

Oceani e non solo: i geni dell’antibiotico-resistenza fino alle Svalbard

Oceani e non solo: i geni dell’antibiotico-resistenza fino alle Svalbard

Presentati i risultati di Sea Care, un progetto durato tre anni dell’Istituto superiore di sanità, con la Marina militare. Oltre 4000 prelievi. I risultati: micro e macroplastiche, Pfas, virus (anche quello del Covid) e batteri

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Virus del Covid e non solo, batteri, Pfas, metalli e inquinanti, geni di resistenza agli antibiotici e microplastiche, microplastiche dappertutto. Con oltre 4000 campioni di acqua in 140 diversi punti di mari e oceani tra il nostro Mediterraneo, Atlantico, Pacifico, Artico, Oceano Indiano, il progetto Sea care – portato avanti dall’Istituto superiore di Sanità con la collaborazione della Marina Militare, è il primo e più grande progetto internazionale di indagine delle acque.

Dodici missioni, oltre 4000 prelievi

Numeri importanti: tra il 2022 e il 2025 sono state effettuate 12 missioni su 6 unità navali, tra le quali il gioiello della nostra Marina, l’Amerigo Vespucci. Con prelievi di acqua in superficie e in profondità per effettuare indagini virologiche, chimiche e microbiologiche. E una conclusione: il mare è un “archivio” delle nostre emissioni e i nostri scarichi vengono trasportati dappertutto. Ne sono prova i Pfos, soggetti a restrizioni d’uso a livello internazionale da diversi anni e trovati in quantità significative anche in mare aperto e nell’Artico, segno della loro eccezionale persistenza e mobilità.

Primo Forum sugli oceani

Un progetto che aveva l’obiettivo di verificare la qualità delle acque e il livello di inquinamento del nostro pianeta e i cui risultati sono stati presentati oggi nella sede dell’Iss a Roma in occasione del primo Forum internazionale sugli oceani, con esperti di tutto il mondo. Una mappa sconfortante, perché non c’è luogo remoto del pianeta che sia indenne, dove i ricercatori siano riusciti a trovare acque incontaminate. In tutti i mari studiati (Mediterraneo, Atlantico, Artico, Golfo Persico, Mar Rosso) sono stati trovati geni di resistenza agli antibiotici, con livelli più alti vicini alle zone costiere più abitate ma anche lungo le rotte di navigazione.

La salute delle acque è anche la nostra

“Proteggere la salute umana significa oggi, inevitabilmente, prendersi cura del mare e degli oceani – afferma Andrea Piccioli, ideatore di Sea Care e direttore generale dell’Istituto Superiore di Sanità – quello che immettiamo nell’ambiente non scompare: l’oceano lo restituisce all’uomo, trasformando i fenomeni di inquinamento locale in una sfida globale per la sanità pubblica. I dati del progetto parlano chiaro: in tutti i bacini analizzati sono stati rilevati geni di resistenza agli antibiotici, Pfas, microplastiche e tracce di Sars-Cov-2 persino nell’Artico. Queste sostanze sono presenti ovunque, dalle aree costiere fino alle acque aperte, comprese zone remote dove mai si sarebbe immaginata la loro diffusione. Non esistono confini: l'impatto dell'uomo si propaga all'interno di un sistema globale straordinariamente complesso e interconnesso e questo fa sì che l'inquinamento e i fattori di rischio ci ritornino indietro attraverso l'acqua, il cibo e il clima stesso”.

Il ruolo della Marina militare

Il progetto Sea Care ha avuto la piena collaborazione della Marina che in questi anni ha ospitato a bordo ricercatrici dell’Iss in missioni anche lunghe, fino a 60-80 giorni. “Una esperienza straordinaria, non solo per l’atmosfera che si crea a bordo, ma per i rapporti umani, la collaborazione, e i luoghi che difficilmente sono accessibili in altro modo”, racconta, con un pizzico di nostalgia, Lorenza Notargiacomo, 28 anni e dottoranda presso il Centro nazionale sicurezza delle acque dell’Iss e università di Roma La Sapienza. “Che cosa mi ha colpito di più? Trovare Pfas anche attorno alle Svalbard e aver navigato nell’Indopacifico in un mare di macroplastiche, tra bottiglie, sacchetti, pezzi di plastica grandi: distese di plastica. Mi ha sconvolto, come vedere solo plastica in banchina tra una nave e l’altra”.

L’antibiotico-resistenza

L’altra grande criticità è l’antibiotico resistenza, nei confronti della quale ci dimostriamo sempre più indifesi: ormai una vera emergenza mondiale. “Abbiamo fatto prelievi in 43 siti – racconta Anna Muratore, 33 anni, ricercatrice al Centro nazionale sicurezza delle acque dell’Iss – tra le Svalbard e il Mediterraneo, dall’Italia a Gibilterra, poi l’Oceano Atlantico da Cadice agli Stati Uniti e ancora Golfo Persico e Mar Rosso cercando 5 geni di antibioticoresistenza: uno dei geni sentinella era ubiquitario e in 5 dei 43 siti li abbiamo trovati tutti e 5”.

Missioni al femminile

I turni di lavoro scientifico sulle navi sono sempre di due persone, quasi sempre donne perché il gruppo dell’Iss è interamente femminile. La collaborazione con la Marina non si limita al passaggio a bordo. “Il personale della Marina ci aiuta nei prelievi – racconta Muratore – perché alcuni sono difficili, soprattutto nell’Oceano, e serve anche forza di braccia. Nei giorni di attività scientifica per tutta la giornata preleviamo campioni – per l’analisi virologica per esempio servono 500 litri di acqua - che poi vengono pre-trattati a bordo e congelati: per le analisi servono le apparecchiature che abbiamo in Istituto e che sono di grandi dimensioni”.

Il momento più bello della missione? “Il cinema serale sulla Vespucci, con un grande telo tirato per lo schermo, e la pizza a mezzanotte. Il cuoco della Vespucci è un genio dei lievitati: il pane fresco ogni giorno ancora ce lo ricordiamo”, ridono le due ricercatrici.

Le azioni proposte da Sea Care

E veniamo alle conclusioni di Sea Care. Il progetto propone dieci azioni per la salvaguardia degli ambienti marini e per la salute dell’uomo stesso: innanzi tutto che la ricerca sugli oceani diventi una priorità di salute pubblica perché significa costruire prevenzione e proteggere le comunità dai rischi sanitari emergenti. Poi l’adozione di metodologie di ricerca condivise e omogenee a livello internazionale per rendere comparabili ed interoperabili i singoli studi e avere una conoscenza globale e approfondita. Adottare l’approccio "From Source to Sea" (Dalla sorgente al mare): ogni forma di inquinamento prodotta nell'entroterra finisce per impattare direttamente e talvolta amplificandosi sulla nostra salute tramite il cibo, l'acqua e l'aria. La protezione dell'uomo richiede quindi una visione integrata dell'intero ciclo idrico. Includere la salute nel Trattato sugli Alti Mari: la tutela della salute e del benessere umano dovrebbe essere parte del nuovo Accordo BBNJ (Biodiversità oltre la giurisdizione nazionale), per sviluppare strategie di prevenzione che tutelino contemporaneamente ecosistemi marini e comunità globali. Costruire una squadra unica per un obiettivo comune, superando i muri tra le competenze: grandi istituzioni come Oms, Unesco-Ioc e Unione Europea devono coordinarsi in un sistema unico, affinché scienza e sanità pubblica progrediscano insieme. Infine dati sistematici per la Water Agenda ONU: studi ed osservazioni limitati nel tempo e nello spazio vanno integrati in infrastrutture di produzione e analisi dati continui e comparabili, funzionali a far convergere tutela della salute e protezione del mare al centro degli obiettivi globali delle Nazioni Unite.