Salute

Farmaci che fanno male e altri che non fanno effetto: perché con il caldo bisogna stare attenti

Farmaci che fanno male e altri che non fanno effetto: perché con il caldo bisogna stare attenti

A rischio antibiotici, anticoagulanti, antiepilettici, antidolorifici e sedativi. Come capire se non sono più efficaci

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Alcuni non producono più effetti, altri diventano tossici, altri ancora modificano la loro efficacia trasformandosi in qualcosa di diverso: il caldo agisce sui farmaci nei modi più impensabili. E attraverso questo meccanismo può provocare guai seri alla salute. La necessità di assumere medicine può diventare così un boomerang e peggiorare la situazione. Perché calore, umidità ed esposizione ai raggi solari possono alterare l'integrità e l'efficacia di alcuni medicinali. E nel contempo determinate terapie possono aumentare il rischio di disidratazione, ipotensione, alterazioni della termoregolazione o altri effetti indesiderati.

Dunque l’argomento, in questi giorni di caldo estremo, si fa molto serio. Tanto che l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha diffuso indicazioni e raccomandazioni per l'uso sicuro dei medicinali, a cui si affiancano i consigli diffusi da Federfarma, che invita i pazienti a prestare particolare attenzione alla gestione dei farmaci durante le ondate di calore e soprattutto a non modificare autonomamente le terapie.

Quando cambiano aspetto

La prima regola da considerare, non appena arriva il grande caldo, è che i farmaci possono modificare le proprie caratteristiche. Ciò significa che possiamo imbatterci in un cambiamento di colore, odore, sapore o consistenza, nella presenza di particelle solide in sospensione o sul fondo del flacone, oppure nella separazione dei componenti di una crema. Tutto questo può voler dire sostanzialmente una cosa: quella medicina si sta deteriorando.

Ma non è detto che, anche se all’aspetto non si notano alterazioni, ciò voglia significare che il farmaco sia integro. Alcuni medicinali infatti possono perdere efficacia pur sembrando normali. Lo spiega Annalisa Capuano, membro della Sif (Società italiana di Farmacologia) e professore di Farmacologia Clinica al Dipartimento di Medicina sperimentale dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Sottolinea: "In presenza di questi campanelli d’allarme il farmaco non dovrebbe essere assunto ’per sicurezza’. È più prudente chiedere consiglio al farmacista o al medico, sia per valutare una sostituzione sia per lo smaltimento corretto”. E aggiunge: “Il rapporto tra caldo e farmaci va considerato da due prospettive complementari: da un lato, le alte temperature possono compromettere la stabilità, ma anche l’efficacia e la sicurezza dei medicinali; dall’altro, alcuni farmaci possono rendere l’organismo più vulnerabile agli effetti del calore”.

La temperatura ideale

Capuano precisa che “la maggior parte dei farmaci è progettata per rimanere stabile entro condizioni precise, spesso a temperatura ambiente controllata e, in genere, non oltre i 25 °C, salvo diversa indicazione riportata sulla confezione o nel foglio illustrativo”. E prosegue: “Se un medicinale resta a lungo esposto a temperature superiori, il principio attivo può degradarsi più rapidamente e perdere efficacia. Anche gli eccipienti, cioè le sostanze che servono a dare forma, consistenza e stabilità alla formulazione, possono modificarsi, influenzando l’assorbimento o il rilascio del farmaco. Questo aspetto è particolarmente importante per le formulazioni a rilascio modificato, perché il calore può interferire con il meccanismo che regola la liberazione graduale del principio attivo”.

I più sensibili al caldo

Nella categoria delle medicine più sensibili alle alte temperature vanno inseriti sicuramente antibiotici, anticoagulanti, antiepilettici, antidolorifici e sedativi. “In questi casi si possono accelerare i processi di degradazione dei principi attivi riducendo l’efficacia del trattamento farmacologico - sottolinea Capuano –. Perciò questi farmaci richiedono condizioni particolarmente stabili di conservazione, non oltre i 25 °C”.

Inoltre va tenuto presente che non tutti i medicinali sono sensibili allo stesso modo. “Le categorie più delicate – continua la farmacologa - sono quelle che richiedono la conservazione in frigorifero, in genere tra 2 e 8 °C: insulina e alcuni farmaci per il diabete, diversi ormoni, numerosi vaccini e prodotti biologici. In questi casi un’esposizione prolungata a temperature non adeguate può ridurre in modo importante l’efficacia e favorire uno scompenso della malattia. È però fondamentale ricordare anche il rischio opposto: questi prodotti non devono congelarsi. Vanno quindi tenuti in un frigorifero affidabile, non nel freezer, lontano dalla parte più fredda e preferibilmente non nello sportello, dove gli sbalzi di temperatura sono più frequenti. Inoltre, le formulazioni liquide (come sciroppi e gocce) rispetto ad altre sono in genere più sensibili agli sbalzi termici”.

Antipertensivi, diuretici e non solo

Una classe di farmaci da tenere sotto controllo quando il caldo è massiccio è quella utilizzata per il controllo della pressione arteriosa e delle patologie cardiovascolari.

“Alcuni farmaci, anche se conservati nel modo giusto, possono rendere l’organismo più sensibile agli effetti del caldo - spiega Capuano -. Questo significa che il corpo può fare più fatica a mantenere stabile la temperatura, la pressione e l’equilibrio dei liquidi, con un maggiore rischio di disidratazione, debolezza, cali di pressione o, nei casi più gravi, colpo di calore. I diuretici, ad esempio, aumentano l’eliminazione di acqua e sali minerali attraverso le urine e, in presenza di caldo intenso, possono favorire disidratazione, crampi o abbassamenti della pressione. Beta-bloccanti e vasodilatatori, usati spesso per problemi cardiovascolari, possono rendere più difficile l’adattamento della circolazione alle alte temperature, causando debolezza, capogiri o ipotensione”.

Considerato che durante i mesi estivi il caldo provoca già di per sé vasodilatazione e perdita di liquidi attraverso la sudorazione, quando questi effetti si sommano a quelli della terapia farmacologica possono comparire spossatezza marcata, vertigini e anche episodi di svenimento, soprattutto quando ci si alza rapidamente dalla posizione seduta o sdraiata. Perciò è consigliabile controllare con maggiore frequenza la pressione arteriosa e mantenere una corretta idratazione, senza sospendere o ridurre autonomamente i farmaci.

Psicofarmaci, antistaminici e anticolinergici

Poi ci sono alcuni preparati che agiscono sul sistema nervoso centrale o sul sistema colinergico, e che pure possono richiedere precauzioni durante le ondate di calore. Gli anticolinergici, ad esempio, riescono interferire con la termoregolazione, a ostacolare la sudorazione e a ridurre lo stato di vigilanza. Gli antipsicotici possono diminuire la pressione arteriosa, agire negativamente sui meccanismi di termoregolazione e ridurre la capacità del paziente di adottare comportamenti protettivi nei confronti del caldo. Gli antidepressivi, infine, possono ridurre la sudorazione e interferire con la termoregolazione centrale.

La conferma arriva dalla stessa Capuano. “Anche alcuni farmaci che agiscono sul sistema nervoso, come antipsicotici, antidepressivi e antiparkinsoniani, possono creare problemi alla regolazione della temperatura corporea o contribuire a ridurre la pressione – evidenzia la farmacologa –. Ansiolitici e miorilassanti possono accentuare sonnolenza, vertigini e senso di spossatezza, mentre alcuni antistaminici più datati è possibile che riducano la sudorazione, che è uno dei principali meccanismi con cui il corpo si raffredda. Il messaggio, tuttavia, non è sospendere le terapie quando fa caldo. Al contrario, le modifiche di dose, orario o trattamento devono essere valutate solo dal medico curante o dallo specialista”.

“Chi assume questi medicinali dovrebbe sicuramente adottare una maggiore cautela: bere con regolarità, evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata, restare in ambienti freschi, alzarsi lentamente se avverte debolezza e prestare attenzione a sintomi come sete intensa, capogiri importanti, confusione, crampi, battito irregolare, riduzione della diuresi o sensazione di svenimento – consiglia l’esperta –. In questi casi è opportuno spostarsi subito in un luogo fresco, idratarsi e contattare il medico, soprattutto se la persona è anziana, fragile o assume più terapie contemporaneamente”. Infine anche gli antistaminici possono ridurre la sudorazione e abbassare la pressione arteriosa, e nel contempo sono da considerare anche i preparati utilizzati nel trattamento di nausea e vomito, disturbi gastrointestinali e incontinenza urinaria, che possono determinare squilibri idro-elettrolitici, e gli antiepilettici, che sono in grado di aumentare lo stato confusionale e ridurre la vigilanza”.

Cosa può succedere al sole

Una cosa da considerare, a maggior ragione durante le ondate di calore, è cosa possa accadere se si sta al sole e si assumono alcuni medicinali che possono rendere la pelle più sensibile ai raggi ultravioletti e favorire reazioni di fotosensibilizzazione. “In questi casi è probabile che compaiano reazioni cutanee come arrossamento intenso, bruciore, rash, scottature marcate o bolle anche dopo un’esposizione al sole apparentemente limitata - rileva Capuano -. Tra le categorie da ricordare ci sono alcuni antibiotici, alcuni antinfiammatori non steroidei e cortisonici applicati sulla pelle. L’uso della protezione solare è sempre importante durante l’esposizione al sole, ma lo è ancora di più quando si assumono farmaci che possono rendere la pelle più sensibile ai raggi UV”.

Cosa fare a casa e in viaggio

Ma per evitare tutti questi ostacoli come dobbiamo comportarci se ci troviamo a casa, o in viaggio, durante un periodo di caldo torrido? È ancora Capuano a parlare: “La prevenzione passa da una conservazione corretta - spiega -. Bagno e cucina sono spesso i luoghi meno adatti, perché calore, umidità e sbalzi di temperatura possono compromettere la stabilità dei medicinali. È preferibile scegliere una stanza fresca e asciutta, un armadietto chiuso, lontano da finestre esposte al sole e fuori dalla portata di bambini e animali”.

“I farmaci dovrebbero restare nella confezione originale, con foglio illustrativo e scadenza visibili: staccare i blister dalla scatola può far perdere informazioni utili su nome, lotto, data di scadenza e modalità di conservazione - prosegue Capuano –. In viaggio la regola principale è non lasciare mai i medicinali in auto, né nell’abitacolo, né nel bagagliaio: al sole la temperatura può salire rapidamente a livelli molto elevati. Anche in spiaggia non basta metterli sotto l’ombrellone, soprattutto se in una borsa scura. Per i farmaci sensibili è utile una borsa termica con ghiaccio sintetico, evitando il contatto diretto per non congelarli. In aereo è preferibile portarli nel bagaglio a mano”.

“Il caldo non rende automaticamente pericoloso ogni medicinale, ma può ridurne l’efficacia o aumentare alcuni rischi - conclude la farmacologa –. Leggere le indicazioni di conservazione, non ignorare i segni di alterazione e chiedere consiglio prima di prendere decisioni autonome sono gesti semplici che possono prevenire problemi seri”.