Due morti in Michigan per l’epidemia di ciclosporiasi che sta colpendo da mesi migliaia di persone negli Stati Uniti. Lo ha annunciato il dipartimento della salute dello Stato. Entrambe le vittime avevano serie patologie pregresse che potrebbero essere state aggravate dalla ciclosporiasi, che provoca intense scariche di diarrea e dunque disidratazione. Secondo i Cdc americani, i Centers for Disease Control and Prevention, negli ultimi mesi si è avuto un costante aumento dei casi di virus intestinale causati dal parassita in tutto il Paese. Solo in Michigan ci sono stati 11.234 casi, mentre a livello nazionale, al 28 luglio i Cdc hanno registrato 6.707 casi di ciclosporiasi confermati, oltre a più di 11.500 casi sospetti in attesa di conferma o di ulteriori accertamenti.
Nel frattempo, la Taylor Farms, uno dei maggiori produttori americani di verdure e ortaggi freschi, è stata costretta a ritirare l'insalata iceberg, individuata come uno dei possibili focolai. Ma le autorità sanitarie del Michigan hanno consigliato ai consumatori di acquistare cespi di lattuga interi, scartarne gli strati esterni e lavare accuratamente la parte restante. Hanno inoltre suggerito di evitare la lattuga in busta e i kit di insalate già pronte.
In genere non è mortale
"La ciclosporiasi in genere non è una malattia mortale", si precisa nella nota Cdc e i decessi da ciclosporiasi, infezione intestinale causata dal parassista Cyclospora, sono rari negli Stati Uniti". Lamalattia è più frequente nei climi caldi dove le condizioni igienico-sanitarie sono carenti. E sono a rischio non solo i residenti ma anche i viaggiatori. L’infezione è documentata con sempre maggiore frequenza negli Stati Uniti, dove pare che il 2026 si appresti a diventare l’anno con il maggior numero di casi, in Canada e in Europa. Negli Stati Uniti, le epidemie di solito si verificano in estate e sono associate al consumo di prodotti freschi come lamponi, more, fragole, mirtilli, basilico, coriandolo, taccole, verdure preparate e varie lattughe.
I sintomi e le cure
ll sintomo principale della ciclosporiasi è la diarrea acquosa ad insorgenza improvvisa, con nausea e febbre, crampi addominali, vomito, affaticamento e perdita di peso. I sintomi durano da pochi giorni a un mese o più, ma possono verificarsi delle recidive. Più problematico se si ammalano anziani, bambini e lattanti, donne in gravidanza e persone con sistema immunitario compromesso. La diagnosi si effettua analizzando al microscopio un campione di feci per verificare la presenza di uova di Cyclospora. Per quanto riguarda la terapia la maggior parte dei pazienti guarisce senza trattamento. Se non trattata, la malattia può durare da alcuni giorni a un mese o più e può anche tornare.
In Italia nessun rischio
Ma in Italia c’è un rischio Ciclospora? “La Ciclospora è uno dei protozoi più resistenti – precisa Simone Cacciò, dirigente di ricerca al dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità, che si occupa di parassiti a trasmissione alimentare – ma ha una distribuzione nelle aree tropicali e sub-tropicali, alle nostre latitudini non circola. La contaminazione è legata ad acqua contaminata con feci umane, perché l’uomo è l’unica origine della contaminazione, non sono note specie animali veicolo di questo parassita. Del resto questo protozoo è talmente resistente da sopravvivere anche agli interventi standard di potabilizzazione delle acque, quindi è difficile impedire la contaminazione degli alimenti”. Nell’Unione Europea sono stati segnalati casi di ritorno da paesi endemici, ma spesso la diagnosi è difficile sia perché i tempi di incubazione sono molto lunghi, anche due settimane, sia perché i nostri laboratori non sono attrezzati per individuare questo singolo protozoo.
"In ogni caso gli alimenti a rischio sono quelli crudi – continua Cacciò – e questo non soltanto per la Ciclospora, ma anche per altri patogeni, e la globalizzazione del cibo non ci fa escludere completamente i rischi alimentari nel loro complesso. L’infezione da Ciclospora normalmente si risolve da sola in qualche settimana, anche perché non ci sono farmaci specifici ma solo terapie di supporto, perché questi parassiti sono molto difficili da aggredire. Il mio consiglio è buon senso, e quando si viaggia in zone dove le condizioni igieniche generali sono peggiori delle nostre bere acqua minerale e mangiare verdure cotte: le insalate mangiamole a casa nostra”.