Salute

Siete primogeniti o secondogeniti? Per la salute può fare (parecchia) differenza

Siete primogeniti o secondogeniti? Per la salute può fare (parecchia) differenza

C’è un legame tra l’ordine di nascita e il rischio di alcune malattie. Allergie e disturbi del neurosviluppo per i primi. Gastriti, emicrania ed herpes zoster per i secondi. I risultati di uno studio che ha elaborato i dati di 5 milioni di famiglie

3 minuti di lettura

Essere il primo o il secondo figlio è associato al rischio di sviluppare malattie diverse? Ha risposto a questa domanda lo studio Birth order and disease risk across the human phenome dell’Università di Chicago, pubblicato su Nature Health, che ha analizzato i dati di 5 milioni di famiglie con due figli negli Stati Uniti. Per concludere che sì, essere il fratello o la sorella maggiore o il/la secondo/a potrebbe incidere sulle malattie e sui disturbi che si sviluppano nel corso della vita. La causa? Una combinazione di fattori biologici, ambientali e sociali.

Se i primogeniti sono più frequentemente interessati da allergie e disturbi del neurosviluppo, i secondogeniti da abuso di sostanze, problemi gastrointestinali, emicrania, herpes zoster. Anche la distanza di età sembra incidere.

“Uno studio importante per dimensioni e metodologia di analisi. Per la prima volta, abbiamo una visione d'insieme di come l'ordine di nascita possa essere associato a centinaia di malattie diverse: confrontare fratelli all'interno della stessa famiglia è un modo potente per eliminare il ‘rumore’ di fondo, rendendo i risultati più affidabili”, dice Giuseppe Novelli, genetista dell’università di Roma Tor Vergata

Lo studio

Non si tratta della prima ricerca che ha indagato questo tema ma è la prima ad averlo fatto in modo sistematico sull'intero spettro delle malattie, invece di studiarne una alla volta. Si basa su un grande archivio sanitario statunitense, il Merative MarketScan, che raccoglie i dati di assicurazioni sanitarie private. I ricercatori hanno analizzato le diagnosi registrate tra il 2003 e il 2024 in oltre 10 milioni di persone appartenenti a 5,1 milioni di famiglie con due figli. Dunque non volontari reclutati e seguiti nel tempo, ma dati sanitari esistenti.

L'obiettivo era verificare se essere primogeniti o secondogeniti fosse associato a una diversa probabilità di ricevere una diagnosi per 569 differenti disturbi o malattie. Per farlo il team di studiosi ha utilizzato due metodi diversi e complementari. Con il primo ha confrontato persone appartenenti a famiglie diverse: circa 1,6 milioni di primogeniti sono stati abbinati ad altrettanti secondogeniti simili per caratteristiche come sesso, anno di nascita, età dei genitori, distanza d'età tra fratelli, durata dell'osservazione e area di residenza.

Con il secondo metodo il confronto è avvenuto all'interno della stessa famiglia. In questo modo i ricercatori hanno ridotto il peso di molti fattori condivisi dai fratelli, come componente genetica, condizione socioeconomica, ambiente familiare e geografico e abitudini della famiglia rispetto alla salute. I risultati ottenuti con questi due approcci concordano e questo dà forza allo studio.

Quali malattie sono associate ai primogeniti, quali ai secondi

“Su 418 malattie con dati sufficienti, ben 150 hanno mostrato un'associazione statisticamente significativa con l'ordine di nascita”, spiega il genetista.

In particolare, nei primogeniti si riscontra un maggior rischio per disturbi del neurosviluppo (come autismo e ADHD), condizioni allergiche e immunitarie (come allergie alimentari e rinite allergica) e problemi dermatologici (come acne). Per i secondogeniti il maggior rischio riguarda disturbi gastrointestinali (come gastrite), abuso di sostanze, emicrania e herpes zoster (fuoco di Sant'Antonio).

I limiti dello studio

La ricerca, anche se molto ampia, presenta però alcuni limiti. “È fondamentale non travisare i risultati. Lo studio è rigoroso ma presenta dei limiti importanti, che gli stessi autori sottolineano. Prima di tutto non è una condanna a vita: si tratta di associazioni statistiche, non di un destino segnato dalla nascita. I rischi aggiuntivi sono generalmente modesti. Ad esempio, per la depressione si parla di un aumento relativo del 3,6%. E poi non si tratta di una relazione di causa-effetto: lo studio non dimostra che essere primogenito causi l'autismo, ma che c'è una correlazione. Altri fattori non misurati potrebbero influenzare i risultati”, spiega Novelli.

Infine, dice Novelli, il campione non è universale: “I dati provengono da famiglie con assicurazione sanitaria privata negli USA, quindi i risultati potrebbero non essere generalizzabili a tutta la popolazione”.

Perché i secondogeniti soffrono meno di allergie

Al netto dei limiti, dallo studio emergono risultati interessanti. Uno riguarda allergie alimentari, rinite allergica e asma, più frequenti nei fratelli maggiori. La spiegazione rimanda al rapporto tra microbi e sistema immunitario. “Per le allergie, si richiama l'’ipotesi dell'igiene’: i secondogeniti, crescendo con un fratello maggiore, potrebbero essere esposti prima a più microbi, ‘allenando’ meglio il sistema immunitario e riducendo il rischio di allergie”, spiega il genetista.

Le diagnosi di autismo più alte tra i primogeniti

Le differenze più nette tra fratelli appartengono all'area neuropsichiatrica. Nel confronto tra famiglie diverse, le diagnosi di autismo sono risultate più frequenti tra i primogeniti. Nei secondogeniti infatti la probabilità di ricevere una diagnosi era inferiore di circa il 26%. Il dato è interessante perché l'associazione si mantiene, anche se diventa meno marcata, quando vengono confrontati il primo e il secondo figlio della stessa famiglia.

Questo non significa che essere primogeniti aumenti del 26% il rischio di sviluppare l'autismo. Lo studio rileva un’associazione statistica tra ordine di nascita e diagnosi di autismo, non dimostra che essere nati per primi ne sia la causa.

Autismo, perché i casi continuano ad aumentare

Autismo, perché i casi continuano ad aumentare

Nei primogeniti risultano più frequenti anche diagnosi di ADHD, tic e sindrome di Tourette, disturbo ossessivo-compulsivo e, con differenze più contenute, ansia, depressione e disturbi alimentari. Non esiste una spiegazione unica per queste associazioni. Potrebbero entrare in gioco, dicono gli autori, sia differenze biologiche legate all'ordine delle gravidanze sia fattori familiari e sociali. “Per i disturbi neuropsichiatrici, si ipotizza un mix di biologia legata all'ordine di gravidanza, maggiore sorveglianza sui primogeniti e altri fattori ancora non chiari”, spiega Novelli.

Fratelli contro fratelli: il perché dei conflitti in famiglia e come capirli. Lo speciale

La distanza di età tra i fratelli conta

Colpisce nello studio un altro dato: la distanza d'età tra fratelli può contare nel rischio maggiore o minore di avere una determinata malattia crescendo. È il caso, per esempio, della rinite allergica: il minor rischio osservato nei secondogeniti tende ad attenuarsi quando aumenta la distanza dal fratello maggiore. Anche qui potrebbe dipendere da un’esposizione più o meno precoce a una maggiore varietà di microrganismi per il sistema immunitario.

Forze che modellano il nostro benessere

Lo studio ci dice che l'ordine di nascita è un tassello, tra tanti, nel complesso mosaico della salute. "Non definisce chi siamo o cosa saremo – conclude Novelli – , ma ci aiuta a comprendere meglio le forze, spesso invisibili, che modellano il nostro benessere”.