Un tatuaggio è per sempre. O forse no. C’è chi lo cancella dopo una delusione d’amore, chi deve nasconderlo durante un importante colloquio di lavoro, chi semplicemente ha deciso che quelle tracce sulla pelle non raccontano più quello che si è. Ma la procedura per rimuovere un tatuaggio con il laser, benché sicura, può essere lunga, dolorosa e non dare risultati del tutto soddisfacenti.
Ecco allora l’idea di un gruppo di ricercatori dell'Università del Colorado a Boulder: un inchiostro che resta nella pelle come quello tradizionale, ma che si può far comparire, cancellare e ridisegnare usando soltanto la luce. La tecnica si chiama PhotoTat ed è descritta in uno studio pubblicato su Matter & Light. In un'epoca in cui telefoni, orologi, schermi e insegne mostrano contenuti che cambiano di continuo, “la pelle è rimasta un supporto statico”, osservano gli autori della ricerca guidati da Carson Bruns, e i pigmenti usati per disegnare sulla pelle sono cambiati poco nel corso di migliaia di anni. Serviva dunque qualcosa che trasformasse una tecnologia antichissima in una nuova forma di body art. “PhotoTat è come un interruttore. Lo accendi con la luce UV, ma puoi spegnerlo di nuovo quando devi andare a pranzo dalla nonna”, dice Bruns.
Tre colori chiusi in nanoparticelle
Alla base della tecnologia ci sono molecole fotocromiche, capaci cioè di cambiare colore quando vengono colpite dalla luce. Quelle scelte dai ricercatori appartengono alla famiglia dei diarileteni e hanno una caratteristica particolare: possono passare dallo stato incolore a quello colorato, e restare così senza bisogno di essere illuminate di continuo, finché un'altra luce non le riporta all’invisibilità.
Le molecole utilizzate sono tre, una per ciascun colore primario: blu, magenta e giallo. Ciascuna di esse è racchiusa in nanoparticelle (con un diametro compreso tra 100 e 500 nanometri) di polimetilmetacrilato, un materiale simile al plexiglas, usato da decenni in chirurgia ortopedica come cemento osseo, nelle lenti intraoculari o nei filler dermici. Sospese in acqua, formano tre inchiostri che si applicano con i normali dermografi, le macchinette dei tatuatori.
Si attiva con l'ultravioletto, si cancella con la luce bianca
Quando non è attivo, il tatuaggio è quasi indistinguibile dalla pelle circostante. Bastano però due o tre secondi sotto una torcia a LED ultravioletti, a 365 nanometri, per farlo comparire. Quando si è stufi, basta una luce bianca intensa per cancellarlo in pochi secondi. In casa, in condizioni di luce normale, il colore svanisce lentamente e il disegno resiste anche diversi giorni. All'aperto il comportamento cambia: gli ultravioletti, anche all'ombra, bastano a tenere acceso il tatuaggio. Per nasconderlo serve una crema solare: nei test, con un prodotto a protezione 30, il disegno è scomparso in pochi minuti.
PhotoTat è stato sperimentato su un modello di pelle in silicone, sulla pelle di maiale e infine, a fare da cavia, è stato lo stesso Bruns, che di tatuaggi ne ha già parecchi di suo. Attenzione però: il ricercatore ha la pelle chiara. Nei modelli di fototipi da II a V il tatuaggio acceso risulta sempre percepibile, ma il contrasto cala al crescere della pigmentazione. Di buono c’è che i tatuaggi sul corpo del ricercatore funzionano ancora dopo uno o due anni, senza eventi avversi.
Dalla radioterapia al trucco permanente
Al di là delle considerazioni estetiche, a che serve accendere e spegnere i tatuaggi a piacimento? Gli autori provano a suggerire anche usi legati alla salute. In radioterapia, per esempio, i segni tatuati in modo permanente si usano per allineare il fascio di radiazioni alla parte da trattare, e gran parte delle pazienti con tumore al seno li vive come un ricordo permanente di un'esperienza negativa. “Con PhotoTat – dice Bruns - potremmo trasformare un tatuaggio medico in qualcosa che è visibile solo allo specialista quando si va in clinica, e che può restare invisibile per il resto del tempo”. Analogo discorso per i segni che in dermatologia servono a ritrovare il punto di una biopsia. Sul versante cosmetico il gruppo di ricerca pensa al trucco permanente di sopracciglia, occhi e labbra, da accendere, spegnere o cambiare di colore senza applicare nulla sulla pelle. Infine, un tatuaggio che si accende con i raggi UV potrebbe essere un buon indicatore di quanta crema solare abbiamo messo. Se si vede, vuol dire che è troppo poca e bisogna procedere con una nuova applicazione.
I limiti: un blu che si logora e test ancora da fare
Alle mirabolanti promesse del tatuaggio intermittente mettono però dei limiti gli stessi ricercatori. Il problema più serio riguarda il pigmento blu: nel giro di 10-100 cicli di accensione e spegnimento il colore si degrada e lascia un residuo violaceo permanente, visibile anche a tatuaggio spento, mentre magenta e giallo si sono dimostrati molto più resistenti. La gamma dei colori è ancora ristretta, visto che manca un vero ciano, per cui buna parte dei verdi resta irraggiungibile, e manca il bianco, senza il quale non si ottengono tinte chiare né punti luce. E sulle pelli più scure il contrasto si riduce. Infine, per ciascun pigmento vanno completati i test di citotossicità, sterilità e purezza. In altre parole, non è ancora stato stabilito se gli inchiostri siano sicuri per le persone, visto che Bruns è l’unica persona su cui siano stati sperimentati. Per avere tatuaggi che appaiono e scompaiono a comando, insomma, la strada è ancora lunga.