I tatuaggi causano il cancro? La risposta breve è: no. Così come si legge anche sulla pagina dedicata al tema dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc). Tatuaggi e inchiostri usati per decorare la pelle a oggi non sono considerati cancerogeni. Una risposta più completa, più articolata, che tenga conto di tutti gli studi pubblicati negli ultimi anni, e di quelli ancora in corso, è invece: non lo sappiamo ancora. Perché periodicamente nuove ricerche mostrano che avere un tatuaggio si associa a un maggior rischio di sviluppare tumori, e perché esistono diversi meccanismi biologici plausibili che potrebbero spiegare questo legame.
Linfomi e tumori della pelle: le evidenze scientifiche
Tra gli ultimi studi a far luce sul legame tra tatuaggi e tumori, ce n'è uno condotto su un campione di gemelli danesi. La ricerca ha analizzato l’incidenza di tumori in relazione alla presenza o meno di tatuaggi, confermando alcuni dati emersi in precedenza. Ovvero: in generale, avere un tatuaggio aumenta del 62% il rischio di un tumore della pelle (eccetto il carcinoma basocellulare, il più frequente), restringendo l’analisi a coppie di gemelli discordanti (in cui uno ha un tatuaggio e l’altro no), il rischio aumentato è pari al 33% circa. I ricercatori hanno però osservato anche che le dimensioni del tatuaggio contano: un tatuaggio più grande del palmo d'una mano aumenta di quasi tre volte il rischio di linfoma e di oltre due volte quello alla pelle, suggerendo un effetto dovuto alla dose/quantità di inchiostro e di infiammazione povocata. Prima ancora di questa ricerca, ad accendere i riflettori sul legame tra tumori e tatuaggi era stato uno studio svedese, condotto su quasi 12 mila persone. In quel caso, tenendo conto dei potenziali fattori di rischio - come fumo e alcol - i ricercatori avevano osservato che i tatuaggi aumentavano del 20% circa il rischio di alcuni linfomi, a prescindere però dalle dimensioni.
Dati contrastanti
La presenza di dati apparentemente contrastanti tra loro non riguarda solo il potenziale effetto legato alle dimensioni del disegno inciso sulla pelle. Di recente, per esempio, una ricerca condotta nello stato americano dello Utah, ha osservato che avere più di un tatuaggio o averne di estesi è associato a un ridotto rischio di melanoma (con riduzioni anche del 70%). Lo stesso team aveva condotto un’altra ricerca che non aveva trovato associazioni tra tatuaggi e alcuni tumori ematologici, se non per alcuni linfomi non-Hodgkin a cellule B. E ancora uno studio condotto in Francia ha scartato l’ipotesi di un’associazione tra tatuaggi e tumori della pelle.
In ogni caso, però, proprio l’esistenza di dati contrastanti, di limiti importanti negli studi analizzati, anche riguardano il numero di persone incluse, non sempre elevato, e la mancanza di una puntuale considerazione di fattori di rischio confondenti (come l’esposizione al sole eccessiva, tra i principali fattori di rischio per i tumori della pelle) suggerisce il bisogno di condurre maggiore ricerca in questo campo, come ribadito più volte dagli esperti e come riassume un articolo su Medscape. Una necessità quanto mai appropriata poiché esistono delle ipotesi plausibili riguardo ai meccanismi con cui i tatuaggi potrebbero favorire l’insorgere dei tumori. Per non parlare delle diverse sostanze rinvenute negli inchiostri che sono stati classificati dalla stessa Iarc come cancerogeni certi, possibili o probabili (in cima alla lista delle più problematiche ci sono gli idrocarburi policiclici aromatici, le ammine aromatiche e alcuni metalli).
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I rischi legati a inchiostri e infiammazione
Con stile e modalità diverse a seconda dei tatuatori e dei paesi in cui questi operano, i tatuaggi sono sostanzialmente delle decorazioni effettuate inoculando degli inchiostri nella pelle con l’utilizzo di aghi. Un processo che, spiegano gli esperti, genera un’infiammazione nel corpo, di per sé un fattore di rischio per i tumori, ma non solo. Gli inchiostri iniettati nella pelle - che si accumulano a livello dei linfonodi - hanno anche un effetto tossico sulle cellule del sistema immunitario, compromettendone la funzione e alterando la risposta ai vaccini, come osservato da uno studio recentissimo condotto nei modelli animali. Sugli inchiostri le perplessità sono di diverso tipo, aggiungono ancora gli esperti: possono essere tossici, contenere o generare (complici processi metabolici, esposizione alla luce o trattamenti laser) sostanze cancerogene certe o potenziali. Ma non solo: i tatuaggi, in generale, sono associati ad allergie, infezioni, ipercheratosi che di per sé potrebbero aumentare il rischio di tumori.
Come comportarsi in attesa di nuove evidenze in materia
Mentre gli studi nel campo proseguono, la Iarc suggerisce a chiunque abbia intenzione di tatuarsi qualche consiglio e piccola accortezza: “La cosa più importante è farsi tatuare in uno studio professionale. Visitate diversi studi prima di farvi tatuare. Verificate le condizioni igieniche e parlate personalmente con i tatuatori, in modo da farvi un'idea della loro competenza e affidabilità. Potete anche chiedere di vedere i colori che utilizzano; un artista affidabile non esiterà a mostrarveli. Per quanto riguarda la scelta dei colori - si legge sulla pagina tematica dell’agenzia - allo stato attuale delle conoscenze non esiste un ‘colore sicuro’, poiché gli studi necessari sugli effetti a lungo termine sulla salute sono solo all'inizio. Tuttavia, gli inchiostri neri potrebbero essere meno rischiosi perché l'elenco dei potenziali ingredienti è molto più breve rispetto a quello degli inchiostri colorati. Infine, è consigliabile consultare un medico o un dermatologo in caso di allergie da contatto note o altre patologie di natura immunitaria”. Per donne in gravidanza o in allattamento invece meglio aspettare, conclude la Iarc, così da scongiurare infezioni ed evitare che sostanze potenzialmente pericolose raggiungano feto e bambino. Se il tatuaggio c’è già, invece, meglio garantire un’adeguata protezione al sole, per evitare la degradazione degli inchiostri.