La stagione epidemica del virus respiratorio sinciziale (Rsv), in circolo da ottobre e marzo, insieme a Covid, influenza e virus parainfluenzali, è entrata nel vivo. Ma quest’anno la prevenzione contro il virus, causa di bronchioliti e polmoniti nei bambini piccolissimi, e che a livello mondiale si associa a più di 100 mila decessi in età pediatrica ogni anno, può contare su un’opzione in più. Si chiama clesrovimab, è un anticorpo monoclonale a lunga durata di azione, ed è appena stato approvato dall’Agenzia italiana del farmaco per la profilassi contro le malattie respiratorie da Rsv. La speranza è che l’arrivo di un nuovo farmaco, possa contribuire a ridurre ancora di più accessi al pronto soccorso e ricoveri nei più piccoli. A tutto guadagno della loro salute, nel breve e nel lungo termine, e aiutando anche a contenere i costi sanitari associati ai ricoveri.
Una prevenzione allargata contro l’Rsv
Contro l’Rsv avevamo già a disposizione diverse opzioni di prevenzione: per i grandi, con vaccini raccomandati per gli anziani e fragili, e per i neonati, con un vaccino per le donne incinte (che possono così passare la protezione ai nascituri) e un altro anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione. E recentemente uno studio, pubblicato su The Lancet, Regional Health - Europe, ha mostrato come, nel mondo reale, la profilassi passiva con l’anticorpo monoclonale già a disposizione riesca ad abbattere accessi in pronto soccorso e in terapia intensiva.
“L'impatto delle infezioni da virus respiratorio sinciziale soprattutto nel primo anno di vita è stato estremamente rilevante finché non abbiamo avuto a disposizione uno strumento molto potente, come gli anticorpi monoclonali a lunga durata d'azione - ha ricordato Rino Agostiniani, Presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip), intervenuto alla presentazione del nuovo farmaco ieri a Roma - Prima di questo utilizzo, che risale agli ultimi due anni, la bronchiolite era la principale causa di ricovero nei bambini nel primo anno di vita e nei bambini sotto l'anno, sotto i 12 mesi avevamo all'incirca 15 mila bambini l'anno in Italia che venivano ricoverati e di questi 2000 finivano in terapia intensiva. La disponibilità adesso di un secondo anticorpo monoclonale con potenzialità di efficacia sovrapponibile a quello già disponibile e che, se somministrato tempestivamente, può proteggere il bambino da questa infezione, amplierà ancora le opportunità che come pediatri abbiamo di governare e gestire questa patologia”.
Un nuovo anticorpo a lunga durata d’azione
L’arrivo di clesrovimab, che neutralizza il virus sfruttando un bersaglio diverso sul virus respiratorio sinciziale, promette dunque di potenziare la protezione contro l’Rsv. Con qualche vantaggio rispetto ad altre opzioni finora disponibili. “Pur avendo una dinamica di contrasto al virus molto simile rispetto ad altre opzioni disponibili, clesrovimab sfrutta un sito antigenico diverso, e questo ci dà fiducia nel caso dovessero insorgere resistenze verso altri monoclonali - ha spiegato Paolo Manzoni, direttore del Dipartimento di Medicina Materno-Infantile della Aslbi, Professore associato di Pediatria e Neonatologia della università di Torino e Principal investigator dello studio clinico Smart, che ha portato all’approvazione del farmaco - Ma non solo: i dati raccolti finora su questo anticorpo mostrano una lunga durata d’azione, potenzialmente offrendo protezione per stagioni anche più lunghe di 5 mesi. A volte infatti quella dell’Rsv può protrarsi fino a maggio, e avere una protezione allungata può aiutare. Inoltre clesrovimab è ugualmente efficace sia contro i sottogruppi A e B di Rsv, e questo può essere utile, perché l’infezione da parte di un sottotipo non protegge anche dall’altro”. La raccomandazione è di utilizzare la profilassi passiva con gli anticorpi monoclonali per tutti i nuovi nati tra ottobre e aprile in ospedale. Per i nati fuori dalla stagione epidemica, si raccomanda la profilassi a ottobre, tramite chiamata attiva da parte dei pediatri di famiglia, così da assicurare la protezione alla prima stagione di Rsv, ha aggiunto Antonio D’Avino, Presidente Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp). “L’obiettivo per i nati fuori stagione è di arrivare ad avere delle coperture paragonabili a quelle dei centri nascita. Per questo è importante, di concerto a lavorare con i centri vaccinali, garantire l’opportunità di immunizzare ai pediatri di famiglia: sarebbe utile avere delle linee di indirizzo generale, e serve spronare le regioni a partire per tempo”.
Meno ricoveri, più salute a venire
Proprio in vista della distribuzione del farmaco ai pediatri di libera scelta, un’altra caratteristica di clesrovimab potrebbe tornare utile: la possibilità di somministrarlo (per iniezione, come altre opzioni simili) a dosaggio fisso, indipendentemente dal peso del bambino. “Questo può semplificare molto la programmazione - ha aggiunto Michele Conversano - ma d’aiuto, in ottica organizzativa, rimangono anche le attività di sorveglianza epidemiologica e virologica, che devono essere capillari, per poter organizzare sempre meglio le campagne di prevenzione”.
L’arrivo di questa nuova opzione di prevenzione per le malattie del tratto respiratorio inferiore nei più piccoli promette guadagni anche sul lungo termine. Perché in alcuni casi le infezioni, ha aggiunto Manzoni, rendono i bambini suscettibili di problemi respiratori: “È dimostrato un aumentato rischio di diventare asmatici in concomitanza di nuove infezioni fino all’età adolescenziale. Prevenendo l’Rsv possiamo anche modificare queste traiettorie negative sulla salute dei bambini che si ammalano”. La profilassi aiuta a contrastare i costi di ricoveri, ridurre gli affollamenti degli ambulatori, e gli impatti della malattia sui familiari, ha aggiunto. Ecco perché, hanno concluso gli esperti, la spesa per questo farmaco andrebbe considerata come un investimento, al punto da includerla tra le spese destinate alla prevenzione.
L'approvvigionamento dei diversi anticorpi usati per la profilassi dell’Rsv è in capo alle regioni. “Per il sistema sanitario è opportuno disporre di alternative, che consentono di fare delle scelte che potrebbero avere anche ricaduta positiva dal punto di vista economico per le strategie delle finanze regionali - conclude d’Agostino - l’arrivo di questa nuova opzione, inoltre, ci consentirà in futuro anche di mettere a confronto i diversi anticorpi monoclonali nel mondo reale, e questo confronto potrà aiutarci anche nelle scelte future”.