Che cosa è oggi la medicina? E di cosa parliamo quando parliamo di salute? La parola è talmente abusata che abbiamo qualche timore a metterla qui, nero su bianco, ma va fatto: il giro di boa del millennio e quello che ne è seguito, con inedita rapidità, hanno marcato una rivoluzione in medicina. Così potente e disorientante da imporci una pausa di riflessione. Che deve ruotare attorno a due elementi, anch’essi di novità: diversità e uguaglianza.
Diversità. La decodifica del genoma umano ha avviato una carambola di scoperte biomediche che, insieme alla potenza della digitalizzazione (dalle semplici banche date all’intelligenza artificiale) hanno trasformato radicalmente la scena. La chiamiamo “medicina di precisione”, o anche “medicina personalizzata”. E non perché prima si andasse a casaccio, ma perché sapendo quali sono le cascate molecolari coinvolte nella genesi di una certa malattia, l’idea è di andare a colpire direttamente quelle; con i farmaci, ma anche di andare a cercarle per una diagnosi precoce e persino per una prevenzione, mirate. Questo non spazza di certo via la strada maestra della biostatistica, la colonna vertebrale della nostra medicina che è fatta, e sempre lo sarà, di protocolli, oggi aiutati dalla disponibilità di enormi banche dati e di algoritmi capaci di metterli al servizio dei ricercatori, prima, e di tutti noi in cerca di salute, poi. Ma la affianca e ci si appoggia; e, secondo molti abbiamo davanti una prateria in cui genetica e biostatistica saranno una cosa sola, e ogni atto medico sarà mirato, alla straordinaria diversità biologica che ognuno di noi rappresenta.
Andare a vedere le mutazioni che predispongono, ad esempio, a una malattia (come il tumore del seno o dell’ovaio per non citare che la più nota e aggredibile oggi) permette di avvisare chi ne è portatore del suo rischio ma questo ha un senso solo se il rischio è quantificato e definito sennò è un “al lupo al lupo” inutile, a dir poco. Permette di creare molecole che interrompano la patogenesi, che colpiscano la cascata molecolare che innesca la malattia ma questo ha un senso se poi si riescono a standardizzare queste molecole e renderle disponibili a chi ne ha bisogno. Così come può permettere di disegnare una diagnosi precoce fatta andando a cercare i geni, ma anche questo ha senso se si può scrivere un protocollo con i geni davvero importanti e “marcatori” della patologia, sennò è un’inutile caccia al nulla.
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Ma diversità, oggi, è ciò che di più prezioso abbiamo attorno a noi. Diversità di etnia, di abitudini e stili di vita, generi, visione del mondo, progetti di vita. Una diversità che si scontra con l’eterna voglia di un mondo omologato, fatto di uguali (in genere maschi bianchi e wasp) con omologate voglie di vincere, emergere, guadagnare, restare sempre giovani anche al rischio di essere grotteschi. E questa frattura tra ciò che siamo nel mondo reale in cui viviamo e dei modelli inventati e imposti genera malattia, disagio psichico ma anche errori di programmazione di sé che portano alla patologia organica. Smascherare le ideologie perniciose è fare salute.
Per questo, noi pensiamo, che l’elogio della diversità sia oggi il perno della nuova medicina, prodotta dal giro di boa del millennio, come dalla globalizzazione che ha arricchito il nostro universo fantastico e dalla rivoluzione (ancora una volta questa parola, perdonate) sociale che ha reso disuguale i valori umani.
Uguaglianza. Ma non c’è scienza senza uniformità, senza metodo condiviso, senza risultati applicabili universalmente. Non si fa medicina senza biostatistica. Non ci sono idee o terapie che chiunque può gettare in campo senza una ratio e una dimostrazione di efficacia universali. Tutti gli umani appartengono alla stessa razza, il nostro genoma differisce di un soffio. E la medicina deve poggiare su un’intelaiatura statistica e universale. Allo stesso modo: tutti gli umani sono nati uguali di fronte alla legge e a Dio (per chi ci crede). La Costituzione garantisce pari diritti alle cure a tutti i cittadini e il Servizio sanitario nazionale è così bello proprio perché è universale. È uno straordinario sforzo di solidarietà collettiva per garantire l’uguaglianza nella diversità.
Così abbiamo deciso di chiamare i migliori a spendersi per dirci cosa verrà. Partendo dalla scienza, come sempre facciamo. Perché, la cronaca di questi mesi, ha sparigliato i nostri piani: l’attacco alla medicina dell’amministrazione Trump che ha messo discussione quanto l’America fosse il baricentro della biomedicina e della farmacologia, aprendo uno spazio enorme per l’Europa che ha tutte le carte per giocare la partita (volendo usa re il linguaggio del Presidente). Sono talmente tante le cose da dire, da discutere, da capire che avremo centinaia di ospiti: e potete trovare il programma aggiornato sul nostro sito a partire dalla prima settimana di settembre.
Vi aspettiamo a Padova o online dove tutto sarà trasmesso in streaming e, poi, pubblicato sulla pagina di Salute del vostro quotidiano.