Festival di Salute 2026

Gli spettacoli del Festival di Salute

Il teatro Verdi di Padova
Il teatro Verdi di Padova 

Il Festival di Salute porta in scena quattro spettacoli che, pur diversi per linguaggio e prospettiva, compongono un’unica narrazione: quella della dimensione umana della medicina e della cura, fatta di fragilità, relazioni, corpi che cambiano, domande e riflessioni

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l Teatro Verdi di Padova, per due giorni, la medicina smetterà di essere solo diagnosi, protocolli e terapie. Diventerà storia, voce e immaginario, con scrittori, musicisti, divulgatori e attori. Il Festival di Salute porta in scena quattro spettacoli che, pur diversi per linguaggio e prospettiva, compongono un’unica narrazione: quella della dimensione umana della medicina e della cura, fatta di fragilità, relazioni, corpi che cambiano, domande e riflessioni.

Tutti gli spettacoli sono gratuiti e ci si può prenotare su https://festivalsalute.makeitlive.it.

Quattro appuntamenti

Cominciamo mercoledì 14 ottobre con Jacopo Veneziani e il suo racconto della medicina attraverso la pittura, seguito dalla performance di Vittorio Lingiardi e Margherita Fracassi, Farsi Male. Variazioni sul Masochismo. Il 15 ottobre, alle 18,30, sarà la volta de La cura di Concita De Gregorio, con le musiche di Erica Mou. Chiuderà alle 19,30 con lo spettacolo prodotto e ideato dallo staff del Festival di Salute, scritto e pensato dallo studioso di Ca' Foscari Shaul Bassi, recitato da Cristina Donadio: Shakespeare bodies.

Mercoledì 14: Jacopo Veneziani

Lo storico dell'arte Jacopo Veneziani accompagnerà il pubblico in un viaggio nella grande pittura raccontando l’evoluzione del nostro modo di guardare il corpo: dai corpi quasi immateriali del Medioevo ai corpi che hanno raggiunto l'umano di Giotto, dalle osservazioni anatomiche di Leonardo e Michelangelo alle cere di Anna Morandi Manzolini, che nella Bologna del Settecento contribuì a rivoluzionare non solo lo studio dell’anatomia, ma anche il ruolo delle donne nella impresa medica.

Jacopo Veneziani

Jacopo Veneziani

 

Con il suo I corpi nell’arte: il racconto, Veneziani mostra come l’arte abbia anche raccontato la trasformazione del rapporto tra medico e paziente: da una distanza fatta di timore e autorità a una relazione sempre più fondata sull’empatia e sul riconoscimento della persona, oltre la diagnosi. E come, ancora oggi, le immagini possano avere una funzione terapeutica, aiutando a ridimensionare paure e a osservare noi stessi da una prospettiva più ampia.

Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi

Dalla cura raccontata passiamo poi alla cura mancata: quella che non sappiamo darci, quella che ci neghiamo. Vittorio Lingiardi, alle 19.30, sempre sul palco del Verdi, porta in scena Farsi male. Variazioni sul masochismo, una lectio teatrale, tratta, anche questa, dal suo omonimo libro, per la regia di Gianni Forte. Un’analisi di quel dolore che ci infliggiamo da soli, attraverso sensi di colpa, autocritica e relazioni tossiche: lo psichiatra e psicoanalista esplorerà il confine sottile tra convivenza e connivenza con la sofferenza, rivelando come il masochismo quotidiano non sia un gesto estremo ma una struttura che attraversa personalità e legami.

Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi
Vittorio Lingiardi e Federica Fracassi 

Le letture, ad opera dello stesso Lingiardi e dell’attrice Federica Fracassi, sono accompagnate da un montaggio video che evoca un immaginario cinematografico in cui scene di film emblematici richiamano la complessità del “farci male” come dinamica umana prima ancora che clinica.

Giovedì 15: Concita De Gregorio ed Erica Mou

Giovedì sera, due nuovi momenti della medicina in scena. Concita De Gregorio ci porta in un viaggio che da una storia personale si apre a una riflessione più ampia sul modo con cui ci prendiamo cura di noi stessi e degli altri. Sul palco, giovedì 15 ottobre, alle 18.30, La Cura, un monologo, tratto dal suo omonimo libro, che attraversa la malattia vissuta dall'autrice senza indulgere nella retorica del dolore, mostrerà come la vulnerabilità possa diventare un luogo di incontro e non solo di smarrimento.

Erica Mou e Concita De Gregorio
Erica Mou e Concita De Gregorio 

La giornalista racconterà una storia, che è anche la sua, illuminando ciò che accade quando ci si affida agli altri: la cura come gesto quotidiano, presenza, ascolto. Accanto a lei, la voce della cantautrice Erica Mou diventerà una colonna sonora emotiva con composizioni musicali originali e reinterpretazioni di classici.

Cristina Donadio

Dopo la cura ricevuta passiamo ancora alla cura raccontata, questa volta da William Shakespeare, che sarà la tappa conclusiva di questo viaggio nella dimensione più umana e inquieta della medicina. Con Shakespeare bodies diamo la parola all'immenso drammaturgo e poeta inglese che verrà al Festival con i suoi corpi obesi, deliranti, disabili e senili.

Cristina Donadio
Cristina Donadio 

Lo ha letto per noi Shaul Bassi - professore di Letteratura inglese all’Università Ca’ Foscari Venezia profondo conoscitore dell'auore cinquecentesco - che ha selezionato brani straordinari, e sorprendenti, capaci di raccontare sofferenze fisiche e psichiche, come visioni della cura, dei personaggi immortali delle opere del Bardo. Li porterà in scena l’attrice Cristina Donadio, giovedì 15 ottobre, alle 19.30.

Corpi come Lady Macbeth, prigioniera della sua mente che si spezza, o Lavinia in Tito Andronico, costretta a reiventare un linguaggio fatto di segni e gesti dopo aver subito violenza, immagine tra le più potenti della letteratura sulla sopravvivenza dopo un trauma. Come anche Cerimon, il medico-filosofo di Pericle. Principe di Tiro, che cerca la cura nei saperi antichi e considera la medicina un’arte etica e responsabile, fondata sulla conoscenza e sulla capacità di osservare la natura non come magia o potere personale, ma come gesto morale e atto di servizio. E poi ancora come Riccardo III, che trasforma la propria deformità in armatura, strategia, potere e identità, il vecchio e disprezzato Re Lear, che affronta la perdita del ruolo, della famiglia, la dipendenza e la paura dell’abbandono, e Falstaff, il corpo eccessivo per eccellenza, che, per proteggersi dal mondo, sfida le regole, non si vergogna e non si nasconde, ma che, come tutti gli altri, chiede cura. E infine, come Amleto, che con la sua mente traumatizzata, sofferente di depressione, dissociazione e perdita di identità, riflette sulla materia del corpo e sulla sua fine.

Dietro gli intrighi e i delitti dei grandi personaggi shakesperiani c'è la drammaturgia della fragilità del corpo umano; ci sono le speranze, o le paure, legate alla possibile guarigione di contro al peggior destino. C'è un'idea di medicina che dalla prima età moderna ci parla direttamente. Niente di diverso dalle nostre quotidiane paure e speranze perché percezione del corpo, malattia e cura sono materia dell'umano e della sua storia.