Li chiamano “navi del deserto” perché con la loro andatura dondolante sono in grado di trasportare cose e persone attraverso lunghe distanze e in luoghi inospitali come i deserti. Ma oggi i dromedari diventano preziosi anche per un altro motivo: un gruppo di ricerca dell’Università Sultan Qaboos di Mascate, in Oman, ha individuato in questi animali almeno due peptidi con proprietà antimicrobiche che potrebbero risultare interessanti nella lotta all’antibioticoresistenza. Lo studio, condotto in collaborazione con il Karolinska Institut di Stoccolma, è stato pubblicato su Frontiers in Immunology.
La scarsità di nuovi antibiotici in grado di contrastare le infezioni provocate dai cosiddetti superbugs (ceppi di batteri, virus, parassiti o funghi resistenti a quasi tutti i farmaci) è un problema di portata globale: si stima che, in mancanza di nuove e più potenti armi, di infezioni non trattabili moriranno circa 10 milioni di persone ogni anno entro il 2050. Così la ricerca si ingegna. In questo caso, al centro dell’attenzione degli studiosi c’è la specie Camelus dromedarius, animale noto per la sua resistenza a diverse malattie infettive, e i peptidi antimicrobici (Amp), potenziali sostituti degli antibiotici grazie alla loro ampia attività contro i batteri.
Animali resistenti alle infezioni
L’idea di studiare questi animali viene proprio dalle loro caratteristiche osservate nel corso dei millenni: in particolare, la loro resistenza alle infezioni che invece colpiscono altri ruminanti. "Ci sembrava interessante – spiegano gli autori - esplorare i peptidi antimicrobici dei cammelli come agenti terapeutici contro i patogeni resistenti".
Il lavoro degli studiosi ha combinato approcci in silico (usando strumenti di bioinformatica) e sperimentali. Grazie a una analisi computazionale i ricercatori hanno dapprima cercato sequenze di catelicidina nel genoma del dromedario: si tratta di una famiglia di peptidi antimicrobici, prodotti da leucociti ed epitelio, che hanno un ruolo importante nell'immunità innata dei mammiferi. Una sorta di antibiotico endogeno, insomma, che risulta tossico per gli agenti patogeni perché ne danneggia la membrana. Le sequenze candidate sono state poi sintetizzate in laboratorio e testate con tecniche di spettroscopia, microscopia elettronica, saggi di attività antibatterica e di emolisi.
Efficaci e sicuri
Alla fine del lavoro di “scouting”, i ricercatori hanno selezionato tre peptidi della famiglia della catelicidina: CdCATH CdPG-3 e CdPMAP-23. I primi due hanno mostrato effetti antibatterici significativi contro tutti i ceppi Gram-negativi e Gram-positivi testati, inclusi Escherichia coli multiresistente e Staphylococcus aureus meticillino-resistente, provocando danni rilevanti alla membrana batterica di E. coli. CdPMAP-23 ha invece mostrato un effetto minore.
I peptidi hanno mostrato anche un buon profilo di sicurezza per l'organismo ospite: a basse concentrazioni queste proteine non sembrano tossiche per le cellule del sangue (i globuli rossi in particolare) di polli ed esseri umani, mentre ovviamente i globuli rossi dei cammelli appaiono particolarmente protetti rispetto all’azione dei peptidi. Questa bassa tossicità, dicono i ricercatori, oltre ad aprire la strada a ulteriori ricerche sul sistema immunitario innato dei dromedari, è una buona base di partenza per sviluppare nuove terapie contro le infezioni batteriche resistenti agli antibiotici convenzionali.