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Fibrillazione atriale, per la prima volta in Italia la procedura con catetere a campo pulsato

Fibrillazione atriale, per la prima volta in Italia la procedura con catetere a campo pulsato

L’équipe della cardiologia all’Aou delle Marche ha eseguito questa tecnica innovativa che garantisce tempi di intervento più rapidi e migliore ripresa post-operatoria

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Immaginiamo il cuore come un orologio di precisione in cui, all’improvviso, il circuito elettrico inizia a inviare segnali caotici e disorganizzati, e di conseguenza le camere superiori, gli atrii, smettono di contrarsi in modo sincrono e iniziano a fremere: è questa la dinamica che caratterizza la fibrillazione atriale, un’aritmia tra le più diffuse che, pur non essendo immediatamente letale, è associata a un marcato aumento del rischio di ictus, insufficienza cardiaca e mortalità. Da decenni la medicina cerca di correggere questo “cortocircuito” bruciando o congelando i tessuti anomali, ma la ricerca di base e l’ingegneria biomedica stanno esplorando strade alternative per preservare l’integrità delle strutture sane adiacenti. In questo contesto clinico si inserisce la prima procedura in Italia eseguita alla Clinica di Cardiologia e Aritmologia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche (Aoum), diretta dal professor Antonio Dello Russo, in cui è stato impiegato un nuovo catetere per ablazione a campo pulsato (Pfa).

Cos’è la fibrillazione atriale e come si tratta

La fibrillazione atriale rappresenta una sfida complessa per la sanità pubblica: nel nostro Paese la prevalenza si aggira intorno al 2% della popolazione generale, con un’incidenza che supera il 10% negli individui al di sopra dei 75 anni e per un totale di circa 120mila nuovi casi ogni anno in Italia. Fino a pochi anni fa, il trattamento standard per i pazienti che non rispondevano adeguatamente alla terapia farmacologica era l’ablazione termica, che utilizza la radiofrequenza (calore) o la crioenergia (freddo) per neutralizzare le cellule responsabili dei segnali elettrici anomali. Tuttavia, i metodi termici presentano limitazioni anatomiche ineludibili: il cuore è circondato da organi delicati, come l’esofago e il nervo frenico, che possono subire gravi danni collaterali a causa della diffusione della temperatura. Per ovviare a questo problema, la comunità scientifica ha mutuato un concetto studiato inizialmente in ambito oncologico a partire dagli anni Ottanta per distruggere i tumori solidi, la cosiddetta elettroporazione irreversibile, tecnologia che negli ultimi cinque anni è stata miniaturizzata e adattata all’elettrofisiologia cardiaca.

L’elettroporazione: come funziona il campo pulsato

L’ablazione a campo pulsato (Pulsed Field Ablation, Pfa) si basa su un principio puramente elettrico e non termico. Il dispositivo emette impulsi ad altissima tensione per frazioni infinitesime di secondo (microsecondi o nanosecondi), e questo campo elettrico destabilizza repentinamente le membrane delle cellule bersaglio, creando dei pori su scala nanometrica; se l’esposizione è sufficiente, l’elettroporazione diventa irreversibile e la cellula va incontro a morte (apoptosi). Il vantaggio primario risiede nella “cardioselettività”: il tessuto miocardico possiede una soglia di vulnerabilità al campo elettrico nettamente più bassa rispetto ai tessuti nervosi o vascolari, il che riduce di fatto le complicazioni. Il sistema impiegato nel polo ospedaliero di Torrette è l’Affera Sphere-360, prodotto dalla lombarda Medtronic e introdotto sul mercato europeo lo scorso 22 giugno: si tratta di un dispositivo progettato per erogare l’energia in modo circonferenziale, senza la necessità di eseguire rotazioni del catetere all’interno della camera cardiaca.

La procedura di Ancona e la tecnologia integrata

L’intervento marchigiano segna l’esordio nazionale di questo specifico catetere, che va a integrarsi nel sistema di mappaggio ad alta densità già adottato dall’ospedale. “La gestione della fibrillazione atriale così come delle aritmie cardiache maggiori sono una priorità per il Sistema sanitario italiano, e l’introduzione di tecnologie avanzate come queste rappresenta un enorme passo avanti per migliorare i risultati clinici per i pazienti affetti da queste malattie”, ha spiegato Dello Russo. Sul tema è intervenuto anche Armando Marco Gozzini, Direttore Generale dell’Aoum: “Siamo orgogliosi di essere in prima linea nell’adozione delle ultime innovazioni nel trattamento della fibrillazione atriale. Gli attuali standard di trattamento ed i relativi limiti tecnologici vengono superati oggi dal nuovo sistema integrato. La possibilità di accedere ai sistemi di ultima generazione per il trattamento delle aritmie cardiache, gioca un ruolo fondamentale per medici e pazienti. Un ulteriore passo compiuto dalla nostra azienda verso standard qualitativi sempre più elevati”. Secondo il team medico, l’aggiornamento tecnico garantirà tempi operatori più rapidi, degenze brevi e un migliore recupero.