Non più una cura per tutti, ma quella giusta per ciascun pazient. Capire sempre più precisamente che tumore abbiamo davanti per scegliere la terapia con maggiori probabilità di funzionare. È questa, secondo Paola Coco, oncologa appena nominata Medical Affairs Director di BeOne Medicines Italia, la trasformazione destinata a cambiare maggiormente le cure oncologiche nei prossimi anni. “Credo che il cambiamento più importante sarà l'evoluzione della medicina di precisione su larga scala”, spiega Coco. “Oggi disponiamo di tecnologie che ci permettono di comprendere sempre meglio la biologia del tumore e di sviluppare terapie mirate per specifiche alterazioni molecolari, offrendo trattamenti più efficaci e personalizzati”. Un'evoluzione già evidente in alcuni tumori, ma che nei prossimi anni potrebbe riguardare un numero crescente di pazienti.
Diagnostica molecolare, terapie target e immunoterapia
La medicina di precisione parte dall'idea che tumori apparentemente uguali possano avere caratteristiche biologiche e molecolari differenti. Identificarle può consentire, quando esiste una terapia specifica, di scegliere il trattamento sulla base del profilo della malattia e non soltanto dell'organo nel quale il tumore si è sviluppato. Secondo Coco, assisteremo a una crescente integrazione fra diagnostica molecolare avanzata, farmaci a bersaglio molecolare, immunoterapia e nuove piattaforme terapeutiche. “L'obiettivo non sarà più solo trattare la malattia, ma identificare il trattamento giusto per il paziente giusto, nel momento giusto”, dichiara a Frontiere. “Il cambiamento - sottolinea - è già visibile nel tumore del polmone, della mammella e in diverse neoplasie ematologiche, ma progressivamente potrà estendersi ad altri tumori solidi. La vera rivoluzione sarà rendere la medicina di precisione una realtà per un numero sempre maggiore di pazienti, non un'opportunità per pochi”.
Il test diventa parte della cura
Ed è proprio qui che emerge uno dei problemi dell'oncologia di precisione: per somministrare il farmaco giusto bisogna prima poter identificare il paziente che può beneficiarne. La disponibilità di una terapia innovativa, quindi, non basta. Servono anche test molecolari e percorsi diagnostici che permettano di individuare determinate alterazioni del tumore. E l'accesso a questi strumenti non è ancora uniforme sul territorio. “Nonostante l'elevata qualità dell'oncologia italiana, persistono differenze territoriali che possono influenzare i tempi e le opportunità di cura”, osserva Coco. “Il principale ostacolo è rappresentato dalle disomogeneità di accesso, sia alle terapie sia ai test diagnostici che consentono di identificare i pazienti eleggibili”.
Le differenze tra territori
È quindi sull'accesso che, secondo la nuova Medical Affairs Director, si gioca una parte importante della prossima sfida oncologica italiana. Servono “percorsi più rapidi e omogenei”, il rafforzamento delle reti oncologiche e soprattutto un accesso uniforme alla diagnostica molecolare in tutto il Paese. Una questione destinata a diventare ancora più importante man mano che aumenteranno i trattamenti rivolti a sottogruppi sempre più precisamente definiti di pazienti. Per Coco la risposta richiede una collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica, associazioni dei pazienti e industria: “L'innovazione ha valore solo quando si traduce in un beneficio concreto per i pazienti”.
Dalla clinica all'industria
Oncologa medica, Coco arriva in BeOne dopo oltre vent'anni trascorsi tra attività clinica e industria farmaceutica. Ha lavorato alla Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, occupandosi di clinica e ricerca oncologica, prima di passare all'industria, con incarichi in Roche e Novartis. Più recentemente è stata Country Chief Scientific Officer e Head of Medical Affairs di Novartis Italia. Ora entra nel Leadership Team italiano di BeOne Medicines, azienda oncologica attiva nell'ematologia e nei tumori solidi.
Ed è proprio l'esperienza maturata sui due lati della ricerca - clinica e industria - che Coco indica come centrale nel nuovo incarico: accelerare il percorso che separa l'innovazione scientifica dal suo arrivo al paziente. Perché, come sintetizza, la sfida non è più soltanto avere nuove cure, ma fare in modo che chi ne ha bisogno possa realmente accedervi.