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Giornata mondiale della vista: l’importanza della prevenzione e le prospettive dei nuovi farmaci

Giornata mondiale della vista: l’importanza della prevenzione e le prospettive dei nuovi farmaci

Il secondo giovedì di ottobre ricorre, come ogni anno, la Giornata mondiale della vista. Un’occasione per ricordare quanto è importante la prevenzione e per guardare con ottimismo ai risultati della ricerca

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Prevedere per meglio vedere. Questo uno dei messaggi fondamentali che clinici, esperti e società scientifiche di tutto il mondo ribadiscono con forza oggi, in occasione della Giornata mondiale della vista: la conoscenza dei fattori di rischio e la prevenzione sono e resteranno i baluardi fondamentali per ridurre al minimo i rischi legati alle malattie dell’occhio. Cominciando da quelle più diffuse, le patologie a carico della retina, il sottile strato di tessuto situato nella parte posteriore dell’occhio che contribuisce alla trasmissione di informazioni al cervello, permettendo di fatto la visione: queste malattie sono tra le cause principali di perdita e compromissione della vista in tutto il mondo e, in una certa misura, possono essere prevenute, conoscendo per l’appunto i fattori di rischio, adeguando il proprio stile di vita, sottoponendosi regolarmente a visite oculistiche e, se necessario, ai trattamenti adeguati. E, proprio per quanto riguarda i trattamenti, la Giornata mondiale è anche l’occasione per ricordare i recenti progressi della comunità scientifica, che sta mettendo a punto farmaci sempre più evoluti ed efficaci, migliorando le prospettive terapeutiche dei pazienti.

Maculopatie, disturbi in aumento

Le malattie della retina, e in particolare le maculopatie – ossia i disturbi che colpiscono la macula, una piccola regione scura posta nel mezzo della retina, altamente sensibile agli stimoli luminosi e quindi fondamentale per la visione a colori e ad alta risoluzione – sono estremamente diffuse e in aumento. Le principali sono la degenerazione maculare legata all’età (Amd) e l’edema maculare diabetico (Dme), che colpiscono principalmente le persone con più 50 anni e la cui incidenza è in aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione. Uno dei sottotipi dell’Amd, la cosiddetta Amd neovascolare o umida (l’altro è l’Amd secca), colpisce circa 20 milioni di persone in tutto il mondo ed è la causa principale della perdita della vista tra gli ultrasessantenni; il Dme – che è una conseguenza del diabete, come suggerisce il nome – interessa quasi 30 milioni di persone e, se non trattata, porta alla cecità: anche in questo caso l’incidenza è in crescita perché i casi di diabete aumentano ogni anno. Tra le malattie della retina è da menzionare anche, ultima ma non meno importante, l’occlusione venosa retinica (Rvo), che colpisce 28 milioni di adulti in tutto il mondo e può comportare la perdita improvvisa e indolore della vista a carico dell’occhio colpito.

I sintomi e i fattori di rischio

Sia l’Amd che il Dme sono caratterizzati, come sintomo principale, dalla comparsa di un’area sfocata al centro del campo visivo. Sfortunatamente, i sintomi dell’Amd, specie nella versione “secca”, si possono presentare con molto ritardo, quando ormai la malattia è allo stadio avanzato. Oltre all’area sfocata al centro del campo visivo (che tende ad allargarsi con il progresso della malattia), gli altri sintomi associati all’Amd sono la visione di punti scuri, la distorsione delle forme e la visione di colori sbiaditi, la sensazione di abbagliamento e fastidio da luce intensa, la scomparsa delle parole durante la lettura. Il Dme, invece, è caratterizzato da visione offuscata, difficoltà a distinguere tra tonalità chiare e scure, macchie cieche. Al momento non è noto quali siano le cause di sviluppo delle maculopatie, ma, come anticipavamo, se ne conoscono i principali fattori di rischio, alcuni dei quali sono eliminabili agendo sullo stile di vita: per l’Amd abbiamo l’invecchiamento, il fumo e la familiarità, mentre per il Dme il diabete, l’ipertensione, l’obesità e l’invecchiamento. La Rvo, caratterizzata dall’occlusione di un ramo della vena centrale della retina, si presenta invece all’improvviso (generalmente in poche ore) con un marcato annebbiamento della vista e con la perdita di parte del campo visivo, ed è più frequente in pazienti over-60. Tra i fattori di rischio si annoverano l’ipertensione, il fumo, le anomalie della coagulazione e più in generale tutti i disturbi cardiocircolatori.

I trattamenti ci sono, ma...

Fortunatamente a oggi esistono diverse terapie in grado di arrestare o mitigare gli effetti di queste malattie. Si tratta, in particolare, di farmaci iniettati direttamente nel bulbo oculare, che riescono in certi casi anche a ripristinare del tutto o in parte la visione perduta, grazie alla loro azione anti-VEGF, il fattore di crescita dell’endotelio vascolare, per contrastare la formazione di ulteriori vasi sanguigni nella zona trattata. Il problema di questi trattamenti è che vanno somministrati per tutta la vita e a intervalli piuttosto brevi (una volta al mese), per di più in sala operatoria o comunque in ambiente chirurgico: tutto questo rappresenta un significativo collo di bottiglia per i pazienti e un fattore che talvolta può ridurre l’aderenza terapeutica.

Nuove prospettive: farmaci più dilazionati nel tempo

Fortunatamente, l’armamentario terapeutico si è recentemente arricchito di un nuovo farmaco promettente, efficace e soprattutto somministrabile in modo più dilazionato nel tempo, il che potrebbe giocare un ruolo determinante nell’aumentare l’aderenza dei pazienti. Si tratta del faricimab, un anticorpo bi-specifico, ossia in grado di agire contemporaneamente su due fronti: il primo è la “classica” inibizione dei VEGF, l’altro coinvolge l’angiopoietina 2, un altro fattore coinvolto nel progresso delle malattie della retina. Al momento l’anticorpo è stato approvato in Italia per l’edema maculare diabetico e la degenerazione maculare neovascolare legata all’età e ha di recente ottenuto l’approvazione dalla Commissione Europea anche per il trattamento dell’occlusione venosa retinica.