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Tumori del sangue: trovata una variante genetica protettiva

Tumori del sangue: trovata una variante genetica protettiva

Alcuni ricercatori statunitensi hanno scoperto una mutazione che riduce il rischio di emopoiesi clonale, una condizione che può aumentare il rischio di alcuni tumori del sangue

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Un nuovo studio, da poco pubblicato sulle pagine di Science, mostra che la presenza di una determinata variante genetica protegge dallo sviluppo di condizioni precancerose che possono essere l’anticamera di alcuni tumori del sangue, come la leucemia. Altre varianti genetiche invece sono associate a un rischio maggiore di malattia. Un’informazione che, a detta degli autori, potrebbe aiutare a potenziare la prevenzione contro questi tumori.

Lo studio sull’emopoiesi clonale

La ricerca in questione si è focalizzata su una condizione precancerosa nota come emopoiesi clonale a significato incerto (abbreviata in Chip, dall’inglese clonal hematopoiesis of indeterminate potential). Si tratta di cloni di cellule ematopoietiche che si riproducono ad un ritmo elevato e che condividono determinate mutazioni. Nelle persone con una percentuale di questi cloni nel sangue periferico superiore al 2%, ricordano gli autori, c’è un elevato rischio di sviluppare tumori del sangue. Cosa permette a queste cellule di crescere e proliferare? E da ultimo aumentare il rischio di tumore?

Per rispondere a queste domande i ricercatori hanno sfruttato delle analisi genetiche (con analisi di genome-wide association study) eseguite su un vasto campione di persone per capire se ci fossero delle varianti genetiche associate a un maggiore o minor rischio di sviluppare la Chip. Il campione analizzato comprendeva sia persone con Chip che dei controlli. Procedendo per gradi, i ricercatori hanno identificato una regione cromosomica associata con un ridotto rischio di Chip e tumori del sangue (rispettivamente fino al 30% e del 20% circa) circa, spiegano Francisco Caiado e Markus G. Manz in una perspective pubblicata insieme allo studio sempre su Science. In questa regione si trova una variante genetica (un polimorfismo a singolo nucleotide) che impedisce da ultimo l’espansione dei cloni precancerosi.

Una mutazione protettiva

Nello specifico si tratta di una mutazione che ostacola la produzione di una proteina (Musashi-2, Msi2) centrale per il controllo della proliferazione delle cellule ematopoietiche. Il ruolo protettivo di questa variante è stato confermato anche da alcune analisi che hanno seguito dei pazienti con Chip nel tempo: nello specifico, laddove era presente, i cloni cellulari crescono più lentamente o addirittura erano solo temporanei, spiegano dal Vanderbilt University Medical Center (che ha partecipato alla ricerca mettendo a disposizione la proprio biobanca). "Nelle persone con la variante protettiva, i cloni precancerosi si comportavano in modo fondamentalmente diverso da quanto ci aspettavamo”, ha affermato Yash Pershad, che ha preso parte allo studio: “Si rimpicciolivano o scomparivano anziché espandersi e trasformarsi in cancro".

Prevenzione mirata per i tumori del sangue

Secondo gli autori, lo studio non solo arricchisce il campo di studi sulla resilienza ai tumori e dei meccanismi che, nello specifico, favoriscono la proliferazione dei cloni precancerosi nella Chip. La ricerca apre le porte anche a possibili applicazioni future, avendo identificato la proteina Msi2 come un possibile target su cui agire per prevenire lo sviluppo di tumori del sangue. E in realtà, ricordano Caiado e Manz, sono già stati lanciati degli studi nei modelli animali che prendono di mira la proteina.