Con due ricerche appena pubblicate sulla rivista Nature (qui e qui), alcuni ricercatori hanno svelato i meccanismi con cui l’infiammazione nella sclerosi multipla danneggia il Dna dei neuroni nella materia grigia, portandoli alla morte. Una scoperta che, secondo gli esperti, accresce le conoscenze sui meccanismi alla base della malattia e che potrebbe aprire le porte a nuove strategie di trattamento. Mentre infatti molto è noto sui meccanismi che danneggiano la materia bianca - le fibre nervose ricoperte da mielina, lì dove i medici osservano le lesioni più evidenti attraverso la risonanza magnetica - meno noti sono i danni dell’infiammazione sulla materia grigia (i corpi dei neuroni nella corteccia cerebrale e al centro del midollo spinale).
Il ruolo dei geni
Oggi sappiamo che un deterioramento della materia grigia è associato alle forme più gravi e progressive della malattia. Ma cosa guida questo deterioramento? Come avviene? Come riferiscono i ricercatori, è noto che una tipologia di neuroni nella sostanza grigia della corteccia cerebrale - l’area responsabile delle funzioni cognitive superiori - fosse particolarmente sensibile alla degenerazione. Sono i neuroni eccitatori caratterizzati dall’espressione del gene Cux2. Queste cellule sono sottoposte a quello che i ricercatori chiamano un forte stress replicativo: durante lo sviluppo del cervello, quando crescono e si moltiplicano rapidamente, devono continuamente riparare il proprio Dna per sopravvivere. Negli esperimenti sui modelli animali, quando questo meccanismo viene meno (eliminando un gene chiave per il processo, ATF4), il Dna dei neuroni si danneggia in modo importante, impedendo il corretto sviluppo delle aree cerebrali più complesse. Anche nelle persone con sclerosi multipla gli scienziati hanno osservato che i neuroni Cux2 presenti nelle lesioni della materia grigia mostrano effettivamente un Dna particolarmente danneggiato.
Il ruolo dell’infiammazione
I ricercatori si sono dunque concentrati nel capire in che modo la sopravvivenza (o morte) di questi neuroni potesse essere collegata alla malattia. Grazie ad alcuni esperimenti in vitro e nei modelli animali di sclerosi multipla, gli scienziati hanno osservato che l’infiammazione tipica della malattia - per esempio attraverso l’azione dell'interferone gamma - può innescare reazioni chimiche che colpiscono direttamente il Dna di queste cellule, danneggiandolo (un modo è aumentando lo stress ossidativo). Se il danno non viene riparato, proseguono gli autori, il risultato è la morte neuronale e il progressivo deterioramento del cervello.
Nuovi possibili strategie per contenere il danno
Secondo i ricercatori, i neuroni Cux2 si comportano come una sorta di “sentinella”: a livello corticale, sono tra i primi a cedere sotto l’effetto dell’infiammazione. Proteggerli, ostacolando la neurodegenerazione, potrebbe quindi significare rallentare l’intera progressione della malattia, come sottolinea David Rowitch della University of Cambridge, coautore di uno degli studi: “Se riusciamo a difendere questi neuroni, potremmo contenere il danno prima che la malattia avanzi”. Diverse potrebbero essere le strategie per farlo: dal tentare di bloccare l’azione dell’interferone gamma, all’aumentare i meccanismi di riparo del DNA al bloccare lo stress ossidativo, concludono gli esperti.