LabRevolution

Tumore del polmone, un test genetico potrebbe prevedere le recidive

Tumore del polmone, un test genetico potrebbe prevedere le recidive

Una biopsia potrebbe bastare per capire l’aggressività della malattia prima dell’intervento chirurgico. Lo studio apre la strada a decisioni terapeutiche più precise

2 minuti di lettura

Il tumore del polmone resta la principale causa di morte oncologica nel mondo occidentale. In particolare, l’adenocarcinoma polmonare – la forma più diffusa –, anche quando diagnosticato in fase precoce e trattato chirurgicamente, può ripresentarsi. Uno dei fattori più insidiosi è la cosiddetta “invasione vascolare”, ovvero la capacità del tumore di infiltrarsi nei vasi sanguigni circostanti, aumentando il rischio che la malattia ritorni. Fino ad oggi, questa caratteristica poteva essere identificata solo dopo l’intervento, attraverso l’analisi del tessuto tumorale. Ma una nuova ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Communications, potrebbe cambiare radicalmente l’approccio clinico.

Un test prima dell’intervento

Un gruppo di ricercatori della Boston University Chobanian & Avedisian School of Medicine ha identificato per la prima volta un insieme di geni la cui attività cambia nei tumori con invasione vascolare. Non solo: queste alterazioni risultano rilevabili anche in piccoli campioni prelevati con biopsia prima dell’intervento chirurgico. “Potrebbe essere una svolta per i pazienti con tumore del polmone in fase iniziale”, spiega Marc Lenburg, autore senior dello studio. “Un semplice test basato sulla biopsia potrebbe aiutare a individuare i pazienti a più alto rischio di recidiva e guidare meglio le decisioni terapeutiche”.

Tumore del polmone, la terapia mirata per una forma rara

Tumore del polmone, la terapia mirata per una forma rara

Oltre 400 geni coinvolti

Analizzando l’attività genetica dei tumori, i ricercatori hanno individuato più di 400 geni che differiscono tra le neoplasie con e senza invasione vascolare. Questi risultati sono stati confermati in un secondo gruppo indipendente di pazienti. A partire da questi dati, è stato sviluppato un modello predittivo basato su algoritmi di apprendimento automatico (machine learning), in grado di stimare la presenza di invasione vascolare. Il sistema ha mostrato buone performance sia nel prevedere il rischio di recidiva sia nell’analizzare campioni molto piccoli ottenuti prima dell’intervento.

Chirurgia su misura

Le implicazioni cliniche sono rilevanti. Se i chirurghi potessero conoscere in anticipo il comportamento biologico del tumore, potrebbero modulare l’intervento: più esteso nei casi aggressivi, più conservativo quando il rischio è basso. “Quando il tumore del polmone viene diagnosticato precocemente, le probabilità di guarigione aumentano”, sottolinea Lenburg. “Ma è fondamentale scegliere il trattamento giusto: evitare sia di sottotrattare tumori aggressivi sia di eccedere con terapie inutilmente invasive”.

Un modello per altri tumori

L’invasione vascolare è un fattore prognostico negativo anche in altri tumori, come quelli della mammella, del fegato e dello stomaco. I ricercatori stanno ora indagando se le stesse firme genetiche possano essere applicate anche ad altre neoplasie, aprendo la strada a strumenti diagnostici trasversali. Lo studio è frutto di una collaborazione tra diverse istituzioni, tra cui il Boston Medical Center, l’Inova Schar Cancer Center e il Lahey Hospital & Medical Center. “Questo progetto nasce da un’esigenza clinica concreta: identificare meglio i tumori ad alto rischio già dalla biopsia”, spiega Kimberly Rieger-Christ, tra gli autori dello studio. “La collaborazione multidisciplinare ci ha permesso di trasformare questa sfida in un nuovo approccio molecolare”.