Il volto non è solo, come si dice, lo specchio dell’anima. È anche lo specchio della nostra salute. E da oggi consente di monitorare, grazie a strumenti di intelligenza artificiale, l’efficacia delle terapie e di personalizzare il percorso di cura dei malati oncologici. Basta solo osservare i suoi cambiamenti nel tempo. È questo il senso di una ricerca condotta da Raymond Mak, radiologo oncologo al Mass General Brigham Cancer Institute negli Usa e membro del programma Intelligenza artificiale in medicina della stessa struttura, e pubblicata su Nature Communications.
Età cronologica ed età biologica
A centro dello studio c’è FaceAge, un software sviluppato l’anno scorso dallo stesso gruppo di ricerca, basato su deep learning. Questo strumento si era già rivelato in gradodi stimare in base a una singola foto non già l’età cronologica, ovvero gli anni che abbiamo secondo l’anagrafe, ma quella biologica, cioè il grado di logoramento del nostro organismo a livello cellulare. In questo senso, lo studio aveva dimostrato come i pazienti oncologici apparissero biologicamente più vecchi della loro età cronologica.
Il ritmo dell’invecchiamento
Il nuovo lavoro di Mak e colleghi ha invece come obiettivo quello di monitorare il ritmo di invecchiamento nel tempo e di sviluppare questa tecnologia passando da una fase sperimentale all’uso come potenziale strumento clinico. I ricercatori hanno dunque sottoposto all’algoritmo due o più foto scattate nel tempo allo stesso paziente oncologico durante un ciclo di radioterapia, per calcolare il Far (Face Aging rate, cioè la velocità con cui il viso del paziente invecchia tra una foto e l’altra).
Cosa racconta il viso
Per testare lo strumento, i ricercatori hanno esaminato le foto del viso di un gruppo di pazienti affetti da diversi tipi di tumore che avevano ricevuto almeno due cicli di radioterapia presso il Brigham and Women’s Hospital tra il 2012 e il 2023. E hanno osservato come in questi individui il viso invecchiasse in media il 40% più velocemente rispetto al normale. Non solo: i pazienti che mostravano un Far elevato (cioè il cui viso "invecchiava a vista d'occhio" tra una visita e l'altra) avevano una probabilità di sopravvivenza significativamente più bassa. Previsioni già affidabili, secondo i ricercatori, ma ancora più accurate quando le foto erano scattate a distanza di almeno due anni.
Cure personalizzate
I vantaggi di questo strumento, dicono i ricercatori, sono numerosi. In primo luogo, FaceAge non è invasivo, non si basa su prelievi di sangue o biopsie: basta una foto scattata durante il percorso di cure. In secondo luogo, consente di capire quasi in tempo reale se l’organismo del paziente sta subendo uno stress eccessivo a causa della malattia o delle terapie. Infine, FaceAge apre la strada alle cure personalizzate: se infatti l’algoritmo dovesse segnalare un invecchiamento troppo rapido, il medico potrebbe decidere di modificare l'intensità delle cure, offrire un supporto psicologico o intensificare i controlli.
L’orologio epigenetico
Che l’età biologica sia un indicatore importante della salute lo dimostra anche un altro studio appena pubblicato su npj Aging da un gruppo di ricerca del German Cancer Research Center e dell’Università di Heidelberg, in Germania. Gli studiosi guidati da Qiming Yin hanno usato degli orologi epigenetici - test che misurano la metilazione del Dna, cioè i segni chimici che si accumulano sulle nostre cellule a causa dello stile di vita o dell’ambiente – per stabilire l’età biologica di un gruppo di circa 1900 adulti tra i 50 e i 75 anni (coorte Esther). I partecipanti sono stati seguiti per oltre 21 anni, e per una parte di loro (circa 900) l’età biologica è stata misurata due volte a distanza di otto anni per stabilire la loro velocità di invecchiamento. Ebbene, chi aveva un'età biologica superiore a quella cronologica aveva un rischio significativamente più alto di ammalarsi di tumore negli anni successivi. In futuro, concludono i ricercatori, potrebbe bastare un test epigenetico (un esame del sangue, della saliva o della pelle) per monitorare questa traiettoria di invecchiamento nel tempo e capire non soltanto chi sia più a rischio di sviluppare un tumore, ma anche come i cambiamenti nello stile di vita possano “rallentare” l’orologio biologico, riducendo il rischio di ammalarsi.