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Tumore del pancreas: aumenta la sopravvivenza. Grazie a uno studio italiano

Tumore del pancreas: aumenta la sopravvivenza. Grazie a uno studio italiano

La combinazione di 4 chemioterapici somministrata prima dell’intervento risulta più efficace dello standard di cura. Lo studio italiano è il primo finanziato solo da associazioni pazienti. Presentato all’Asco

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Nel trattamento del tumore del pancreas sono stati fatti piccoli, ma importanti passi avanti negli ultimi anni. L’ultimo è presentato oggi al Congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco): riguarda gli stadi precoci della malattia ed è frutto di uno studio clinico tutto italiano. Il primo, tra l’altro, ad essere stato finanziato interamente da associazioni di pazienti.

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Lo studio

La ricerca ha testato uno schema chemioterapico messo a punto già nel 2012 dal gruppo di medici e ricercatori guidato da Michele Reni, direttore del programma strategico di coordinamento clinico del Pancreas Center dell’Irccs San Raffaele di Milano. I risultati dimostrano che questo protocollo (PAXG), somministrato prima dell’intervento chirurgico, è in grado di aumentare significativamente la sopravvivenza senza eventi sfavorevoli (progressione, recidiva, inoperabilità, aumento progressivo dei marcatori, riscontro di metastasi durante l’intervento, decesso): a tre anni dalla diagnosi, il 31% dei pazienti nel braccio sperimentale è vivo senza ripresa di malattia, rispetto al 13% del braccio trattato con lo schema chemioterapico standard (mFOLFIRINOX), finora considerato il più efficace.

Il progetto (chiamato Cassandra) è partito nel 2020, si è concluso nel 2024 ed ha coinvolto 17 centri italiani che hanno arruolato 260 pazienti con adenocarcinoma duttale del pancreas (il tipo più comune, che rappresenta circa il 95% dei casi) candidati all’asportazione chirurgica del tumore. I pazienti sono stati divisi casualmente in due gruppi: 132 hanno ricevuto la chemioterapia PAXG, mentre 128 hanno ricevuto mFOLFIRINOX, entrambi somministrati per 4 o 6 mesi prima dell’intervento.

Un mix di 4 chemioterapie

“Lo schema sperimentale è composto da 4 farmaci chemioterapici di ampio utilizzo e a basso costo, che hanno un effetto sinergico e un maggiore impatto sulla malattia”, dice a Salute Reni, che è anche primario delle Unità Operative di Oncologia e Day Hospital Oncologico, professore associato di Oncologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, e che oggi presenta i nuovi dati a Chicago. “Nel 2012 - spiega - la combinazione era stata sperimentata nella malattia metastatica e avanzata non operabile, e l’Agenzia del farmaco l’ha approvata nel 2020. La novità di questo studio è averla sperimentata negli stadi un po’ più precoci, resecabili o parzialmente resecabili. I risultati sono in linea con quello che ci aspettavamo: abbiamo ottenuto una riduzione del rischio di progressione o morte del 36% e un incremento della sopravvivenza senza progressione del 18%”. Bisognerà attendere ancora alcuni mesi, invece, per conoscere l’aumento della sopravvivenza complessiva.

Risultati importanti

Inoltre, prosegue l’esperto, tra i pazienti sottoposti a PAXG si è osservato un aumento significativo delle risposte patologiche, ossia della quantità residua di tumore osservata dal patologo sui tessuti asportati dopo la terapia, delle risposte biochimiche e della probabilità di evitare che la malattia progredisca durante il trattamento chemioterapico. Anche per quanto riguarda la qualità di vita si è osservato un lieve miglioramento rispetto allo standard di cura. “Si tratta di risultati di grande impatto e che ci danno speranza - sottolinea - Sebbene non sia un trattamento rivoluzionario, riduce significativamente la percentuale di pazienti che avranno progressione nel breve termine. L’aspetto importante è che lo schema PAXG potrà essere utilizzato fin da subito nella pratica clinica”.

La strategia della terapia prima dell’intervento

Purtroppo, oggi solo il 10-20% dei pazienti con tumore del pancreas è candidabile alla chirurgia. In oltre il 90% di questi casi, inoltre, la malattia è solo apparentemente localizzata al pancreas, perché sono presenti metastasi microscopiche, che non vengono rilevate dagli strumenti diagnostici. Da qui la necessità di intervenire attraverso la chemioterapia peri-operatoria, che permette di ottenere più spesso la guarigione e di prolungare la vita dei pazienti rispetto alla chemioterapia post-operatoria, il cui impiego è anche ostacolato da un recupero spesso lento e difficile delle condizioni cliniche dopo un intervento molto impegnativo.

Una ricerca indipendente finanziata dai pazienti

Come detto, a finanziare questo progetto di ricerca indipendente sono state 5 associazioni - My Everest, Codice Viola, Associazione per la vita, Natalucci e Oltre la Ricerca - che hanno dimostrato una volta di più il ruolo cruciale che queste realtà, e gli stessi cittadini, possono avere nel progresso della ricerca scientifica. “Siamo profondamente grati alle associazioni di pazienti che hanno creduto nelle nostre idee permettendoci di portare avanti questo lavoro - commenta Reni - Senza il loro supporto, questo studio non sarebbe stato possibile: il loro impegno e la loro fiducia sono stati un viatico determinante per compiere un passo avanti nella cura del tumore al pancreas, una patologia per la quale servono ancora molte risposte e dove la ricerca finanziata dall’industria farmaceutica sta facendo fatica. I risultati sono anche frutto di una collaborazione non scontata tra tanti centri”.

L’importanza di curarsi in centri specializzati

Al di là dello sviluppo di nuove terapie, quello che soprattutto sta cambiando nel trattamento del tumore del pancreas è la cultura e la consapevolezza che la corretta gestione della malattia è essa stessa un’arma terapeutica. In altre parole, a fare la differenza è anche saper utilizzare i pochi strumenti a disposizione nel modo migliore in centri altamente specializzati.