Berlino – In Europa, oltre 20 milioni di persone convivono ogni giorno con il cancro come una malattia cronica. È un dato che parla di progresso, di cure più efficaci, di speranza. Ma dietro questi numeri ci sono vite segnate, corpi provati e menti affaticate. Per molti, il tumore è diventato un compagno di viaggio costante, con cui si deve imparare a vivere. E questa convivenza ha un costo emotivo altissimo.
“Vanno potenziati i servizi di psiconcologia”
“Vivere con una patologia dolorosa e che richiede costanti controlli come il cancro porta quasi sempre sofferenze fisiche ma anche emotive", dichiara Gabriella Pravettoni, docente di Psicologia delle Decisioni all’Università di Milano e direttrice della Divisione di Psiconcologia dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO). "In tutto il Vecchio Continente abbiamo bisogno di potenziare i percorsi di psiconcologia per contrastare il crescente disagio di milioni di malati. Sarà così possibile prevenire e limitare tutte le diverse problematiche legate ai tumori”. L’appello arriva durante il congresso 2025 dell’European Society for Medical Oncology (ESMO), in corso a Berlino. Un’occasione cruciale in cui si discute anche di Survivorship, cioè di vita dopo la diagnosi, in un Simposio Speciale che raccoglie i massimi esperti europei.
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Bisogni non ascoltati
“Dal documento emergono i molti bisogni insoddisfatti, o non sufficientemente riconosciuti, dei malati”, afferma Pravettoni durante il Simposio. “Il ruolo dello psiconcologo è fondamentale per rispondere in modo corretto a molte di queste nuove necessità. Non sempre però il suo supporto è realmente garantito e, per esempio, in Italia solo nel 20% dei centri di oncologia è presente in modo strutturato uno psiconcologo". Spesso, infatti, ci si affida a professionisti che non hanno una formazione specifica nell’ambito oncologico. “È importante investire in questa figura”, continua la professoressa, “ed è inoltre possibile ricorrere anche all’uso di piattaforme on line per un supporto da remoto”.
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Non solo sopravvivere, ma vivere davvero
“La cronicizzazione del cancro è ormai una realtà grazie alle migliori e più personalizzate terapie", sottolinea Pravettoni. Ma vivere più a lungo non significa necessariamente vivere meglio. "L’assistenza socio-sanitaria deve farsi maggiormente carico dei problemi fisici indotti dalla neoplasia, come il dolore o l’affaticamento. Vi sono poi altre questioni da affrontare, come il non sempre facile ritorno al lavoro o le numerose difficoltà finanziarie che fanno seguito alla patologia.” E poi c’è il nemico silenzioso: la paura. “Un paziente vive con la paura costante di una possibile, e spesso molto probabile, ricomparsa della neoplasia. Infine la sofferenza psicologica, l’ansia o la depressione tendono a proseguire anche dopo la fine del periodo di somministrazione dei trattamenti”.
Un’urgenza per l’Europa
“I problemi sociali causati dai tumori provocano o amplificano anche i disagi psicologici”, conclude la prof.ssa Pravettoni. “Tutto ciò implica costi diretti e indiretti elevati per tutti i sistemi sanitari nazionali, oltre che a considerevoli spese sociali. Se vogliamo davvero sconfiggere il cancro non è più rinviabile un miglioramento dei servizi di psiconcologia in tutta Europa”. L’obiettivo non è solo prolungare la vita, ma ampliarla. “Bisogna aiutare le persone non solo ad allungare la propria vita ma anche ad allargarla. Dobbiamo far in modo che tutti i nuovi bisogni dei malati siano riconosciuti e le loro sofferenze quotidiane alleviate”.

