Affrontare un tumore del seno metastatico significa convivere ogni giorno con domande, paure e nuove scelte. Per molte donne l’accesso agli esami più innovativi può fare la differenza, ma non sempre questo accade. In Italia, solo una donna su dieci con tumore del seno metastatico endocrino responsivo ha effettuato una biopsia liquida. Ad accendere i riflettori su questo tema sono i risultati di una survey promossa da Fondazione Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) tra malati e caregiver nell’ambito della campagna nazionale Tumore del Seno Metastatico e la Mutazione ESR1 e presentati oggi al termine del progetto che è stato reso possibile con la sponsorizzazione non condizionante di Menarini Stemline.
Cosa pensano pazienti e caregiver
La survey promossa da Fondazione Aiom mostra un quadro chiaro. Per pazienti e caregiver la biopsia liquida è percepita come un esame prezioso. Il 58% la considera indolore, il 6% sottolinea l’assenza di effetti collaterali, il 37% valuta positivamente i costi contenuti e il 41% apprezza il fatto che possa essere ripetuta nel tempo. Il 62% ritiene che le terapie innovative debbano essere subito disponibili nel nostro Paese, mentre per il 29% queste cure hanno meno controindicazioni rispetto ai trattamenti tradizionali. Resta, però, un nodo informativo. Il 3% pensa che non sia possibile cronicizzare il tumore del seno metastatico, solo il 12% sa dell’esistenza di mutazioni come ESR1 e oltre l’80% chiede più informazioni sulla malattia.
Una campagna nata per colmare distanze
La survey è parte della campagna nazionale “Tumore del Seno Metastatico e la Mutazione ESR1”, sostenuta da Fondazione Aiom che ha incluso due survey (una dedicata agli oncologi), webinar, attività social, videointerviste e un tour nazionale con incontri in nove Regioni che hanno coinvolto oncologi, patologi e professionisti delle Breast Unit. L’obiettivo era portare più consapevolezza sulle forme avanzate del carcinoma mammario e sull’importanza di personalizzare diagnosi e trattamenti.
Perché la biopsia liquida è centrale
Nel nostro Paese i casi di carcinoma mammario metastatico ammontano a oltre 50.000. “Si calcola - sottolinea Saverio Cinieri, Past President di Fondazione Aiom - che circa il 70% risulta positivo a recettori ormonali e negativo per il recettore HER2 e viene affrontato soprattutto con la somministrazione della terapia ormonale endocrina. Il trattamento ha l’obiettivo di frenare le vie di ‘rifornimento’ del cancro anche se un numero non trascurabile di pazienti sviluppa una resistenza alla cura, a causa di specifiche mutazioni genetiche. Una di queste è la ESR1 ma oggi sono state messe a punto delle terapie mirate che funzionano anche per le fasi di malattia metastatica. È, però, indispensabile svolgere esami diagnostici innovativi come la biopsia liquida. Attraverso un campione di sangue il test può evidenziare la presenza di alcune mutazioni dalle quali è poi possibile verificare l’eventuale utilità di somministrare farmaci specifici. Ogni anno in Italia sono oltre 7.800 le pazienti con neoplasia mammaria che potrebbero trarre benefici da un esame che produce vantaggi sia per la singola donna malata che per l’intero sistema sanitario nazionale. Il campione di sangue deve però essere analizzato esclusivamente in laboratori con una strumentazione adeguata per garantire il rispetto di determinati parametri qualitativi”.
Il punto di vista degli oncologi
Dalla seconda survey emerge che il 22% degli oncologi non utilizza regolarmente la biopsia liquida, anche se l’81% ritiene che andrebbe prescritta più spesso. “E’ un esame che sta diventando sempre più importante e non solo nel trattamento del carcinoma mammario” spiega Alberto Zambelli, Direttore dell'Oncologia medica dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Professore Associato di Oncologia all'Università di Milano Bicocca. “Una delle prossime sfide, del nostro servizio sanitario nazionale, è garantire con una certa rapidità a tutte le donne la diagnostica avanzata. Il tumore del seno con più di 53mila nuovi casi l’anno è una neoplasia in continua crescita in termini di incidenza e sopravvivenza. Al tempo stesso sono in aumento le nuove possibilità terapeutiche anche per la fase metastatica della malattia. Quindi sempre più donne, in Italia e in Europa, avranno bisogno della biopsia liquida che dovrebbe così entrare nella pratica clinica quotidiana, per individuare alcune mutazioni nel carcinoma avanzato metastatico. Può essere anche ripetuta senza problemi nel corso del tempo e permettere così un monitoraggio continuo dell’evoluzione, in tempo reale, del tumore. Esistono, in alcune Regioni, dei buoni modelli organizzativi che sono in grado di elargire con una certa rapidità il test. Possono essere presi ad esempio anche da altri territori che al momento sono invece in difficoltà nel garantire l’accesso all’esame”.
Un futuro che dipende anche dalla conoscenza
“Nei mesi scorsi attraverso la nostra campagna nazionale abbiamo deciso di promuovere una nuova cultura sul carcinoma mammario metastatico in tutta Italia” conclude Cinieri. “E’ una malattia che può essere cronicizzata anche grazie ad una maggiore personalizzazione dell’intero percorso di cura. Il futuro dell’oncologia medica passa anche dalla sempre maggiore ricerca di mutazioni attraverso le nuove tecnologie”.

