Più empatia, più informazioni sui trattamenti, un linguaggio più chiaro e più tempo a disposizione col medico. Sono i bisogni - e le richieste - delle pazienti con tumore al seno, emerse dall’indagine promossa da Europa Donna Italia realizzata da Iqvia Italia che ha indagato come funziona oggi la comunicazione tra medici e pazienti su un campione di 168 donne. I risultati mostrano che, a fronte di tante donne che si dichiarano soddisfatte del rapporto e della comunicazione con il proprio medico, tante percepiscono ancora lacune. Ed è su questo che c’è da lavorare, tramite formazione e sensibilizzazione, come ha ricordato Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia: “Sappiamo bene, dall’ascolto delle pazienti, che la capacità relazionale, la chiarezza nella comunicazione e l’empatia del medico non sono aspetti secondari nel percorso di cura. Il nostro obiettivo è trasformare le evidenze emerse in una conoscenza concreta, capace di orientare il cambiamento”.
I dati della survey
L’indagine - guidata da Isabella Cecchini, direttrice Primary market research e responsabile Centro Studi Iqvia e presentata durante il corso di formazione universitario rivolto a medici under 40 “Laudato Medico Young - Comunicare è curare” - ha evidenziato quali sono le lacune più forti in tema di comunicazione medico paziente. Solo la metà delle pazienti afferma di conoscere a fondo benefici ed effetti collaterali dei trattamenti e solo il 40% si dice pienamente informato sulla malattia, tanto che il 21% dichiara di volere più informazioni sulle terapie, e il 16% vorrebbe più tempo durante le visite e più possibilità di comunicazione con i medici (il 20% delle donne sente sbrigativi gli appuntamenti con l’oncologo). “Comunicare con una donna che riceve una diagnosi di tumore al seno significa saper ascoltare non solo ciò che viene detto, ma anche ciò che fatica a essere espresso - ha commentato Paolo Guiddi, psico-oncologo dell’Istituto Europeo di Oncologia e del Dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano, relatore del corso - Paura, smarrimento, timore della recidiva e preoccupazioni legate alla vita quotidiana possono rimanere sullo sfondo della visita, anche quando la paziente non riesce a trasformarle in una domanda”. Dall’indagine emerge come solo il 17% definisce empatico o chiaro l’oncologo e il 24% delle donne vorrebbe una maggior presa in carico emotiva e psicologica, sostegno che oggi spetta quasi interamente alle famiglie (almeno per sette pazienti su dieci). “Compito del medico è quindi anche creare uno spazio in cui questi bisogni possano emergere, senza dare per scontato che ciò che non viene detto non sia importante”, prosegue Guiddi.
Comunicazione medico-paziente: serve investire nella formazione
Ed è per questo che, hanno ribadito gli esperti durante il corso (realizzato con la collaborazione degli psico-oncologi del Dipartimento di oncologia ed onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano guidati da Gabriella Pravettoni, Direttrice della divisione di psiconcologia presso l’Istituto Europeo di Oncologia, e promosso dalle società scientifiche Aiom, Airo, Anisc e Sirm) serve più formazione per migliorare la comunicazione medico paziente. “È necessario - conclude Guiddi - sviluppare competenze relazionali per costruire nel tempo un dialogo con la paziente che tenga conto dei suoi valori e delle sue priorità, favorendo una partecipazione consapevole alle decisioni e accompagnandola nelle diverse fasi del percorso. In questo senso, comunicare non è qualcosa che si aggiunge alla cura: è parte della cura”. Un messaggio che non è rivolgo solo agli oncologi, ma a tutti gli specialisti che si occupano della gestione della donna (ed è per questo che il corso ha visto la partecipazione di diverse figure come, oltre gli oncologi, anche radiologi, radioterapisti e chirurghi senologi che lavorano presso le Breast Unit).

