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Microcitoma polmonare, nuove prove di efficacia per l’immunoterapia

(Foto: 3dMediSphere/Science Photo Library/Getty Images)
(Foto: 3dMediSphere/Science Photo Library/Getty Images) 

Presentati al congresso Esmo i dati dello studio Astride su serplulimab in combinazione con la chemioterapia nel carcinoma a piccole cellule in stadio avanzato. Esperti: "Benefici confermati in prima linea"

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Un tumore aggressivo e spesso diagnosticato già in fase avanzata: il carcinoma polmonare a piccole cellule (microcitoma) rappresenta circa il 15% delle diagnosi di tumore al polmone in Italia, pari a oltre 6000 nuovi casi all'anno. Contro la malattia, da qualche tempo, è stato reso disponibile l'immunoterapia serplulimab combinato con chemioterapia. Oggi, dal congresso della European Society for Medical Oncology (Esmo), che si è chiuso nei giorni scorsi a Madrid, arrivano nuove prove a sostegno del trattamento contro il carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso. Arrivano dallo studio Astride, condotto negli Stati Uniti per analizzare l'efficacia e il profilo di sicurezza del farmaco serplulimab rispetto ai trattamenti standard.

Lo studio Astride e i dati clinici

Lo studio Astride è stato promosso su richiesta della Fda per raccogliere dati su una popolazione occidentale rappresentativa della pratica clinica occidentale (lo studio precedente Astrum-005 era stato infatti condotto tra Russia, Polonia, Cina, Georgia e Turchia). La sperimentazione ha coinvolto 201 pazienti con microcitoma esteso e ha messo a confronto serplulimab e atezolizumab (un altro immunoterapico), entrambi in combinazione con chemioterapia. Nei pazienti trattati con serplulimab la sopravvivenza globale mediana è stata di 12,39 mesi rispetto ai 10,15 mesi osservati con atezolizumab. Nel sottogruppo di pazienti che hanno iniziato contemporaneamente immunoterapia e chemioterapia fin dal primo ciclo, la sopravvivenza globale mediana è risultata di 13,37 mesi rispetto ai 10,85 mesi del gruppo di confronto. Sul fronte della sicurezza non sono emersi nuovi segnali di rischio, mostrando un profilo di tollerabilità sovrapponibile tra i due bracci di trattamenti. Gli eventi avversi legati al trattamento di grado 3 o superiore hanno riguardato il 73,7% dei pazienti trattati con serplulimab e il 73,0% di quelli con atezolizumab, mentre gli eventi avversi gravi si sono attestati rispettivamente al 9,1% e al 7,0%.

Il quadro clinico e l'analisi degli esperti

"Il carcinoma polmonare a piccole cellule è un tumore maligno caratterizzato da un’elevata aggressività", spiega Silvia Novello, Direttore della Scdu Oncologia Medica dell’Aou San Luigi Gonzaga e Professore Ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Torino. “Si calcola che fino al 70-80% dei pazienti, al momento della diagnosi, ha già una neoplasia in stadio esteso con metastasi a distanza e spesso a livello cerebrale, epatico, surrenalico e osseo. La strategia terapeutica più efficace deve pertanto prevedere trattamenti sistemici”.

I dati emersi confermano i risultati del precedente studio di fase 3, Astrum-005, aggiunge Francesco Grossi, Direttore Uo Oncologia Medica dell'Irccs Azienda Ospedaliera Metropolitana di Genova: “Il tasso di sopravvivenza a due anni ammonta al 32,2% ed è identico in entrambi gli studi. Viene così fornita una nuova ed importante valutazione clinica di serplulimab in una ampia popolazione di pazienti. È confermato il beneficio che può garantire la terapia come prima linea di trattamento per un tumore polmonare insidioso, a progressione rapida che mette a rischio la vita del paziente”.