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Controllare il dolore cronico grazie agli ultrasuoni

Il prototipo del dispositivo per la neurostimolazione ( Credit: The Zhou Lab - University of Southern California- USC)
Il prototipo del dispositivo per la neurostimolazione ( Credit: The Zhou Lab - University of Southern California- USC) 

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L’idea di trattare il dolore cronico con una stimolazione elettrica circola già da un po’, e già da anni neurochirurghi e pazienti possono contare su dispositivi di neurostimolazione – anche detti pacemaker spinali – per interrompere i segnali dolorosi a livello del midollo spinale. Ma il campo dei pacemaker spinali è in continua evoluzione e oggi, negli Usa, un team di ricercatori mostra il prototipo di stimolazione del midollo spinale con un nuovo dispositivo altamente flessibile e soprattutto wireless, che si attiva grazie agli ultrasuoni. Il dispositivo è stato descritto dalla pagine di Nature Electronics.

Neurostimolazione spinale attivata dagli ultrasuoni

La stimolazione del midollo spinale può essere utilizzata in diverse condizioni, per esempio per trattare dolore alla schiena in seguito a un intervento o la sindrome dell’arto fantasma. Ma perché rinnovare il campo dei neurostimolatori spinali? Uno dei motivi, spiegano dalla University of South California, ha a che fare con la necessità di alleggerire questi dispositivi e di rendere più facile la loro ricarica o sostituzione delle batterie (e relativi interventi chirurgici).

La soluzione proposta dal team guidato da Qifa Zhou è stata quella di rendere il loro dispositivo ricaricabile in wireless, grazie all’utilizzo degli ultrasuoni. “Sfruttando il trasferimento wireless di energia ad ultrasuoni e il sistema di feedback a circuito chiuso, questo stimolatore con trasmettitore a ultrasuoni indossabile elimina il bisogno di ingombranti batterie impiantate e consente una modulazione del dolore regolabile in tempo reale con precisione, ha spiegato Yushun Zeng, primo autore del paper, prossimo al dottorato.

Gli ultrasuoni trasmessi dal trasmettitore vengono infatti convertiti in energia elettrica. L’azione del dispositivo impiantato nel midollo spinale, in maniera analoga ad altri più tradizionali, è quella di inibire la trasmissione del segnale doloroso, nello specifico, si legge nello studio, “alterando il bilancio tra stimoli nocicettivi e antinocicettivi”.

Neurostimolazione personalizzata

Il nuovo device è per ora un prototipo testato con successo nei ratti. Nei test del dolore, gli animali potevano muoversi in due diversi box, in uno dei quali veniva attivato lo stimolatore. E si muovevano in maniera non casuale, mostrando una spiccata preferenza per il box in cui veniva attivata la stimolazione del midollo spinale. Il dispositivo - grande appena mezzo dito e completamente flessibile - è integrato con un sistema di rilevamento del dolore. Questo registra l'attività cerebrale associata al dolore in maniera continua e usa questa informazione (codificata e interpretata grazie ad algoritmi di machine learning) per regolare l'intensità della stimolazione elettrica. Questo aspetto, sottolineano gli autori, è particolarmente importante in ottica di personalizzazione della stimolazione, adattandola al bisogno: non solo perché il dolore è diverso da paziente a paziente, ma anche perché può variare all’interno della stessa persona nel tempo.

Quello sviluppato dai ricercatori non è che un modello da ottimizzare tanto nell’hardware quanto nel software, ma i risultati, concludono gli esperti, mostrano che è possibile utilizzare un sistema simile ad ultrasuoni per la gestione del dolore cronico.