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Diabete di tipo 1, l’Europa ha approvato la terapia che ritarda la malattia

(foto: Halfpoint Images/Moment/Getty Images)
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Teplizumab, l’anticorpo monoclonale per ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 1, è appena stato approvato da parte dell’Unione Europea. Nel mentre, in Italia, continuano le somministrazioni a uso compassionevole: tra gli ultimi a riceverlo una ragazza di 14 anni, trattata al Policlinico San Matteo di Pavia. “Grazie alla disponibilità di teplizumab - fanno sapere dalla struttura - diventa possibile affiancare alla diagnosi precoce anche una strategia terapeutica in grado di posticipare l'esordio clinico della malattia, con potenziali benefici rilevanti per bambini, adolescenti e famiglie, sia nel breve che nel lungo periodo".

L’anticorpo che ritarda il diabete: come agisce

Il teplizumab è un anticorpo monoclonale sviluppato come terapia per il diabete di tipo 1, una patologia a base autoimmunitaria in cui la malattia insorge perché il sistema immunitario colpisce, distruggendo, le cellule beta del pancreas, quelle che producono l’insulina, impedendo così la corretta regolazione della glicemia. Il teplizumab contrasta questo meccanismo, impedendo ai linfociti T di distruggere le cellule beta e favorendo una situazione di cosiddetta tolleranza immunitaria (le cellule proprie dell’organismo non sono più viste come una minaccia). Può essere utilizzato nel ritardare il diabete - e il farmaco è già stato approvato in diversi paesi al mondo - quando la malattia non sia già conclamata, aumentando i rischi per la salute.

Prima che infatti la distruzione delle cellule beta sia ormai praticamente completa, si osservano degli stadi preclinici, identificabili grazie alla presenza nel sangue di autoanticorpi (gli anticorpi diretti verso componenti proprie dell’organismo, come le cellule beta appunto) e alterazioni della glicemia. Gli studi che hanno portato all’approvazione del farmaco hanno mostrato che l’anticorpo ritarda l’insorgenza del diabete vero e proprio a partire da uno stadio preclinico, di circa due anni rispetto al placebo, spiegano dall’azienda produttrice del farmaco.

Le prime somministrazioni in Italia

L’anticorpo appena approvato dall’Ema per adulti e bambini a partire dagli otto anni, in Italia è già stato somministrato a uso compassionevole. I primi a riceverlo sono stati una giovane paziente di Palermo, un paziente a Firenze, cui si aggiunge ora la ragazza trattata al Policlinico San Matteo di Pavia. Il farmaco viene somministrato in 14 infusioni endovenose. La ragazza trattata a Pavia ha manifestato una linfopenia transitoria come effetto collaterale, ma che si è risolta in una settimana. Le linfopenie transitorie, insieme alle eruzioni cutanee, sono i principali effetti osservati in seguito alla somministrazione del farmaco, il cui utilizzo, rimarcano gli esperti, sarà quanto più importante quanto più diffusa sarà l’identificazione dei soggetti più a rischio di diabete di tipo 1, anche attraverso campagne di screening.