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Problemi alla cuffia dei rotatori: la risonanza magnetica non è un esame così specifico

(Foto: krisanapong detraphiphat/Moment/Getty Images)
(Foto: krisanapong detraphiphat/Moment/Getty Images) 

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Dolori o meno, dopo i 40 anni è molto probabile che qualche stranezza a livello anatomico insorga comunque, come conseguenza del processo di invecchiamento. Lo ha evidenziato uno studio pubblicato nei giorni scorsi sulle pagine di Jama Internal Medicine mostrando come anomalie alla cuffia dei rotatori non si riscontrino solo in quasi tutte le persone che lamentano fastidi alla spalla, ma anche in chi non riporta alcun tipo di sintomo. Le percentuali delle anomalie riscontrate negli esami di imaging nei due gruppi sono infatti praticamente le stesse: 98% contro il 96%. Che cosa significa questo nella pratica?

La cuffia dei rotatori: una zona “problematica”

Con cuffia dei rotatori si intende un gruppo di muscoli e tendini che regolano il movimento della spalla, in uno spazio ristretto, particolarmente soggetti a infiammazione e rottura, spiegano gli esperti, e relativo dolore. Non di rado, infatti, i dolori alla spalla sono imputabili a problemi alla cuffia dei rotatori, ma quanto spesso sono davvero associati? O di contro, quanto spesso possono essere presenti anomalie senza che siano presenti sintomi?

Le analisi di risonanza magnetica alle spalle

Queste sono le domande da cui è partita la ricerca di un team di ricercatori finlandesi e australiani che ha analizzato i dati di risonanza magnetica a entrambe le spalle di circa 600 persone, selezionate a livello di popolazione. Tutti i partecipanti sono stati esaminati clinicamente, ma solo alcuni lamentavano dolori alla spalla al momento del test. Tra quelli asintomatici alcuni avevano avuto problemi in passato, come infortuni o interventi. Dalle analisi è emerso che solo 7 persone su tutto il campione avevano una cuffia dei rotatori normale, ovvero senza tendinopatie - più comuni sotto i 55 anni - lesioni parziali o complete, più frequenti tra gli over 55. Come accennato, la prevalenza di anomalie era per lo più la stessa tra sintomatici e non (solo per le lesioni complete si osservava una differenza più marcata), e in generale i danni erano più marcati andando avanti negli anni (ma senza preferenze di sesso). Poche in generale, notano gli esperti, le lesioni più estese.

Anomalie non anomale alla cuffia dei rotatori

“L'elevata prevalenza di risultati anomali della risonanza magnetica e la loro scarsa concordanza con i sintomi mettono in discussione l'attribuzione di routine dei sintomi della spalla direttamente alle anomalie dell'imaging”, scrivono gli autori. Se non è possibile dunque collegare direttamente fastidi alla spalla a problemi alla cuffia dei rotatori (dal momento che si osservano anche in chi di fastidi non ne ha), è necessario valutare attentamente i risultati degli esami di imaging unitamente ai dati clinici dei pazienti, rimarcano gli autori. Nelle persone più avanti con gli anni, e in assenza di traumi o deficit funzionali, gli esami di imaging da soli, la risonanza magnetica in questo caso, hanno un ridotto valore diagnostico perché non sono così specifici, continuano gli autori.

La conseguenza, concludono, è che trovare qualcosa di anomalo a livello della cuffia dei rotatori dopo i 40 anni, e a maggior ragione andando avanti con gli anni, è piuttosto probabile e da considerarsi più normale che patologico e bisognoso di interventi. D’aiuto secondo gli autori potrebbe essere anche modificare il linguaggio con cui chiamiamo le anomalie alla cuffia dei rotatori, medicalizzandolo meno.