L’intervento di sostituzione totale dell’anca si conferma il trattamento più efficace per i pazienti affetti da artrosi dell’anca in forma moderata o grave. È quanto emerge da un nuovo studio realizzato dall’Università della Finlandia Orientale insieme all’Ospedale Universitario di Kuopio, che ha confrontato gli effetti della chirurgia con quelli della sola terapia conservativa basata su esercizi fisici. Nel corso di un anno di osservazione, i pazienti sottoposti all’intervento chirurgico hanno ottenuto risultati significativamente migliori rispetto a chi ha seguito solo un programma di esercizi autogestiti. In particolare, sono stati registrati miglioramenti più evidenti nella riduzione del dolore, nella funzionalità fisica e nella qualità della vita.
I numeri della sostituzione totale d’anca
L’artroplastica totale dell’anca è una delle operazioni chirurgiche più eseguite in ambito ortopedico. Stando al report del Registro italiano artroprotesi (Riap) del 2023, nel 2022 solo nel nostro Paese sono stati eseguiti oltre 93 mila sostituzioni totali di anca, la stragrande maggioranza dei casi programmati, con un netto aumento rispetto all’anno precedente. Nonostante ciò, sottolineano gli autori della ricerca pubblicata su Bone and joint journal, gli studi randomizzati controllati (quelli considerati più affidabili per valutare l’efficacia di trattamenti medici) che ne confrontano direttamente l’efficacia con il trattamento conservativo nei casi di artrosi moderata o severa sono ancora molto limitati. Quello finlandese, infatti, è solo il secondo ed è quello con il più lungo tempo di osservazione.
Chirurgia e trattamento conservativo a confronto
Nella ricerca sono stati coinvolti 120 pazienti affetti da osteoartrosi dell'anca (una condizione patologica cronica e degenerativa dovuta all’usura progressiva della cartilagine che riveste l’articolazione in cui si inserisce la testa del femore) da moderata a grave, che sono stati divisi in due gruppi in modo casuale: 60 pazienti hanno ricevuto l'intervento di artroplastica totale d'anca seguito da riabilitazione post-operatoria, 60 hanno seguito esclusivamente un programma di trattamento conservativo, ossia un programma di esercizi autogestito su indicazioni specifiche fornite dai ricercatori. Anche coloro che hanno affrontato l’artroplastica totale dell’anca hanno ricevuto poi le stesse istruzioni dopo l’operazione, così da consentire un confronto diretto tra i due approcci terapeutici.
Dopo l’operazione si sta meglio
All’inizio dello studio e dopo 12 mesi, i ricercatori hanno raccolto dati su diversi aspetti legati alle condizioni dei partecipanti, dalle prestazioni fisiche a indicatori relativi ai sintomi, dalla capacità funzionale alla qualità della vita. Le differenze tra i due gruppi sono state significative. Il dolore, per esempio, si è ridotto in misura molto maggiore nei pazienti sottoposti all’intervento di sostituzione totale dell'anca rispetto a quanto osservato nelle persone trattate soltanto con esercizi fisici. Anche la capacità funzionale è risultata migliore nel gruppo chirurgico che ha mostrato, inoltre, progressi superiori per quanto riguarda le prestazioni fisiche complessive e una migliore qualità della vita.
Secondo Heikki Kröger dell’Università della Finlandia Orientale, che ha coordinato il lavoro di ricerca, i dati raccolti indicano in modo chiaro come l’intervento garantisca benefici più ampi rispetto alla sola terapia conservativa: un risultato che dovrebbe influenzare l’approccio clinico futuro, riducendo, salvo altre controindicazioni, i tempi di accesso all’intervento per i pazienti che convivono con dolore e limitazioni motorie importanti.
