Le persone affette da malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) hanno un rischio significativamente più alto di sviluppare disturbi psichiatrici rispetto al resto della popolazione. È quanto emerge da uno studio appena pubblicato sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology, i cui risultati suggeriscono come questa vulnerabilità psicologica inizi a manifestarsi già alcuni anni prima che venga formulata una diagnosi ufficiale della patologia intestinale.
I disturbi più frequenti
Lo studio ha preso in esame i dati clinici di oltre 40 mila pazienti svedesi con Mici, patologie come il morbo di Chron o la colite ulcerosa che sono caratterizzate da un'infiammazione cronica e persistente del tratto digerente e che hanno un grosso impatto sulla vita di una persona, influenzandone ogni aspetto, dal lavoro alle relazioni. L’analisi ha evidenziato la maggiore predisposizione allo sviluppo di problemi mentali rispetto alla popolazione generale. Depressione maggiore e disturbi d’ansia sono risultati le sfide più comuni, ma anche il rischio di abuso di sostanze è aumentato. In alcuni casi, poi, dopo la diagnosi di Mici, si sono registrate diagnosi di disturbi dello spettro autistico.
Il rischio psichiatrico inizia anni prima della diagnosi
Il momento più critico per la salute mentale dei pazienti coincide con il periodo immediatamente successivo alla diagnosi ufficiale e il rischio rimane elevato per almeno un decennio. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che la probabilità di soffrire di un disturbo psichiatrico inizia a salire già due o tre anni prima che la malattia intestinale venga accertata ufficialmente. Questa fase precedente alla diagnosi è spesso contraddistinta da quella che gli esperti definiscono infiammazione subclinica, una condizione in cui l'intestino è già danneggiato, ma i sintomi non sono ancora così evidenti da permettere una diagnosi clinica certa. Proprio l’infiammazione potrebbe essere alla base del fenomeno: gli autori ipotizzano che potrebbe interferire con l’asse intestino-cervello, quel complesso sistema di segnali biochimici e nervosi che permette al sistema digerente e al cervello di dialogare costantemente, minando così l’equilibrio sia fisico che psicologico.
Non è solo genetica
La ricerca, infine, ha prodotto un confronto tra pazienti e loro fratelli e sorelle non affetti da disturbi intestinali. L’obiettivo era verificare se la fragilità mentale fosse dovuta alla genetica familiare condivisa o a fattori ambientali vissuti durante l'infanzia, ma poiché i pazienti con Mici mostravano un rischio psichiatrico superiore anche rispetto ai propri fratelli sani, è emerso in modo chiaro che la malattia intestinale svolge un ruolo diretto sull’equilibrio mentale. "È giunto il momento di gestire attivamente le patologie psichiatriche nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali", ha commentato Jiangwei Sun, autore principale dello studio. Integrare il supporto psicologico e il monitoraggio dei sintomi psichiatrici fin dalle primissime valutazioni gastroenterologiche diventa fondamentale per rispondere ai bisogni complessi di questi pazienti e permette di migliorare anche la gestione medica della Mici.
