“Tutto è successo nell'estate del 2022, avevo 36 anni. Rientrando da una serata, mi sono sfiorata il seno e ho sentito un corpo estraneo. Sono andata dalla mia ginecologa: ‘Sembra una cisti, però io farei una mammografia’, mi ha detto. Nella voce avvertivo una certa urgenza, ma il tono non era allarmistico. Ho lasciato passare del tempo. C'è voluto l’intervento di una mia amica che ha minacciato di portarmi a forza a fare l’esame se non lo avessi prenotato. Il tumore era una nocciolina di poco più di un centimetro, ma nel giro di tre settimane era cresciuta fino a raggiungere i tre centimetri e mezzo. L'ho chiamato Speedy”.
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La diagnosi come una sfida
Letizia parla del tumore al seno con tranquillità, sorridendo, come ha cercato di fare sempre durante tutto il percorso. Per dire: durante le sedute di chemioterapia cantava per accogliere le compagne. Al braccio destro porta la banda elastica per il linfedema che le impedisce di fare parecchie cose, compreso scrivere bene al computer e quindi, di cercare lavoro: una conseguenza della rimozione di 30 linfonodi ascellari, dove il tumore si era diffuso, e della radioterapia. Ma la prima reazione è stata di rivalsa: “So che può sembrare strano, ma l’ho presa come una sfida. Ho scelto di dare spazio alla resilienza, di trasformare la situazione negativa in qualcosa di positivo fin dall’inizio, mentre mia madre per poco non sveniva”.
Comprendere il rischio di recidiva
Dopo la chemioterapia e l’intervento, però, la cura doveva continuare. Con quella che chiamano terapia adiuvante, che serve per ridurre il più possibile il rischio che la malattia possa tornare. In altre parole, per cercare di prevenire la recidiva del tumore. C’è sempre un rischio - diverso da persona a persona, in base al tipo di tumore, alle sue caratteristiche e a quelle della paziente - che seppur basso non può essere ignorato. “Ero stata informata dall’oncologo e, come ho detto, l'avevo presa bene. Sapevo già che non sarebbe finita presto: è qualcosa che impari anche soltanto frequentando il reparto di oncologia, o parlando con altre pazienti. È intrinseco nella malattia e nel mio caso la probabilità che il tumori torni non è bassa, perché c’erano quelle celluline residue dopo la chemio e l’intervento.... Quindi non è stata una sorpresa che dovessi continuare le terapie farmacologiche”.
Il tumore non c’è più, ma bisogna continuare le cure
A giugno del 2023, Letizia ha cominciato la terapia ormonale e a ottobre si è aggiunta una nuova terapia mirata (della classe degli inibitori delle cicline chinasi dipendenti, CDK4/6, recentemente approvati anche per le fasi precoci di tumore al seno ormono-sensibile, ad alto rischio di recidiva). “Ammetto - riprende Letizia - che è una fase strana del percorso. Da una parte ti senti fuori dalla malattia: il tumore teoricamente non c’è più e se non facessi nessuna cura starei fisicamente meglio, perché ogni terapia comporta degli effetti collaterali con cui bisogna imparare a convivere. Dall’altra so che il vero verdetto sarà tra almeno 10 anni e che devo continuare a prevenire la recidiva, che non posso mollare. Il tuo corpo però cambia, accumula gli effetti di tutto quello che hai passato: fai fatica a riconoscerti, a cercare lavoro, a programmare il futuro con un’altra persona, hai paura della sessualità per via della menopausa precoce che provoca secchezza, non puoi pensare ad avere un figlio per molto tempo e non puoi affidarti all’adozione. Al momento non vedo la possibilità di pensare a una mia famiglia… Insomma, non sempre è facile continuare su questa strada. Bisogna essere informate e preparate”.
Pronta a prevenire
Proprio per questi motivi ha detto di sì quando le è stato chiesto di essere uno dei volti della nuova campagna di sensibilizzazione “Pronte a prevenire” sull’importanza della terapia adiuvante per le donne che hanno affrontato un tumore al seno localizzato, un’iniziativa promossa da Novartis in collaborazione con quattro grandi associazioni di pazienti: Europa Donna Italia, Andos, Fondazione IncontraDonna e Salute Donna. Letizia è infatti una delle quattro pazienti che compaiono sul sito e nel video emozionale della campagna (che si può trovare su etempodivita.it), un progetto che offrirà supporto informativo attraverso interviste ad esperti e approfondimenti sul tumore al seno localizzato e che coinvolgerà le community online di Facebook e Instagram.
Un messaggio potente
“Quando Europa Donna mi ha chiesto se volessi metterci la faccia, la mia risposta non è stata immediata - confida - So che non bisogna fare il paragone tra prima e dopo il tumore, ma dopo quello che si vive l’autostima cala e le incertezze aumentano. Mi chiedevo se sarei riuscita ad esprimere quello che volevo, anche con il linguaggio del corpo. Alla fine ho accettato e per me ha avuto un significato di riscatto. Da quando mi ero ammalata non mi ero più comprata neanche un paio di pantaloni e partecipare mi ha dato quella spinta per riprendere in mano la mia vita”. L'altro motivo per cui ha accettato è poter dare il suo apporto: “Il messaggio a mio avviso è potente, sia per quello che abbiamo vissuto sia per quello che siamo diventate”.
Il coraggio della condivisione
Che la condivisione sia fondamentale, Letizia lo aveva già capito grazie all'associazione di cui fa parte. “A 36 anni non sai nulla del tumore al seno. L’associazione è stata la mia guida, la mia ‘medicina’. Lo dico sempre a tutte le pazienti che mi capita di incontrare: fare parte della vita associativa per me ha significato migliorare dal punto di vista fisico e psicologico. Ho stretto amicizie importanti, mi ha aiutato a non sentirmi sola, ad elaborare la malattia”. E conclude: “Il coraggio della condivisione può davvero diventare luce per molte persone”.