Si torna a parlare di pillola anticoncezionale e rischio di tumore al seno. L'occasione la dà un nuovo studio di popolazione - il più ampio mai condotto in quest'ambito - pubblicato oggi su Jama Oncology. Che, rispetto ai precedenti, presenta alcune novità: prima tra tutte il fatto di considerare i diversi tipi di contraccezione ormonale, tra cui quelli basati anche sui soli progestinici (come le cosiddette minipillole), le spirali medicate, gli anelli e le iniezioni periodiche. Lo firmano ricercatori dell’Università di Uppsala, in Svezia, che hanno analizzato i dati di oltre due milioni di donne adulte e adolescenti - tra i 13 e i 49 anni - nell’arco di 18 anni.
Di quanto aumenta il rischio, e per quali principi
I nuovi dati mostrano, in generale, un aumento del rischio lieve, che i ricercatori quantificano in un caso l’anno in più di tumore al seno per ogni 7.800 donne che utilizzano contraccettivi ormonali. Il che corrisponde a un incremento del rischio relativo medio del 24%: una percentuale in linea con quella degli studi più recenti. Il nuovo studio mostra però che questo piccolo incremento cambia in base al tipo di principio assunto: alcuni progestinici sembrano essere maggiormente associati al tumore al seno. In particolare, l'uso a lungo termine (5-10 anni) di prodotti a base di desogestrel è stato associato a un rischio maggiore di quasi il 50%, mentre l'uso di prodotti a base di levonorgestrel (un altro progestinico sintetico) è stato associato a un aumento del rischio inferiore al 20%. Le pillole contraccettive contenenti drospirenone in combinazione con estrogeni, invece, non sono state associate a un aumento del rischio di cancro al seno. Anche altri dispositivi ormonali, come le iniezioni di acetato di medrossiprogesterone e gli anelli vaginali con etonogestrel non hanno mostrato associazioni statisticamente significative.
Niente allarmismi: come interpretare i dati
“Prima di tutto è importante sottolineare che gli studi di popolazione, come questo, non possono stabilire un rapporto di causa-effetto: quello che osservano è una correlazione che non sembra essere dovuta al semplice caso, ma non è possibile conoscere, e quindi evitare, eventuali fattori di rischio confondenti, come il fumo, l’alcol, la sedentarietà o l’obesità - sottolinea Elsa Viora, presidente eletta della Società italiana di Ginecologia e Ostetricia - Il messaggio è sempre lo stesso: oggi abbiamo a disposizione tantissimi tipi di anticoncezionali ormonali, con diverse modalità di somministrazione e di formulazioni farmaceutiche: la contraccezione può e deve essere personalizzata”.
L’anticoncezionale deve essere “su misura”
Insomma, non si può pensare di prendere la pillola dell’amica, ma serve una buona consulenza contraccettiva da parte del ginecologo: “Va fatta sempre un’anamnesi accurata - prosegue Viora - che tenga conto di tutti gli altri fattori che possono far aumentare il rischio di tumore al seno, valutando, per ogni singola donna, i benefici che questi presidi hanno nell’evitare gravidanze indesiderate, nella gestione del dolore e di altre condizioni legate al ciclo mestruale. Nonché l’effetto protettivo, ben dimostrato, della pillola su altri tipi di cancro, primo tra tutti quello dell'ovaio (con una riduzione del rischio che va dal 30 al 50%, ndr.)”.
Un risultato in linea con gli studi precedenti
Finora la maggior parte degli studi - scrivono Åsa Johansson e colleghi dello SciLifeLab, autori dello studio - si è concentrata sulle pillole combinate a base di estro-progestinici, che sono state a lungo le più diffuse. Ottenere dati affidabili da studi retrospettivi, però, non è mai stato semplice, perché le formulazioni e le dosi degli ormoni utilizzati sono molto cambiate nel tempo, così come le abitudini delle donne. Oggi, inoltre, anche le altre opzioni - come le pillole con soli progestinici - sono diventate popolari (in Svezia più che in Italia). Da qui l’esigenza di studiarne le eventuali correlazioni con il rischio di tumore al seno nel lungo periodo. Già nel 2017 uno studio danese aveva osservato un possibile aumento del rischio relativo medio di circa il 20% (dallo 0 al 60%, a seconda del tipo di contraccettivo ormonale e della durata di assunzione). Poi, nel 2023, un altro studio condotto nel Regno Unito su circa 30 mila donne aveva riportato una correlazione tra l’uso di pillole, anche quelle a base di soli progestinici, e un aumento del rischio relativo di cancro al seno dell’ordine del 20-30%, ma soprattutto per le donne che le assumevano dopo i 35 anni.
Decisioni informate
I nuovi dati sembrano quindi confermare quanto già noto e non devono spaventare o indurre le donne a smettere di prendere la pillola, come sottolinea anche Fatemeh Hadizadeh, autrice principale della nuova ricerca: “I contraccettivi ormonali sono altamente efficaci e offrono importanti benefici per la salute. Oltre a proteggere dalle gravidanze indesiderate, riducono il rischio di cancro ovarico e dell’endometrio, alleviano i dolori mestruali e le emorragie abbondanti, aiutano a combattere l'acne e offrono alle donne un maggiore controllo sulla propria salute riproduttiva. Allo stesso tempo, va considerato che il cancro al seno è il tumore più comune. I risultati del nostro studio - conclude - forniscono a medici e donne informazioni utili per stabilire come sia meglio agire, soprattutto per chi presenta già fattori di rischio per il tumore del seno”.