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Infarto e ictus, così una App su misura favorirà la diagnosi rapida

Infarto e ictus, così una App su misura favorirà la diagnosi rapida

Essere veloci salva la vita. L’applicazione, con semplici domande e test rapidissimi, potrebbe favorire ricoveri precoci. E quindi preservare cuore e cervello

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In caso di infarto o di ictus, giungere presto in ospedale è fondamentale. Perché prima si arriva più aumentano le probabilità di non avere danni permanenti rispettivamente a cuore e cervello con conseguenti disabilità croniche. E soprattutto si rischia meno di morire: considerate che in genere almeno la metà dei decessi per ictus si verificano prima dell’arrivo al pronto soccorso. Solo che a volte si sottovalutano i sintomi e i segni dell’ischemia cardiaca, che può anche non presentarsi con il classico dolore fortissimo al torace che risale verso la gola, le braccia per manifestarsi in alcune parti del corpo che potrebbero confondere (ad esempio tra le scapole, alla bocca dello stomaco o alla mandibola), o magari non si reputa importante una perdita di forza della mano o un deficit nel parlare. Così si perde tempo. In futuro, forse, anche lo smartphone potrebbe aiutarci a capire quando e perché andare velocemente in ospedale grazie a delle app dedicate. Una di queste, chiamata ECHAS (Emergency Call for Heart Attack and Stroke), è stata da poco sottoposta ai primi test. I risultati di questa indagine iniziale, su poco più di 200 pazienti reali in pronto soccorso, sono stati pubblicati su JMIR Formative Research (primo nome Amar Dhand). Ed offrono speranze per un futuro in cui lo smartphone potrebbe diventare (anche) un salvavita.

Primi test positivi

La App nasce dalla collaborazione di studiosi dell’Università della Virginia, di Harvard e dell’Università Northeastern oltre ad altre istituzioni. E’ stata sviluppata per aiutare le persone a riconoscere precocemente i segnali di emergenze cardiache e neurologiche, in modo da ricevere assistenza il più rapidamente possibile e ottenere i migliori risultati possibili. In questo studio clinico su pazienti reali in pronto soccorso, l'applicazione si è dimostrata efficace nell'identificare le persone colpite da ictus o infarto. In particolare, si è rivelata altamente sensibile nell'individuare le persone che necessitavano di cure d'urgenza e soprattutto è stata considerata di facile impiego, il che è molto importante considerando che la risorsa è destinata a persone comuni. " Il nostro studio ha scoperto che l'App ECHAS è in grado di identificare con precisione i pazienti con infarto, ictus e altri problemi cerebrali o cardiaci d'urgenza che necessitano di valutazione al pronto soccorso o di ricovero ospedaliero – commenta in una nota dell’ateneo uno degli autori, Jonathan R. Crowe dell’Università della Virginia”.

Come funziona l’App

ECHAS in pratica riproduce sullo smartphone le domande che i medici pongono ai pazienti quando arrivano al pronto soccorso. Non solo: nell’applicazione è previsto anche un test che permette di misurare la compressione che si realizza con un dito, per rilevare segni di un deficit di forza su un lato del corpo. Una volta terminato il rapidissimo controllo virtuale, l'app calcola un punteggio di rischio e consiglia se chiamare il 112 o muoversi altrimenti. Nella sperimentazione clinica iniziale a 202 pazienti del pronto soccorso è stato chiesto di utilizzare l'applicazione dopo essere stati visitati e stabilizzati. Di questi pazienti, 57 presentavano sintomi di ictus e 145 sintomi di infarto. L'età media dei partecipanti era di 62 anni; la maggior parte era di razza bianca e 126 erano uomini. L'app si è dimostrata efficace al 100% nell'identificare i pazienti che sarebbero stati ricoverati in ospedale dopo la valutazione d'urgenza. Ed è stata anche veloce, rilevando gli ictus in meno di due minuti e gli infarti in un solo minuto. Sia chiaro. Siamo solo all’inizio. Ma le premesse sono incoraggianti.

Importante arrivare presto

“Una diagnosi precoce di infarto miocardico acuto permette di salvare vite e disabilità oltre che impattare positivamente sulla eventuale evoluzione in malattie croniche quali lo scompenso cardiaco – commenta Federico Nardi, Presidente designato ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) e Direttore della Cardiologia dell’Ospedale S.Spirito di Casale Monferrato. Inoltre un ritardo nella diagnosi crea anche i presupposti per una permanenza in reparto più lunga comportando anche maggiore impatto sociale e familiare. Noi cardiologi ripetiamo spesso che “il tempo è muscolo e vita” sottolineando l’importanza del tempestivo ed appropriato intervento di rivascolarizzazione e/o di stabilizzazione per salvare il muscolo cardiaco da possibili complicanze come l’arresto cardiaco, le aritmie, lo scompenso, minimizzandone il danno”. Ed allora? Allora smartwatch e/o smartphone possono consentire di ottenere informazioni importanti sull’attività fisica, sul ritmo sonno-veglia, sulla dieta, sulla pressione arteriosa, sulla saturazione di ossigeno, sulla frequenza cardiaca e altro. Quindi possono essere d’aiuto. Ma senza ma dimenticare che alla base deve esserci un’attenta prevenzione. “Al pari di una diagnosi precoce, è, almeno, altrettanto importante riconoscere e agire sui fattori di rischio cardiovascolare … ma questo è un altro capitolo – conclude Nardi”.