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Coronarie, valvole e non solo: l’Italia degli interventi senza bisturi sul cuore

Coronarie, valvole e non solo: l’Italia degli interventi senza bisturi sul cuore

I dati raccolti dagli esperti della cardiologia interventistica mostrano l’importanza delle procedure mini-invasive. Le nuove soluzioni tecnologiche

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Crescono le opportunità di procedure mini-invasive e di tecniche diagnostiche sempre più avanzate. Ma i numeri degli interventi dicono che l’aumento è lento, se non si considerano le innovazioni più recenti come i trattamenti di riparazione della valvola mitrale, o comunque i trattamenti appaiono stabilizzati. In certi casi con soddisfazione degli operatori, visto che la sostanziale conferma delle cifre delle angioplastiche coronariche rispetto all’anno precedente si può leggere come una buona notizia per le arterie dei connazionali, sempre più protette dalla prevenzione mirata sui fattori di rischio. A disegnare il quadro sono gli esperti della Società italiana di Cardiologia interventistica (Gise), sulla scorta delle informazioni raccolte nel report annuale.

Nel 2024, il numero totale di centri di cardiologia interventistica che hanno partecipato alla raccolta dei dati relativi a 255, pari al 93% di quelle attive in Italia. Le cifre di tutto il settore degli interventi sul cuore senza il classico bisturi vengono presentati al convegno “Think Hearth Whit Gise. Dal dato alla cura: strategie per un equo accesso” al ministero della Salute.

Gli interventi sulle valvole

Un dato colpisce: si ferma il trend di crescita delle Tavi, ovvero la sostituzione transcatetere di valvola aortica. Per la prima volta da quando la procedura è entrata nella pratica clinica per il trattamento della stenosi della valvola in Italia si assiste ad un sostanziale stop nella curva di crescita. Nel 2024 sono stati eseguiti quasi 13mila interventi, con un aumento del solo 0,24% rispetto al 2023.

“Questo dato segna una significativa inversione di rotta rispetto agli anni precedenti, che avevano visto crescite a doppia cifra (ad esempio, +13% nel 2023 e +13,6% nel 2022) – commenta Alfredo Marchese, presidente eletto Gise per il triennio 2025-2027. Una battuta d’arresto intempestiva, considerate le ultime evidenze scientifiche che stanno ampliando le indicazioni della Tavi e il già non soddisfatto fabbisogno nazionale”.

Cosa succede

In Italia ogni anno si eseguono 220 Tavi per milione di abitanti, quando invece il fabbisogno stimato è di circa 400 per milione di abitanti. La ripartizione geografica delle procedure Tavi nel 2024 mostra anche una persistente disparità regionale. Positivo invece è il bilancio degli interventi di riparazione della valvola mitrale, aumentati di oltre l’11%, e delle procedure sulla tricuspide, pur restando complessivamente numeri in assoluto non elevati (1934 per la mitrale, 481 interventi per la tricuspide nel 2024). Infine, pur non parlando di valvole, una tendenza in crescita si è osservata anche per le procedure di chiusura dell’auricola sinistra per la prevenzione dell’ictus (crescita di circa il 12% rispetto al 2023). La chiusura del forame ovale pervio (PFO), invece, si è mantenuta stabile nel 2024, con 4.529 procedure e una crescita minima dello 0,09% rispetto all’anno precedente.

Buone notizie per le coronarie

L'angioplastica coronarica (Pci) ha mostrato un leggero incremento nel 2024, raggiungendo un totale di 156.821 procedure, con una variazione positiva dello 0,76% rispetto al 2023. In questo caso, pur mantenendo un volume elevato, il rallentamento del tasso di crescita rispetto agli anni precedenti (+3,8% nel 2023 e +1,7% nel 2022) è atteso e rappresenta una buona notizia, essendo legato prevalentemente all’efficacia dei sempre più forti presidi farmacologici e non di prevenzione della cardiopatia ischemica.

Insomma, forse cala il bisogno di trattamenti e questa è una buona notizia. Ma si può migliorare. “Aldilà dei numeri, permangono alcune criticità, come ad esempio il ricorso alle tecnologie di imaging e allo studio funzionale – sottolinea Giovanni Esposito, past president Gise e presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell'Università Federico II di Napoli. Sebbene in crescita, solo il 10% delle procedure di angioplastica complessivamente è guidato da questi metodi, che continuano a essere sottoutilizzati rispetto alla media di altri paesi europei, come Germania, Francia, Spagna, Olanda. Si tratta di tecniche che migliorano l’appropriatezza e i risultati delle procedure di angioplastica, fortemente raccomandati dalle linee guida internazionali. Le ragioni sono legate soprattutto ai vincoli economici per l’acquisizione degli strumenti necessari e l’assenza di codifica o tracciamento di queste tecniche, che, come Gise, vorremmo diffondere maggiormente in tutto il paese”.

Le proposte per il futuro

“La Cardiologia Interventistica italiana sta attraversando una fase che richiede una profonda riflessione – spiega Francesco Saia, presidente Gise, direttore della Ssd di Cardiologia Interventistica all’Irccs Azienda ospedaliero-universitaria di Bologna, Policlinico Sant’Orsola. I dati raccolti dal nostro report, riguardano la stragrande maggioranza dei centri di tutto il Paese, quindi ci restituiscono una fotografia molto accurata, dalla quale emerge un settore in rapida evoluzione. L’innovazione tecnologica ha ampliato l’offerta di procedure mini-invasive e migliorato gli esiti grazie a tecniche diagnostiche avanzate. Tuttavia, a fronte di un fabbisogno di salute crescente, permangono una serie di ostacoli che il Gise si auspica di affrontare con il supporto fondamentale delle istituzioni”.