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La metà di chi ha un infarto è ansioso e depresso: se non si cura ne rischia un altro

(Foto Gadiel Lazcano - Unsplash)
(Foto Gadiel Lazcano - Unsplash) 

Se non si supera l’evento acuto, nel tempo aumentano i rischi di nuove ischemie e decessi. Perché il cuore “parla” con la psiche. A rischio soprattutto le persone sole e le donne

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I numeri parlano chiaro. Ed anche se si tratta di stime, mettono in luce una situazione da correggere. Dal 33 al 50% di quanti hanno superato un infarto vanno ad incontrare ansia, depressione, stress e non solo. Siamo di fronte ad una serie di condizioni che possono pesare molto sulla salute, e non solo psicologica. Pensate che chi presenta una condizione di disagio legata all’ischemia cardiaca fino ad un anno dopo un evento acuto ha una probabilità 1,5 maggiore di un futuro evento cardiaco. Insomma: dopo un infarto non bisogna curare solo i postumi dell’ischemia sul cuore, con terapie su misura. Ma ci vuole attenzione (e tanta) anche al benessere psicologico. E soprattutto, occorre che gli specialisti si rendano conto del peso di questa condizione e mettano in atto, per quanto possibile, percorsi di riabilitazione mirata. Le ricerche dicono che gli interventi a supporto dei pazienti con disagio psicologico, come la terapia cognitivo-comportamentale, i farmaci e le strategie mente-corpo, come lo yoga e la meditazione, migliorano il benessere emotivo e riducono lo stress. Parte da questi punti la dichiarazione scientifica sull’importanza dello stato psicologico del paziente dopo una seria ischemia prodotta dagli esperti dell'American Heart Association, pubblicata su Circulation.

Depressione come fattore di rischio

"Il disagio psicologico dopo un infarto è piuttosto comune, ma spesso non viene riconosciuto – dice in una nota della Società scientifica Glenn N. Levine, docente presso il Baylor College of Medicine di Houston. Spesso ci concentriamo sugli aspetti fisici delle malattie cardiache, ma la salute psicologica è legata alla salute fisica, quindi quando si verifica un evento cardiaco grave come un infarto, il recupero emotivo è altrettanto importante". Parte anche da questo la necessità di considerare uno stato depressivo come un fattore di rischio aggiuntivo cardiovascolare, da considerare con cura nel post-infarto. Il tutto, in una dinamica numerica impressionante.

Secondo il documento scientifico si stima che 1 sopravvissuto a un infarto su 3 (33%) sviluppi depressione ogni anno, rispetto a meno di 1 su 10 (8,4%) degli adulti nella popolazione generale degli USA. Non solo. Ansia e stress possono colpire fino al 50% dei sopravvissuti a un infarto durante il ricovero e persistere nel 20-30% delle persone per diversi mesi o più dopo le dimissioni dall'ospedale. A rischiare di più sono le persone che vivono sole, le donne, specie se non sposate, senza lavoro o immigrate e chi soffre di altre cronicità o ha precedentemente problemi psicologici.

Quanto pesa la psiche sul cuore

Depressione, ansia, stress psicosociale e disturbo da stress post-traumatico (PTSD) dopo un infarto sono associati a un rischio significativamente maggiore di eventi cardiaci e morte rispetto ai sopravvissuti a un infarto che non presentano nessuna di queste condizioni. Diversi studi hanno rilevato ad esempio che chi presenta ansia post-infarto ha una probabilità 1,3 volte maggiore di subire un altro infarto o di morte. Non solo: depressione e disturbo post-traumatico da stress dopo un infarto sono entrambi associati a un rischio doppio di eventi cardiovascolari ricorrenti o mortalità. Nel documento si spiega anche cosa potrebbe accadere. Dopo un infarto il cuore soffre e si produce un'infiammazione, che a sua volta può causare sbalzi ormonali e alterazioni della chimica cerebrale che possono contribuire ai sintomi psicologici. Lo stress psicologico acuto può favorire la vasocostrizione delle coronarie, la riduzione del flusso sanguigno al cuore ed anche aritmie. Infine non bisogna dimenticare l’azione dello stress cronico: fa salire la pressione e favorisce la stessa infiammazione, peggiorando la situazione.

A cosa fare attenzione

Secondo il documento degli esperti, occorre considerare sempre che paura o problemi del sonno, solo per citare due esempi, possono essere normali dopo un infarto. Ma se i problemi persistono sotto forma di tristezza, disperazione, preoccupazione eccessiva o comportamenti di evitamento, possono essere il segnale di depressione clinica, ansia o disturbo da stress post-traumatico. Il disagio psicologico può anche influenzare comportamenti di vita sani che influiscono sul recupero fisico e fisiologico.

Che cosa provoca la depressione dopo un infarto

Esistono prove concrete che la depressione dopo un infarto sia legata a scarsa qualità del sonno, alimentazione scorretta, inattività fisica e fumo di sigaretta, tutti fattori che aumentano il rischio di futuri eventi cardiaci. I sopravvissuti a un infarto che soffrono di disagio psicologico possono anche isolarsi socialmente, non assumere i farmaci prescritti e/o evitare di partecipare a un programma di riabilitazione cardiaca. Per questo, come conferma Levine, ci vogliono contromisure specifiche: “Supportare i pazienti e indirizzarli a un centro di salute mentale può avere un impatto positivo sulla salute psicologica del paziente e delle famiglie".

Agire su psiche e stili di vita

Il documento mostra come esistano diverse opzioni disponibili per aiutare i sopravvissuti a un infarto che soffrono di disagio psicologico a migliorare la propria salute psicologica, il benessere emotivo e la qualità della vita. I trattamenti basati sull'evidenza per le persone con disagio psicologico post-infarto includono la terapia cognitivo-comportamentale, farmaci, strategie di riduzione dello stress basate sulla mindfulness e cambiamenti nello stile di vita sano, come l'esercizio fisico regolare e un sonno migliore. Fondamentale è che siano disponibili servizi e programmi di riabilitazione cardiaca per un approccio su misura, caso per caso.