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Semaglutide non solo contro l’obesità, protegge i malati di cuore dall’infarto

Semaglutide non solo contro l’obesità, protegge i malati di cuore dall’infarto

Il trattamento si rivela utile in chi è malato di cuore. Contano la riduzione del girovita e l’azione sull’adiposità addominale

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Diabete, sovrappeso e obesità aumentano il rischio di infarto ed ictus. Non è una novità. Così come si sa che controllando il peso e riducendo il profilo di rischio calano anche le probabilità di andare incontro ad un’ischemia o a problematiche cardiovascolari. ora però, in questa sorta di “sillogismo” cardiologico, si aggiungono ulteriori tasselli di conoscenza. In particolare, sul fronte della protezione per il cuore, giunge una nuova analisi dei risultati dello SELECT – il più ampio e lungo studio clinico ad oggi condotto per valutare i benefici cardiovascolari di un farmaco (semaglutide) utilizzato per sostenere il calo ponderale la gestione del diabete.

La valutazione delle informazioni conferma che la cura riduce anche il rischio di gravi problemi cardiaci nelle persone sovrappeso o obese che già di malattie cardiache, anche in assenza di diabete. Soprattutto, dall’analisi della ricerca multicentrica pubblicata su The Lancet (primo nome John Deanfield, docente di Cardiologia all’University College di Londra), emerge che la protezione cardiovascolare appare indipendente dal calo ponderale o dal peso corporeo di partenza, ovvero sarebbe da legare ad un meccanismo specifico della cura.

L’importanza di agire sulla pancia

Lo studio SELECT ha preso in esame 17.604 persone cardiopatiche, con indice di massa corporea (BMI) pari o superiore a 27 (quindi almeno sovrappeso). Ed ha messo a confronto il farmaco attivo con placebo. La nuova analisi, confrontando semaglutide e placebo, ha preso in esame le variazioni di peso e girovita dei pazienti durante lo studio e la correlazione di tali variazioni con eventi cardiovascolari come infarti, ictus e decessi per queste patologie (ovvero i MACE). Ne è emersa una sostanziale mancanza di associazione tra perdita di peso e peso iniziale con gli esiti. Pur se il farmaco ha aiutato le persone a perdere peso e a ridurre il girovita, la quantità di peso perso precocemente non è risultata predittiva rispetto alle probabilità di eventi cardiovascolari. Lo studio conferma invece il valore del calo del girovita e quindi del tessuto adiposo addominale, che è risultato associato a esiti cardiaci migliori, tanto da rappresentare quasi un terzo del beneficio complessivo del farmaco.

Obiettivo tessuto adiposo

Dall’analisi emerge che il trattamento con semaglutide ha ridotto significativamente l'incidenza di MACE rispetto al placebo. In particolare si è visto che minori peso e circonferenza vita risultano associati auna minore incidenza di MACE, con una riduzione media del rischio del 4% per 5 chili di peso corporeo e per 5 centimetri di circonferenza vita in meno. Nei soggetti che hanno ricevuto placebo un girovita minore è risultato associato ad un minor rischio di MACE, contro un paradossale incremento del rischio in caso di circonferenza vita basale inferiore. Secondo gli autori dello studio, “questi risultati indicano che semaglutide può offrire importanti benefici cardiaci che vanno oltre la perdita di peso, aprendo la strada a nuovi modi di trattare e prevenire gravi problemi cardiaci nelle persone con obesità e malattie cardiovascolari”.

Oltre il peso

Sostanzialmente, questi dati confermano come l’azione del farmaco possa andare oltre il calo ponderale. “L’idea iniziale era che la terapia funzionasse perché faceva dimagrire, - sottolinea Giovanni Esposito, presidente della Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli. Analizzando i dati si scopre che il rischio cardiovascolare si riduce anche in chi perde poco peso ed indipendentemente da quanto una persona è sovrappeso all’inizio del trattamento. L’effetto benefico, inoltre, si verifica precocemente rispetto all’inizio del trattamento, entro i primi 3- 6 mesi, ovvero prima ancora che si sia raggiunta la perdita di peso maggiore (che si registra entro i primi 12 mesi di terapia) e il dosaggio più alto di farmaco”.

Questo significa che il contributo della terapia non passa solamente dal calo ponderale. Ipotesi per spiegare quanto avviene? “Forse semaglutide modifica l’infiammazione nella parete delle arterie coronarie, oppure influisce sul modo in cui il cervello regola la fame, la scelta del cibo, la frequenza e l’abbondanza dei pasti – riprende l’esperto. Forse, ancora, agisce su strati più profondi del metabolismo, non immediatamente misurabili a occhio nudo. Quel che è certo è che il vantaggio cardiovascolare esiste anche quando i numeri sulla bilancia non cambiano di molto. Questo non significa che il peso, e soprattutto il grasso addominale/viscerale, sia improvvisamente irrilevante. Sappiamo con certezza che l’accumulo di grasso nella pancia, vicino agli organi, è un potente motore di infiammazione, aterosclerosi e rischio di infarto e ictus. Quando quel grasso si riduce, il rischio cardiovascolare tende a scendere: questo resta un dato certo. Questo studio dice che semaglutide fa qualcosa in più: il cuore ne trae un beneficio anche prima che la perdita di grasso viscerale diventi importante, e anche in chi parte da pesi non estremi”.