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Infarto, con l’Intelligenza Artificiale cure su misura per i casi più complessi

Infarto, con l’Intelligenza Artificiale cure su misura per i casi più complessi

L’algoritmo GRACE 3.0 porta a maggior precisione per la terapia dell’infarto N-STEMI, con coronarie non completamente chiuse. Considera anche il genere nel definire il rischio

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Arrivare presto, in caso d’infarto, è fondamentale. Per questo in presenza di sintomi chiamare i soccorsi è la prima mossa da fare, senza perdere tempo. poi, una volta in ospedale, si arriva alla diagnosi. Per scoprire che non tutti gli infarti sono uguali. A volte una coronaria si trova completamente ostruita dal coagulo che blocca il passaggio del sangue. All’elettrocardiogramma questa lesione è caratterizzata dalla sigla STEMI, che sta per la conformazione della cura con sopraslivellamento del tratto ST del tracciato.

Più frequentemente, però, si parla di infarto senza sopraslivellamento di questa area del tracciato: in questi casi (infarto non-STEMI) la chiusura della coronaria è incompleta. E normalmente lo specialista può osservare la situazione con maggior calma, per decidere cosa fare. Oggi esistono algoritmi, Come il punteggio GRACE in grado di indirizzare la scelta terapeutica in questi casi. Ma in futuro si sarà ancora più precisi, con cure mirate caso per caso, grazie all’implementazione del percorso di Intelligenza Artificiale offerto da GRACE 3.0. Questo algoritmo, destinato a diventare una vera e propria guida in grado di controllare tutte le variabili che entrano in gioco nella singola persona con infarto Non-STEMI, è stato presentato su Lancet Digital Health da un’equipe di studiosi di diversi Paesi (primo nome Florian Wenzl, dell’Università di Zurigo e membro onorario dell'Università di Leicester, ultimo nome Thomas F. Lüscher, che conduce ricerche presso il Centro di Cardiologia Molecolare di Zurigo e gli ospedali Royal Brompton e Harefield di Londra).

Cosa può dire il sistema

Il punteggio GRACE 3.0 offre una valutazione del rischio basata sull'intelligenza artificiale per i pazienti con sindromi coronariche acute. È in grado di prevedere la probabilità di mortalità intraospedaliera e a un anno analizzando nove variabili ampiamente disponibili: età, genere, frequenza cardiaca, pressione arteriosa sistolica, livello di troponina, deviazione del tratto ST, livello di creatinina, arresto cardiaco e sintomi di insufficienza cardiaca. I dati che “istruiscono” il sistema vengono da oltre 600.000 pazienti di sei Paesi, con la possibilità di cogliere sfaccettature davvero uniche. Non solo. GRACE 3.0 è specifico per sesso e personalizzato in base ai pazienti con un'ostruzione parziale dell'arteria coronaria, senza essere derivato da analisi di soggetti con ostruzione completa dell'arteria coronaria.

Verso la terapia su misura

Il punteggio GRACE 3.0 consente ai medici di prevedere meglio se i pazienti trarranno beneficio o meno da un trattamento invasivo precoce come l'angioplastica (che consiste nell'aprire l'arteria con un palloncino e, in genere, nel posizionare uno stent). Rispetto ai sistemi precedenti, quindi, si può avere una gestione iniziale del paziente ben più precisa, concentrata sulla stabilizzazione del quadro e sulla stratificazione del rischio. si tratta quindi di un superamento del punteggio GRACE, che permetterò di migliorare ancora la definizione del rischio e i tempi di trattamento con sonda all’interno del circolo sanguigno per questi pazienti. Il tutto, rispettando le differenze tra STEMI e N-STEMI.

Tempi e modi per ogni paziente

“Ogni anno in Italia circa 100.000 persone vanno incontro ad infarto acuto e più o meno la metà di loro fa i conti con un infarto senza sopraslivellamento del tratto ST, quello che definiamo infarto N-STEMI - spiega Giuseppe Musumeci, direttore della Cardiologia dell’Ospedale Mauriziano di Torino. La diagnosi in questi casi è più complicata rispetto a quella in caso di infarto classico o STEMI”.

Il motivo? In questi casi può essere più difficile studiare le strategie d’intervento e come intervenire, caso per caso, nel modo migliore. Per questo la presenza di un algoritmo basato sull’Intelligenza Artificiale può essere di grandissimo aiuto. “Ci può assistere nella decisione sui tempi d’intervento, che spesso debbono essere entro 24-36 ore, ma anche e soprattutto su come e quando intervenire e come iniziare la terapia farmacologica, soprattutto quella antiaggregante – conclude l’esperto”. Il tutto, va detto, con un consiglio da non dimenticare mai. E’ basilare convincere le persone a chiamare subito i soccorsi ai numeri 112 o 118 non appena si sospetta un attacco cardiaco, perché già in ambulanza si può effettuare un elettrocardiogramma e quindi si può capire se c’è un infarto e di che tipo, per procedere con le cure necessarie.