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Yoga, giardinaggio e passeggiate proteggono cuore, reni e contrastano il diabete

Yoga, giardinaggio e passeggiate proteggono cuore, reni e contrastano il diabete

Cala il rischio di morte con l’attività fisica leggera in caso di sindrome cardio-reni-metabolica. Basta un’ora in più al giorno

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Non siate pigri. Vincete la sedentarietà, senza pensare per forza di diventare Highlander per ottenere prestazioni eccezionali. Se la pancetta avanza con il tessuto adiposo che fa da carburante per l’infiammazione, i reni cominciano a manifestare qualche acciacco, il diabete di tipo 2 si fa strada, può bastare poco per migliorare il benessere. Pensate: un aumento di un'ora di attività fisica leggera al giorno è stato associato a una riduzione del rischio di morte dal 14% al 20% per chi soffre di sindrome cardio-reno-metabolica, con un particolare impatto (positivo) su chi presenta i quadri più complessi. A dirlo è uno studio pubblicato sul Journal of the American Heart Association, coordinato da Michael Fang, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora (primo nome Joseph Sartini).

Lo studio assume particolare importanza considerando che per controllare questo quadro complesso e rallentare la progressione del danno metabolico cardiovascolare, e nefrologico oltre alle sane abitudini alimentati e ai farmaci prescritti dal medico si punta molto sull’attività fisica. La ricerca dice che anche per chi non riesce a svolgere sforzi da intensi a moderati perché il quadro è avanzato, un pizzico di movimento in più può davvero aiutare.

Vantaggi maggiori nei pazienti più complessi

Un’ora in più tolta al divano, insomma, può davvero cambiare la prospettiva di vita. Come detto, a guadagnare di più da attività considerate magari poco prestazionali come yoga, passeggio stretching, giardinaggio (ma non trascurate il valore del lavoro in cucina) sono i soggetti con quadro più complesso. Perché la sindrome cardio-nefro-metabolica impatta sull’organismo a diversi livelli. Se le persone con peso, pressione, lipidi, glicemia e funzionalità renale nella norma rientrano nello stadio 0, lo stadio 1, comprende i soggetti che si trovano in sovrappeso e/o prediabete, anche in assenza di segni clinici. Nello stadio due il rischio cresce, soprattutto per il danno renale.

Nello stadio 3 la patologia renale è molto grave con alto rischio di malattie cardiache o ictus, o è presente un danno cardiaco magari non percepito. Infine, nello stadio 4, esistono quadri chiari oltre la malattia renale cronica come infarto, ictus, fibrillazione atriale o arteriopatia periferica. Lo studio, in questo senso, mostra come con un’ora di attività in più, negli stadi 2, 3 e 4 possono portare ad una riduzione del rischio di morte che va dal 14 al 20% nei 14 anni successivi. Non solo: incrementando l'attività fisica da 90 minuti a due ore al giorno si può avere una riduzione del rischio del 2,2% nello stadio 2, rispetto a una riduzione del rischio del 4,2% nello stadio 4.

Protezione a lungo termine

La ricerca è stata condotta su informazioni tratte dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) del 2003-2006, su oltre 7.000 adulti, con informazioni da visite mediche dei partecipanti, esami del sangue e soprattutto livelli di attività misurati con accelerometri anche per una settimana. Così si è valutato anche il livello di attività. "Ci sono sempre più prove che attività più leggere come camminare o dedicarsi al giardinaggio possano essere benefiche per la salute del cuore: questo studio esamina i benefici a lungo termine per le persone con malattie cardiache o per coloro che sono ad alto rischio di patologie di questo tipo – è il commento di Fang, in una nota”.

Non è mai troppo tardi

“La sindrome cardio-reno-metabolica porta cuore, rene e metabolismo ad influenzarsi reciprocamente lungo un continuum che inizia spesso molti anni prima dell’esordio clinico conclamato, quindi con infarti, diabete e malattia renale cronica – commenta Paola Gnerre, Presidente Eletto FADOI (Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti). È proprio in questa fase iniziale che la prevenzione primaria assume un ruolo cruciale: contrastare la sedentarietà significa agire precocemente su uno dei principali determinanti modificabili di ipertensione, diabete, obesità e progressione della malattia renale”.

Quindi, ricordiamolo. Puntiamo su interventi non farmacologici che possono aiutare la salute, anche e soprattutto se cuore, reni e metabolismo non sono in condizioni ottimali. Promuovere il movimento quotidiano significa ridurre l'accumulo di fattori di rischio che, sommati nel tempo, conducono agli stadi più avanzati della sindrome cardio-reno-metabolica. “Il fatto che i benefici risultino addirittura maggiori negli stadi più compromessi sottolinea come non sia mai “troppo tardi” per intervenire, ma rafforza anche la necessità di iniziare il prima possibile – conclude l’esperta”.

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