Stop Obesity

Le cure per l’obesità devono essere personalizzate

(foto: Halfpoint Images/Moment/Getty Images)
(foto: Halfpoint Images/Moment/Getty Images) 

Sono 6 milioni le persone in Italia con obesità, e per ciascuna è necessario un approccio medico e sociale. A Napoli la presentazione del “X Rapporto sull’Obesità in Italia” curato dall’Irccs Auxologico

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Una malattia che colpisce tutta la persona, che riguarda una grande percentuale della popolazione, anche giovanissima, ma che possiamo e dobbiamo trattare sempre meglio, con un'attenzione sempre maggiore agli aspetti non strettamente medici. Sono questi i principali messaggi emersi ieri a Napoli nel corso della presentazione del decimo Rapporto sull’Obesità in Italia curato dall’ospedale Auxologico Irccs, intitolato “La rivoluzione nell’obesità”.

Interventi mirati e omogenei su tutto il territorio

“Oggi anche il paziente con obesità può beneficiare di una medicina personalizzata, di una pluralità di trattamenti coerenti alla propria condizione, dove anche l’intervento farmacologico, in alcuni casi, si è dimostrato molto efficace - ha ricordato il presidente di Auxologico Mario Colombo - Sta a noi rendere possibile questa potenzialità di cura personalizzata su tutto il territorio nazionale, ampliando la presa in carico specialistica in modo omogeneo in tutta Italia, individuando centri di riferimento, finanziando studi pilota che possano discernere tra i tanti malati di obesità quelli per cui l’intervento farmacologico è più indicato, e quindi posto a carico del sistema sanitario. Sfide complesse che insieme dobbiamo affrontare”.

Sfide che interessano quasi 6 milioni di persone in Italia, tante sono quelle con obesità, pari a circa l’11% della popolazione. Sono invece 23 milioni quelle con problemi di eccesso di peso, ovvero il 46% della popolazione in generale. Nella fascia tra i 3 e i 17 anni, l’eccesso di peso riguarda il 27% dei ragazzi e ragazze.

Diagnosi precoce, presa in carico e lotta ai pregiudizi

Il Rapporto dell’Auxologico sull’obesità - pubblicato da Il Pensiero scientifico editore - pone l’accento soprattutto sul momento cruciale, scientifico e sociale, che sta vivendo la lotta alla malattia. Ma non bastano le nuove terapie e il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, se non si abbattono i pregiudizi sull’obesità, ha dichiarato Simona Bertoli, responsabile dei Centri Obesità Lombardi e Laboratorio di ricerca sulla Nutrizione e l’Obesità presso Auxologico e Direttore della Scuola di Specializzazione di Scienza dell’Alimentazione presso l’Università di Milano: “L’Italia è diventata il primo Paese al mondo a dotarsi di una legge dedicata all’obesità: un passo fondamentale per riconoscerne la natura patologica e garantire a tutte le persone affette un accesso equo e appropriato alle cure. È altrettanto essenziale ridurre lo stigma che ancora circonda l’obesità - ha continuato - non si tratta di una mancanza di volontà, ma di una vera e propria malattia cronica che richiede diagnosi precoce, presa in carico e continuità assistenziale. Solo superando pregiudizi e discriminazioni sarà possibile garantire percorsi di cura efficaci e dignitosi per tutte le persone con obesità”.

Obesità: i percorsi di cura mirino a trattare tutti gli aspetti della malattia

E quando si parla di percorsi di cura, è opportuno ricordare, come ha fatto Gianluca Castelnuovo, responsabile del Servizio e Laboratorio di Psicologia Clinica e Psicoterapia presso Auxologico e Direttore della Scuola di Specializzazione di Psicologia Clinica presso l’Università Cattolica di Milano, che l’arrivo dei nuovi farmaci non ha cambiato il modo di trattare l’obesità, che resta di fatto multidisciplinare. L’approccio terapeutico deve considerare tutti gli aspetti della salute della persona, a partire da quelli psicologici: “Pur riconoscendo alle terapie di ultima generazione – chirurgia bariatrica, diete chetogeniche, farmaci antagonisti del Glp-1 – grandi avanzamenti nella cura, il successo nella lotta all’obesità si può avere solo con un adeguato percorso di sostegno psicologico, educativo e motivazionale individuale, connesso a un lavoro continuo sullo stile di vita e sulle proprie difficoltà psicologiche. Che, se non prese in carico, possono portare a ricadute e peggioramenti di un quadro per sua natura cronico, ma tale da poter giungere a significativi benefici e miglioramenti fino ad una qualità di vita soddisfacente”.