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Farmaci anti-obesità e anestesia: come aumentano i rischi di effetti collaterali

Farmaci anti-obesità e anestesia: come aumentano i rischi di effetti collaterali

Un ampio studio britannico evidenzia rare complicanze gastriche nei pazienti trattati con molecole come semaglutide e tirzepatide prima di un intervento chirurgico

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L’impiego dei farmaci anti obesità e diabete di ultima generazione, i cosiddetti analoghi del recettore Glp-1, è in aumento vertiginoso in moltissime parti del mondo. E con una platea di pazienti in continua crescita, iniziano a farsi più chiari anche i possibili effetti collaterali e le interazioni farmacologiche più rari di queste molecole. Un avvertimento in questo senso arriva dal Regno Unito: uno studio presentato durante il congresso annuale della Association of Anaesthetists a Liverpool e pubblicato sulla rivista Anaesthesia rivela infatti che i pazienti in terapia con analoghi di Glp-1 hanno una probabilità 11 volte maggiore di rigurgito durante l’anestesia generale. Un’indicazione importante, che mette in luce la necessità di una comunicazione trasparente tra pazienti e personale medico prima di qualsiasi intervento chirurgico.

Lo studio e il meccanismo d’azione

A suscitare l’interesse dei ricercatori inglesi è stato il meccanismo d’azione con cui agiscono gli analoghi del recettore Glp-1. Oltre a regolare i livelli di glucosio e ridurre la fame, questi farmaci agiscono infatti rallentando il fisiologico svuotamento dello stomaco. Di norma è un effetto positivo, perché prolunga il senso di sazietà e aiuta i pazienti che li assumono a consumare meno cibo. Quando bisogna sottoporsi a un’anestesia, però, può rivelarsi un problema: uno stomaco pieno aumenta il rischio di rigurgiti nel corso dell’operazione, e lo svuotamento rallentato indotto dai farmaci può significare che i pazienti possono avere ancora del cibo nello stomaco al termine del periodo di digiuno consigliato a chi deve sottoporsi ad anestesia generale.

Lo studio nasce quindi per verificare questa intuizione. La ricerca ha esaminato i dati di 47.039 persone sottoposte a interventi chirurgici in 119 centri sanitari del Regno Unito. Di questi, 1.348 – il 2,9% del campione (circa 1 paziente su 36) – avevano assunto farmaci a base di Glp-1, come semaglutide o tirzepatide, nei tre mesi precedenti all’operazione.

Il rigurgito del contenuto gastrico e la conseguente aspirazione polmonare (una complicanza grave del rigurgito sotto anestesia) è stato riscontrato nell’1,41% dei pazienti in terapia con Glp-1 (19 casi su 1.348), contro lo 0,12% riscontrato nel gruppo di controllo (57 casi su 45.691). Sebbene la frequenza assoluta dell’evento rimanga contenuta (circa un caso ogni 71 pazienti trattati), il divario relativo appare clinicamente significativo.

Le implicazioni pratiche per i pazienti

Gli autori della ricerca invitano alla cautela nell’interpretazione dei nessi di causa ed effetto. L’obesità e il diabete rappresentano di per sé fattori di rischio noti per le complicanze respiratorie in anestesia, e tali condizioni risultano maggiormente rappresentate nel gruppo di pazienti in terapia.

Per chi segue un percorso di riduzione del peso o di cura del diabete con l’aiuto degli analoghi del recettore Glp-1 o farmaci simili, i risultati dello studio non devono rappresentare una fonte di ansia, o un motivo per non proseguire la terapia. L’indicazione importante che emerge è quella di parlare in modo franco con i propri medici: è fondamentale infatti che l’anestesista sia al corrente di tutti farmaci assunti dal paziente, per poter pianificare al meglio l’intervento.

“Questi dati non sono generalizzabili, ma evidenziano l'importanza che i pazienti che assumono agonisti del recettore del Glp-1 informino i propri anestesisti, indipendentemente da chi glie li abbia prescritti”, scrivono gli autori dello studio. “Come per qualsiasi farmaco, è importante che i pazienti dichiarino di utilizzare agonisti del Glp-1 prima di qualsiasi procedura che richieda un'anestesia, a prescindere dalla fonte dei medicinali. Poiché l’uso di questi farmaci è in aumento, resta una buona pratica per gli anestesisti chiedere specificamente ai pazienti se stanno assumendo questi farmaci prima di procedere con l'anestesia”.