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Anziani: una dieta sana riduce il rischio di depressione

Anziani: una dieta sana riduce il rischio di depressione

Ridurre i cibi ultraprocessati e puntare su una dieta anti-infiammazione protegge la salute mentale degli anziani, anche in presenza di predisposizioni genetiche

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Non è mai troppo tardi per scegliere un’alimentazione salutare: anche nella terza età, infatti, può fare ancora molto per la nostra salute, sia fisica, che mentale. Un recente studio pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry dai ricercatori della Deakin University, in collaborazione con la Monash University, dimostra infatti che limitare il consumo di alimenti industriali e seguire un regime alimentare ricco di vegetali, legumi e grassi sani riduce in modo significativo l’insorgenza di sintomi depressivi nella popolazione anziana, anche in caso di predisposizione genetica alla depressione o di altri fattori di rischio individuali.

Cibi ultraprocessati e benessere mentale

La ricerca ha monitorato un campione di oltre 7mila adulti over 70 per una media di 5,7 anni, evidenziando due correlazioni distinte ma complementari. Da un lato, chi consuma abitualmente quattro o più porzioni al giorno di cibi ultraprocessati mostra un tasso di sintomi depressivi superiore del 12% rispetto a chi ne fa un uso limitato. Dall’altro, l’adozione di un modello nutrizionale a forte connotazione antinfiammatoria si associa a una riduzione del 7% del tasso di depressione rispetto ai regimi alimentari pro-infiammatori.

Per cibi ultraprocessati si intende quella categoria di prodotti industriali caratterizzati da un elevato apporto energetico e da un profilo nutrizionale povero, che comprende bevande zuccherate, snack confezionati e pasti pronti ad alto grado di raffinazione. Di contro, la dieta antinfiammatoria analizzata nello studio privilegia il consumo costante di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce e olio d'oliva.

Oltre la genetica

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda l’indipendenza dei risultati da fattori biologici ereditari. È noto infatti che la vulnerabilità psicologica in età avanzata è più frequente in persone che hanno genitori o nonni che ne hanno sofferto in passato. I dati raccolti suggeriscono invece che una dieta di qualità e antinfiammatoria agisce come un fattore protettivo trasversale, valido a prescindere dal profilo di rischio ereditario.

“Questi risultati sottolineano l’importanza di integrare interventi nutrizionali nella prevenzione e nella cura dei disturbi psicologici della terza età, visto che la dieta è un fattore di rischio modificabile che può essere preso in considerazione sia a livello individuale che di popolazione”, spiega Mohammadreza Mohebbi, ricercatore della Deakin University che ha collaborato allo studio. “Potrebbero fornire inoltre importanti indicazioni anche per lo sviluppo di linee guida alimentari per la salute psicologica, iniziative di invecchiamento attivo e scelte di salute pubblica”.