Mal di denti, infezioni, ascessi, i problemi della bocca e della salute orale non vanno in ferie, nonostante la pandemia di Covid-19. Ma nell'emergenza coronavirus andare dal dentista spesso non è raccomandato. Il rischio di contagio, infatti, a volte supera il beneficio derivante dalle cure, sia per il paziente sia per l'operatore. Per questo attualmente i dentisti stanno trattando soltanto i casi urgenti. Ma a breve sarà necessario riprendere anche le cure ordinarie, non più prorogabili. Per questo gli odontoiatri stanno lavorando, anche loro a distanza, per trovare nuove regole e linee guida per trattamenti in piena sicurezza, sia per il professionista sia per il paziente. Dentisti e igienisti dentali fra i più a rischio Tra le categorie di lavoratori più a rischio e ai primi posti ci sono dentisti e igienisti dentali. Non è un caso, dato che oltre alla vicinanza fisica fra paziente e specialista, il dentista usa strumenti rotanti, come il trapano, che producono aerosol contenente minuscole goccioline di saliva. E proprio questo aerosol prodotto durante alcune procedure mediche potrebbe veicolare il nuovo coronavirus, come mostra ad esempio uno studio su Nature. Le informazioni che abbiamo sono ancora poche. “Non sappiamo – ha spiegato Roberto Cameriere, medico chirurgo dentista, responsabile dell'Agestimationproject del For:Med:Lab, spin-off dell'Università di Macerata – quanto questa diffusione di goccioline nell'aria possa incidere realisticamente sul contagio e per questo è bene adottare precauzioni massime”. Attualmente, pertanto, prosegue l'esperto, gli studi dentistici devono trattare solo casi di urgenza non differibile previo contatto telefonico. “E gestire gli altri casi da remoto”, aggiunge Cameriere, “ad esempio prescrivendo una terapia farmacologica, almeno in prima battuta”. Il tempo stringe, anche per le cure ordinarie Ma il problema, sia per gli odontoiatri sia per i pazienti, si porrà in un futuro molto vicino. “Molti interventi e trattamenti per la salute orale, anche non urgenti, non possono essere ulteriormente rimandati di un mese o più”, aggiunge Cameriere. “Per questo è necessario che vengano emanate delle linee guida chiare da parte delle autorità per una ripresa del lavoro in piena sicurezza per tutti”. In questo senso già qualcosa si sta muovendo, come spiega Raffaele Iandolo, Presidente nazionale della Commissione Albo Odontoiatri. “Contiamo di organizzare la riapertura delle attività ordinarie sulla base delle future indicazioni del governo, nella tutela della salute del paziente e del professionista”, ha chiarito l'esperto. “Se le misure restrittive fossero allentate dopo la data del 4 maggio, la ripresa delle attività odontoiatriche potrebbe avvenire anche nel corso del mese di maggio, alla metà o alla fine del mese, come ci auguriamo”. Post lockdown, un Tavolo per ripartire A questo proposito, odontoiatri, ricercatori e altri professionisti stanno per partire con un Tavolo tecnico attivato dal ministero della Salute che lavorerà per delineare e organizzare le attività legate alle cure odontoiatriche nella fase 2, dopo la fine del lockdown. “Il Tavolo, che si riunirà telematicamente, è di imminente insediamento” ha spiegato Antonella Polimeni, preside della facoltà di Medicina alla Sapienza di Roma, che prende parte al lavoro. “Svolgeremo una riflessione su come riorganizzare l'attività, dalla sala d'attesa allo studio, fino alla gestione del flusso dei pazienti, sia per quanto riguarda i dispositivi di protezione, già in uso, ma che andranno potenziati nel momento della ripresa delle attività”. Dagli occhiali all'aerosol Il tutto servirà per fornire raccomandazioni e linee guida e per garantire un'assistenza sicura per tutti. “Ci sarà qualche misura aggiuntiva rispetto a quelle già adottate”, specifica Raffaele Iandolo. “Contiamo di essere pronti nell'arco di poche settimane. Potrebbe esserci qualche aggiustamento in tema di mascherine, camice, cuffie, visiere e occhiali – questi ultimi eventualmente anche per i pazienti”. Rispetto all'aerosol generato da strumenti rotanti, poi, si potrebbe intervenire per depotenziarne la carica infettiva. “Un'ipotesi riguarda l'utilizzo di disinfettanti da aggiungere all'interno dei circuiti degli strumenti, nei quali passa ad esempio l'acqua”, spiega Iandolo. “In alternativa si possono utilizzare sistemi di isolamento del paziente, come quella che noi chiamiamo diga di gomma, ovvero un foglio sottile di lattice che consente di trattare solo i denti malati e isola il resto della bocca". La preparazione del paziente Un elemento centrale riguarda inoltre la gestione del flusso dei pazienti, che andranno negli studi in maniera scaglionata. “Non meno importante è la preparazione del paziente, con un triage prima telefonico e poi in studio”, sottolinea Iandolo, “per individuare la persona a rischio di Covid-19 e seguire le norme del caso. Non escludiamo che in futuro possano esistere dei test per il Sars-CoV-2 così attendibili da poter sottoporre la persona all'esame un quarto d'ora prima di entrare nello studio odontoiatrico”. Senza dimenticare, infine, un potenziamento delle norme di igiene, fra cui l'aerazione delle stanze per ogni paziente e una sala d'attesa che non contenga oggetti come riviste e opuscoli, che potrebbero diventare veicolo di contaminazione. “Al momento stiamo lavorando su tutti gli aspetti citati attraverso un Tavolo della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri – ha aggiunto l'esperto – e proporremo delle indicazioni da sottoporre al Tavolo del Ministero per delle linee guida approvate dalle autorità”.