Da qualche giorno si susseguono pubbliche dichiarazioni di eminenti clinici circa la bassa gravità di Covid-19 in questa calante parte dell’epidemia di SARS-2-CoV in Italia. Di fatto, si parla di una malattia diversa da quella che ci ha colpito nel periodo duro dell’epidemia. Non ho motivo di dubitarne, anzi, chiunque legga i numeri di adesso, dai nuovi casi giornalieri ai ricoveri in terapia intensiva e sub-intensiva, al rapporto fra ospedalizzati e positivì curati a casa, fino agli accessi ai pronto soccorso dovrebbe facilmente ammettere che cosi è, Covid-19 è ora una malattia assai più leggera e gestibile. Diversa, perciò, In questo senso. L’evidenza clinica, se robusta, può valere tanto e più di una buona pubblicazione scientifica. Se la malattia è ora questa, cosa ne è del virus che la causa? Viene assai spontaneo e logico ritenere che esso pure sia diverso. Se un ben assestato uppercut od una gragnuola di ganci non mi mette più a terra ne deriva che il boxeur che ho di fronte non abbia più la stessa forza di prima. Tuttavia, questo tipo di sillogismo logico , della filosofia scolastica, non ben si addice alla complessità delle malattie infettive trasmissibili, in cui gioca l’agente infettante, la persona esposta all’infezione ma anche, e tanto, le modalità con cui ci si infetta. In altre parole il virus può continuare ad essere esattamente lo stesso, ancora forte di braccio, ma ci si è messo di mezzo qualcuno o qualcosa che attenua intensità o frequenza dei colpi. Ci sono dati abbastanza chiari in letteratura che il caldo secco dell’estate e gli UV solari diano a SARS-2-CoV molto fastidio. In una recentissima pubblicazione sulla rivista specialistica, forse più importante, di malattie infettive, Clinical Infectious Diseases, Sehira e collaboratori hanno mostrato che una temperatura massima giornaliera superiore a 11°C è risultata associata ad un tasso di contagiosità significativamente più basso ed, in contrasto, sono stati osservati tassi più alti di infezione in aree con temperature più basse. In 33 dei diversi Stati dell’Unione in cui è stato possibile raccogliere dati certi, una temperatura giornaliera media più elevata è stata associata a un tasso inferiore di nuovi casi, un indice UV più elevato in un determinato giorno è risultato inoltre associato a un tasso più basso di nuove infezioni. Non è mai facile traslare situazioni del genere in altri Paesi ma comunque In Italia, le temperature massime sono decisamente più alte degli 11 gradi in quasi tutte le regioni in questo periodo dell’anno. Se ci aggiungiamo gli effetti del lockdown e della purtroppo amara “mietitura” che il virus ha fatto dei soggetti più fragili nella prima fase dell’epidemia, il passaggio del virus da una persona infetta ad una o più non infette si è reso chiaramente assai più difficoltoso e, quando avviene, la possibilità che lo faccia con una minore carica virale è più che probabile. In conclusione, SARS-2-CoV., per quanto ancora lo conosciamo, è rimasto lo stesso, non è clinicamente morto (finora) e non c’è alcun bisogno di sostenerne la fine ( che pur tutti ci auguriamo) per osservare una malattia diversa, meno grave. Quindi, i nostri esperti clinici hanno detto la cosa giusta ma, in qualche caso, con le parole sbagliate. Diciamo così : hanno dato al virus dei crediti di bontà, dei “meriti” che ancora non ha! *American Academy of Microbiology