ANCHE LA MEDICINA e l'assistenza sanitaria si sono trovate al centro del ciclone coronavirus e medici e operatori sono stati assorbiti quasi completamente dall'emergenza. Ma le altre malattie non sono andate in vacanza. E purtroppo ora, nel momento in cui il picco dell'epidemia è passato, si risentono gli effetti di questo ritardo terapeutico: basti pensare che secondo le stime nel bimestre di marzo e aprile 2020 in Italia l'84% degli interventi chirurgici è stato annullato, dimezzati interventi e terapie urgenti. Ne ha appena parlato il Collegio Italiano dei Chirurghi e l'Istituto Superiore di Sanità durante il webinar “La fase 3 dell’emergenza covid-19: il percorso per un ritorno alla normalità delle strutture ospedaliere e del SSN”. Gli esperti si sono chiesti come recuperare i trattamenti rimandati nel prossimo periodo, considerando che l'emergenza Covid-19 non è conclusa. Italia, più di 300mila interventi chirurgici “persi” I danni indiretti dell'epidemia di Sars-Cov-2 sono importanti e sono stati quantificati In tutto il mondo: si stima che nei mesi di marzo e aprile 2020 siano stati annullati o rinviati da 28 a 35 milioni di interventi chirurgici, come sottolinea Filippo La Torre, direttore dell’unità di Chirurgia in emergenza e urgenza dell’Umberto I. Di questi circa cui 4-5 milioni sono associati a patologie oncologiche e in Italia il “buco” riguarda 300mila operazioni di cui 50mila legate al cancro. Alla fase 3 mancano ancora parecchi mesi Attualmente siamo in una fase di convivenza con il virus, in cui la circolazione di Sars-Cov-2 è bassa ma non assente, come spiega durante la conferenza Luigi Bertinato, responsabile della Segreteria scientifica dell'Iss. “Ad oggi – rimarca l'esperto – non c'è ancora una cura contro il nuovo coronavirus e le terapie non sono di maggiore supporto rispetto alle attività non farmacologiche, incluse le misure di distanziamento, il tracciamento dei casi e il monitoraggio” per evitare la formazione di nuovi focolai. “Sono in corso di sperimentazione clinica su volontari umani 22 vaccini contro il Sars-Cov-2”, prosegue Bertinato, “e in particolare uno di questi è più avanti nel processo di studio e se tutto procederà come sperato potrebbe arrivare alla fine del 2020”. Dunque essere disponibile su più ampia scala nella primavera 2021. Insomma, mancano ancora diversi mesi prima di arrivare a una possibile fase 3, in cui grazie alla vaccinazione potremmo iniziare ad essere protetti. Ma nel frattempo è necessario agire, recuperando i malati non Covid-19 persi in questi mesi e riorganizzandosi per gestire ancora meglio, in futuro, sia l'infezione da coronavirus sia le altre patologie. Come ripensare l'assistenza Per questo è necessario agire il prima possibile per iniziare a colmare questo ampio gap. La telemedicina e le tecnologie possono essere importanti per la gestione dei malati cronici nelle situazioni in cui la presenza non è necessaria. Ma non sempre questo avviene, soprattutto in chirurgia. “Bisognerà pensare alla ristrutturazione del sistema sanitario nel suo complesso”, commenta La Torre, “agendo su diversi fronti. Sarà importante investire nelle dotazioni organiche e potenziare la medicina territoriale”, ovvero l'insieme di prestazioni e attività del primo livello di assistenza, fornite da medici di medicina generale, pediatri e altri operatori sanitari. In un momento in cui ospedali e altre strutture sono sovraccariche, le cure primarie sono essenziali sia per la migliore gestione dei pazienti sia per la prevenzione e lo screening di varie malattie. Gli esperti, poi, concordano sulla necessità della riorganizzazione degli ospedali con aree e reparti Covid-19 già predisposti per una eventuale – che speriamo non ci sarà – seconda ondata, ritenendo invece non adeguata e funzionale la realizzazione di strutture apposite dedicate soltanto a questi malati. Il rapporto medico-paziente oggi Ma i problemi dell'assistenza sanitaria oggi non sono soltanto organizzativi e burocratici. Nella fase 2, a fronte del disagio sperimentato dai pazienti dovuta ai ritardi e alla forte pressione che grava ora sugli specialisti di vari settori, c'è ancora una fetta di persone che mostrano resistenza a recarsi dal medico a causa del timore di contrarre il coronavirus. “Il risultato può anche essere quello di pazienti che non si presentano agli appuntamenti, spesso senza preavviso”, ha sottolineato Laura Della Vecchia, otorinolaringoiatra dell'Asst Sette Laghi. “Questo succede circa nel 30% dei casi. Bisogna invece far capire alla persona che è importante informare per tempo per evitare tempi morti, soprattutto in una situazione come quella di Covid-19, e che altri perdano l'opportunità di essere visitati”. Ma anche il medico dovrebbe comunicare sempre meglio con il paziente, che oggi ancora più che in passato si informa su internet. “Per questo soprattutto nell'emergenza dovuta a una pandemia la comunicazione del rischio non solo nel rapporto medico-paziente ma anche con i media e con i cittadini è essenziale”, sottolinea Bertinato, “ed è importante che le persone si informino dalle fonti ufficiali”.