"UNA bambina mora dal viso tondo e con gli occhi che ridevano prima della bocca". Così Milena Fiore, presidentessa dell'Associazione Patronesse Salesi, ricorda Elisa. A soli 6 anni affrontava, ormai quasi venti anni fa, la sofferenza costante e debilitante del dolore cronico. Sono tante le storie con cui i volontari dell'associazione, che dal 1900 si occupa di assistenza ai bambini nell’ospedale Salesi di Ancona, entrano in contatto ma quella di Elisa è rimasta impressa nella mente di Milena Fiore, presidentessa dell'associazione. La malattia. La piccola era malata di Aids. Per circa un anno e mezzo è stata in cura all'ospedale Salesi di Ancona e, per via dei ricoveri sempre più frequenti, gli stessi famigliari avevano deciso di alloggiare con una roulotte fuori dal nosocomio. Fiore ricorda un piccolo episodio che riuscì a regalare alla bambina un poco di spensieratezza nella sua stanza di ospedale. La bimba e il cane. "Passavo spesso nella stanza di Elisa e non era solo per accertarmi delle sue condizioni di salute, ma proprio perchè volevo trascorrere con lei qualche momento della mia giornata. Spesso mi raccontava di lei e dei suoi sogni. Tra le tante storie mi parlava sempre di Lila, il suo cane", racconta Fiore. I volontari, aiutati dai medici, riuscirono a far entrare in ospedale Lila, nascosta sotto una coperta. Elisa, nel vedere il cane, cambiò completamente espressione. "Era veramente felice, i suoi occhi ridevano. Sembrava che non fosse mai stata male e che di fronte a noi ci fosse la bambina conosciuta all'inzio delle cure", spiega Fiore e mi disse: "Li abbiamo fregati". “NienteMale Roadshow”. Di pazienti Fiore ne ha seguiti molti in questi anni ed è convinta di quanto sia importante trattare il dolore cronico come malattia e non come semplice sintomo. Ha come obiettivo una maggiore informazione sul tema, l'iniziativa NienteMale Roadshow, la cui prima tappa si è svolta ad Ancona il 6 ottobre scorso. Una serie di incontri, organizzati in diverse città, con l’obiettivo di informare i cittadini sulla terapia del dolore e sull'esistenza di una rete di assistenza a cui si possono rivolgere. "Il dolore cronico rovina la vita, i rapporti sociali e quelli famigliari - dice ancora Fiore - .I medici si dovrebbero rendere conto di questi aspetti. Dovrebbero informare e curare i loro pazienti. E' già pesante stare male, non bisogna dover sopportare quel dolore sottile che consuma". Le altre tappe. La prossima tappa sarà quella di Crotone, il 22 novembre. La Campagna Nientemale propone anche altri progetti di carattere formativo e informativo, promossi da Società Scientifiche e rivolti a professionisti della salute e all'opinione pubblica. Tre le associazioni locali coinvolte nel progetto: la Lega del Filo d’Oro, la Fondazione Ospedale Salesi, ; l’Associazione Patronesse Salesi. Tipologia di farmaci. Secondo la scala sull'intensità del dolore, suggerita dall'organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), esistono tre tipologie di farmaci per la cura di questa malattia: gli analgesici non oppioidi (FANS e paracetamolo), che vengono considerati di primo livello; gli analgesici oppiacei, valutati di secondo livello e che possono, a loro volta, essere suddivisi, a seconda della loro potenza di azione, in deboli (ad esempio la codeina) e forti (come la morfina); infine i farmaci adiuvanti degli analgesici. La legge in Italia. Per molto tempo il dolore cronico non è mai stato considerato una patologia da curare, ma solo un sintomo di un'eventuale malattia. Da qualche anno in Italia esiste una legge in materia (legge 38 del 15 marzo del 2010). La norma si rivolge sia a pazienti affetti da malattie inguaribili che a quelli interessati da patologie dolorose croniche e vuole offrire a entrambi un equo accesso alle cure palliative e alla terapia. I dati. Secondo i dati riportati dal sito Nientemale, In Italia interessa tra le 12-15 milioni di persone, compromettendo qualita della vita, relazioni sociali e carriera. Pochissimi cittadini sono a conoscenza della normativa italiana in merito: solo il 32% è stato informato dal proprio medico e sa a chi rivolgersi; il 38% di chi ne soffre cerca rimedio e agisce grazie al passaparola o alla navigazione sul web.