Salute

Cataratta, l'intervento chirurgico è sempre più personalizzato

Cataratta, l'intervento chirurgico è sempre più personalizzato

Grazie a strumenti diagnostici estremamente accurati e tecnologie avanzate, la scelta della lente diventa un'opportunità per offrire al paziente una vista ottimale

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Non si tratta più solo di recuperare la trasparenza del cristallino. Negli ultimi anni, la chirurgia della cataratta ha fatto passi avanti notevoli, grazie a misurazioni dettagliate, lenti intraoculari e tecnologie chirurgiche avanzate, che permettono oggi di eseguire interventi davvero personalizzati, in base alla forma dell’occhio, alle esigenze visive e allo stile di vita del paziente.

La cataratta: cos'è e come si cura

La cataratta è una delle patologie più comuni al mondo e, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è la principale causa al mondo di cecità, quasi sempre curabile, e di disturbi della vista. Consiste nell’opacizzazione del cristallino, la lente naturale situata all’interno dell’occhio che serve, appunto, a mettere a fuoco le immagini sulla retina. Con l'avanzare degli anni, tuttavia, le proteine di cui è composto il cristallino si accumulano progressivamente, con il risultato di rendere questa lente meno trasparente, impedire alla luce di raggiungere la retina e, di conseguenza, sperimentare un calo della qualità visiva. Attualmente, l'unica cura definitiva è la chirurgia, che si basa sulla sostituzione del cristallino opaco con la cosiddetta lente intraoculare artificiale (IOL).

Tipi di lenti

Le IOL, che vengono inserite all'interno dell'occhio, fungono quindi come delle nuove lenti, sono permanenti. Oggi, però, non esiste un'unica lente uguale per tutti i pazienti, ma anzi una varietà di modelli in grado di rispondere alle diverse esigenze. I tipi di lenti IOL più comuni oggi sono le monofocali, che consentono di correggere una sola distanza focale; le toriche, che correggono oltre al difetto sferico miopia o ipermetropia, anche astigmatismo dettato dai difetti di curvatura corneale per una visione più precisa; e le multifocali o Edof (Extended Depth of Focus) per la visione a più distanze e la riduzione dell’uso degli occhiali sia da lontano che da vicino.

“La scelta della lente diventa un’opportunità: si può scegliere la lente che meglio si adatta alla persona”, afferma Tomaso Caporossi, medico oculista, chirurgo e ricercatore universitario. Per correggere la presbiopia, ad esempio, oggi abbiamo a disposizione due famiglie di lenti: Edof e multifocali diffrattive. “Le prime consentono una visione da lontano e nell’intermedio, anche se penalizzano lievemente la visione da molto vicino, per cui a volte può essere necessario un occhiale”, spiega l'esperto. “Le lenti diffrattive, per contro, consentono una ottima visualizzazione sia per lontano sia per vicino, eliminando completamente la necessità di portare gli occhiali a discapito della non frequente possibilità di vedere aloni o glare specialmente al buio o con scarsa illuminazione. A volte un utilizzo combinato di entrambi i tipi di lenti, edof in un occhio e diffrattive nell’altro, dopo valutazione della dominanza oculare, può essere la scelta più bilanciata”.

Misurazioni sempre più precise

La scelta della lente è quindi un momento cruciale. Prima dell’intervento, infatti, il paziente viene sottoposto a una valutazione approfondita da parte dell'oculista con una serie di misurazioni anatomiche dell'occhio, o fase di biometria pre-operatoria, e una tomografia corneale che serve a calcolare invece le curvature corneali. Oggi, queste misurazioni sono sempre più precise grazie a formule matematiche e strumenti avanzati, alcuni basati anche sull’intelligenza artificiale. “Una misurazione più accurata significa una lente selezionata con maggiore precisione, e quindi un migliore risultato visivo per il paziente”, conclude il dottor Caporossi.

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