Federica, mia paziente, aveva la necessità di avere tutto sotto controllo per consegnarsi all’amore. Il marito odiava il suo modo di programmare tutto, anche la sessualità, ma per lei il controllo era un prerequisito indispensabile per fermare il mondo esterno e avere accesso al suo mondo interno, in alternativa l’accesso al piacere le era negato.
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Per Luigi, mio paziente, la sessualità era obbligatoriamente un carpe diem. Soffriva di deficit erettivo psicogeno e tutte le volte che programmava la sessualità perdeva l’erezione. L’ansia si sostituiva all’eccitazione, spodestandola, e il suo corpo si paralizzava trasformando la sessualità in un catastrofico atto amoroso.
Giuliana si immolava sull’altare sacrificale della sessualità programmata, pur non avendone né voglia né tempo. Per il marito, uomo austero e irrisolto, fare l’amore ogni cinque giorni era la condizione sine qua non per essere gentile. Niente sesso, niente gentilezze e affettuosità, nemmeno per i loro figli. Niente gite fuori porta, né pizze o cinema. Quindi, per il quieto vivere, Giuliana teneva il conto dei loro rapporti sessuali sul calendario, pur soffrendo di una forma primaria di anorgasmia (ndr.incapacità di raggiungere l'orgasmo), rinforzata dalla meccanicità della sessualità e dalla tossicità della loro relazione.
Giorgio, invece, amava le imprudenze, le macchine, i divieti, le trasgressioni, i luoghi impervi e rischiosi e, soprattutto, l’alcool e le droghe. Aveva paura di amare e per il suo inconscio ostile e buio – che nel tempo abbiamo tentato di trasformare in un luogo ospitale e dialogante con il suo legittimo proprietario – vivere la sessualità da sobrio, presente a sé stesso, con la donna che amava, significava aprirle le porte del cuore. Giorgio non era pronto per tutto questo, non poteva ancora permetterselo.
Anna (tutti i nomi sono di fantasia) soffriva di vaginismo, quello spasmo involontario che rende impossibile ogni forma di penetrazione. Anna avrebbe volentieri fatto a meno di fare l’amore, ma era sposata da ben dodici anni – insieme al marito erano una coppia bianca a tutti gli effetti – e sarebbe voluta diventare madre. Programmava l’intimità, sistemava tutto in maniera puntuale e maniacale, metteva il telefono fuori posto, spegneva il cellulare, chiudeva i gatti in cucina, ma nonostante i rituali per placare l’ansia e l’angoscia, tutte le volte non riusciva a fare l’amore e sprofondava nell’angoscia più cupa.
Il tempo non basta (serve spazio)
In una società sempre più frenetica, dove i ritmi sono diventati concitati, il tempo per l’amore sembra essere assente o un lusso per pochi. Nei racconti dei miei pazienti, il concetto spazio-tempo da dedicare alla sessualità è un tema ridondante.
Sembra che le donne, non tutte, abbiano bisogno di avere tutto sotto controllo, figli e casa inclusi, per ritagliarsi del tempo di qualità per l’amore. Gli uomini, invece, sembrano seguire la loro eccitazione e il famigerato picco testosteronico mattutino.
In realtà, in clinica il concetto del tempo si intreccia con quello dello spazio (interno) della coppia e del singolo. I partner possono avere del tempo libero perché i figli sono dai nonni ed è sabato, domenica o sono in ferie, ma la coppia è in crisi e non sa di esserlo, e il desiderio sessuale langue.
Per poter vivere a pieno una vita sessuale ludica, spensierata e giocosa, caratterizzata dalla reale dimensione del piacere e non del dovere coniugale, i partner dovrebbero avere la mente sgombra dalla fatica e dalla routine, elementi nocivi per l’intimità e per l’eros, e il cuore disponile. E ovviamente non essere una coppia collerica o in crisi.
Mettere in agenda la sessualità funziona?
Le donne, più degli uomini, spesso acrobate tra casa, lavoro e figli, hanno poco tempo da dedicare a loro stesse e alla loro coppia. Talvolta, nelle coppie zoppicanti, la mancanza di tempo si trasforma in un alibi frequente tanto quanto la famosa cefalea usata per evitare la sessualità (“Tesoro, questa sera no, ho mal di testa”).
La vita sessuale degli italiani, oggi, viene posticipata in tarda serata, quando i figli dormono e tutto è già stato fatto – cena, cucina rassettata, zaini per l’indomani, email della sera, notifiche e social, serie tv – finché sonno e telecomando non prendono il sopravvento.
Uno dei motivi più frequenti per cui le coppie mi consultano è il calo del desiderio sessuale – in clinica, desiderio sessuale ipoattovo – e la loro crisi di coppia, o meglio, la crisi di coppia e di conseguenza il calo del desiderio.
Una sessualità ginnica, quasi a conferma di un obbligo, uccide il desiderio sessuale e l’erotismo, con il rischio di creare un terreno fertile per tradimenti e guai sessuali e coniugali.
Il mito della spontaneità
Tradizionalmente, il sesso viene associato alla dimensione della spontaneità, alla passione improvvisa, al brivido inedito sulla schiena e al pugno in pancia che fa spostare il limite del buonsenso e della censura, al momento giusto che arriva senza preavviso, al carpe diem dei sensi e del cuore.
Alla luce di ciò, l’idea di pianificare un incontro intimo può sembrare una strategia artificiale e artificiosa. Alcune persone pensano che mettere il sesso in agenda lo derubrichi del suo fascino, trasformandolo in un dovere con tanto di scadenza.
La realtà delle relazioni durature
Chi vive in una relazione longeva sa bene che la passione iniziale cambia forma, diventa più esigente e intransigente. L’attrazione non scompare, ma può essere maltrattata dalla routine, dalla stanchezza e dalla mancanza di tempo di qualità.
Programmare significa desiderare che quel qualcosa a cui teniamo accada: lo facciamo con le vacanze, con le feste, con quello che ci piace di più.
In quest’ottica, programmare la sessualità non significa timbrare il cartellino, ma dare spazio e valore a una dimensione vibrante e non trascurabile della relazione.
Programmare significa prendersi cura
Decidere insieme un momento da dedicare al sesso non significa spegnere il desiderio, ma accudirlo e coltivarlo. Può diventare un rituale atteso, un’occasione per prepararsi, fisicamente, mentalmente ed emotivamente. La pianificazione può ridurre lo stress, evitare frustrazioni e migliorare la comunicazione nella coppia, nutrendo il desiderio. In alcune stagione della vita come la gravidanza, i figli piccoli o i periodi di intenso lavoro, aspettare il momento giusto può significare non trovarlo mai.
E se diventasse un un compito?
La programmazione contiene nel suo ventre un rischio: far diventare la sessualità un compito da spuntare, una performance, un obiettivo e una meta. La pianificazione deve essere flessibile, rispettosa dei bisogni e dei desideri reciproci, che possono cambiare nel tempo e nella coppia. In alcuni casi, la programmazione può diventare una strategia per riaccendere il desiderio, rompere la monotonia e riscoprire la complicità.
Durante la terapia di coppia, nei casi di calo del desiderio sessuale o di altre disfunzioni sessuali, dopo una scrupolosa diagnosi sessuologica, si effettua un lavoro congiunto sulla relazione di coppia e sulla qualità della loro vita sessuale.
Aiutare la coppia a non farsi fagocitare dal pregiudizio che l’intimità debba essere sempre spontanea per essere autentica apre la strada verso la programmazione ludica e utile. A volte, l’amore si costruisce anche con appuntamenti in agenda, che diventano piccoli rituali erotici di cura della sessualità e della coppia.
Alcuni passaggi sono stati inventati o modificati per motivi creativi e di privacy.
Articolo scritto in esclusiva per la newsletter SaluteSesso, da Valeria Randone, psicologa e sessuologa, Catania, Milano e online.