SaluteSesso

Lubrificanti intimi non solo in menopausa: come scegliere quello giusto (e gli errori da evitare)

(GettyImages)
(GettyImages) 

Acqua, silicone o olio? E poi Cbd, probiotici e d-mannosio. La ginecologa spiega come orientarsi tra le diverse formulazioni, quando possono essere utili e quali prodotti evitare con il preservativo

3 minuti di lettura

A base di acqua, silicone, oli e adesso anche arricchiti di sostanze funzionali, come cannabidiolo, probiotici e d-mannosio. È il mondo dei lubrificanti intimi, “strumenti preziosi dal punto di vista clinico e con benefici indiscussi per la salute sessuale”, commenta Federica Rossi, specialista in ostetricia e ginecologia.

COME ISCRIVERSI ALLA NEWSLETTER

Quando possono fare davvero la differenza

“Si consigliano soprattutto in menopausa, quando la carenza degli estrogeni causa perdita di elasticità vaginale, riduzione della lubrificazione naturale e maggiore fragilità dei tessuti, ma la carenza estrogenica non riguarda solo quel periodo di vita”, spiega l’esperta. “Può verificarsi anche in giovane età, ad esempio in ragazze con amenorrea legata a importanti dimagrimenti, ansia o intensa attività fisica. In altri casi, la lubrificazione vaginale può ridursi a causa dell’assunzione della pillola, durante periodi di stress o per la tensione delle prime esperienze”. Secondo uno studio condotto per tre mesi su donne dai 18 anni in su e pubblicato sulla rivista Gynecological endocrinology, l’uso di un lubrificante acquoso con acido ialuronico riduce significativamente irritazione, secchezza e prurito in chi manifesta dolore o difficoltà durante i rapporti.

PH e osmolarità: i valori da controllare

L’offerta è ampia: per individuare un articolo di qualità bisogna verificarne le caratteristiche chimico-fisiche, quindi pH e osmolarità, cioè la capacità del prodotto di estrarre acqua dalle cellule con cui viene in contatto. “Un buon lubrificante deve rispettare l’equilibrio fisiologico della mucosa vaginale, quindi avere un pH compreso tra i 3,5 e 4,5, ed essere isoosmotico”, sottolinea la ginecologa. Significa un valore di osmolarità sotto i 380 mOsm/kg, soprattutto se si utilizza il preservativo. “Prodotti troppo concentrati possono danneggiare l’epitelio vaginale, ma negli ultimi anni si trovano soprattutto lubrificanti con pH e osmolarità simili a quelli del liquido seminale e del muco cervicale. Non vanno confusi con gli idratanti vaginali, che si applicano regolarmente e a lungo termine come opzione non ormonale per alleviare i sintomi di atrofia vulvovaginale”.

Acqua, silicone o olio: quale scegliere?

C’è poi la formulazione, a base di acqua, silicone oppure olio. “I primi sono la scelta più fisiologica perché mimano la lubrificazione naturale. Sono indicati in caso di secchezza vaginale legata a carenza estrogenica in menopausa o durante le prime esperienze”, continua l’esperta. “Il loro principale limite è la durata: tendono ad asciugarsi rapidamente e quindi vanno spesso riapplicati durante il rapporto”.

Persistono maggiormente quelli a base siliconica, consigliati in caso di rapporti lunghi dove è necessario un effetto lubrificante più intenso. “I prodotti formulati con oli, invece, hanno una consistenza ricca e un’azione nutriente che generano una sensazione avvolgente durante l’applicazione. Li suggerisco in particolare alle donne con secchezza vaginale severa o condizioni dolorose come la vulvodinia, dove è necessario un maggiore effetto emolliente”.

Attenzione alla compatibilità con preservativi e sex toys

Mentre i lubrificanti acquosi e siliconici sono compatibili con il preservativo, quelli oleosi possono danneggiare la struttura e compromettere l’efficacia dei condom in lattice. “È una gomma naturale e gli oli hanno la capacità di penetrarne la struttura, indebolendola, con un aumento significativo del rischio di rottura”, commenta Rossi. “Il discorso vale anche per i rimedi casalinghi, utilizzati spesso impropriamente, come oli di cocco, mandorle, oliva oppure vaselina, creme corpo o burri. I preservativi in nitrile, invece, si possono usare anche con lubrificanti a base olio”. Per quanto riguarda i sex toys, “nella maggior parte dei casi i prodotti più sicuri sono quelli acquosi: non reagiscono ad alcun materiale e sono anche molto facili da rimuovere”.

Le nuove formulazioni con Cbd e probiotici

Se i lubrificanti arricchiti con sostanze idratanti o rinfrescanti tipo aloe sono piuttosto comuni, oggi la ricerca si sta orientando verso lubrificanti ancor più funzionali, quasi medicali, formulati con sostanze come cannabidiolo, probiotici o d-mannosio. “I prodotti contenenti Cbd, un composto naturale derivante dalla cannabis privo di effetti psicoattivi, hanno un’azione lenitiva e modulatrice del dolore, pensati per le donne che soffrono di vulvodinia”, sottolinea la ginecologa. “Il Cbd ha proprietà antinfiammatorie, analgesiche e rilassanti e quindi può contribuire a ridurre l’ipersensibilità locale, migliorando il comfort durante il rapporto, ma consiglio di utilizzarlo solo sotto indicazione medica”. I probiotici, invece, hanno l’obiettivo di mantenere in equilibrio la flora batterica vaginale, risultando utili in caso di disbiosi, vaginiti ricorrenti o dopo terapie antibiotiche. “Tuttavia, è importante ricordare che il microbiota vaginale, così come quello intestinale, dipende da fattori più complessi, come alimentazione, stile di vita, farmaci assunti e assetto ormonale”.

Il d-mannosio per chi soffre di cistiti ricorrenti

“In ambito uroginecologico”, conclude l’esperta, “stanno emergendo anche i lubrificanti addizionati con d-mannosio, una sostanza nota per la sua capacità di impedire l’adesione dell’Escherichia coli alle mucose urinarie, che svolge un’azione protettiva particolarmente utile nelle donne che soffrono di cistiti o infezioni correlate ai rapporti sessuali. È importante sottolineare che il d-mannosio non è un antibatterico ma agisce come un anti-adesivo prevenendo l’attacco dei batteri. Ovviamente questi prodotti non possono sostituire gli integratori orali, in compresse o bustine da sciogliere in acqua: il d-mannosio così assunto agisce lungo l’intero tratto urinario mentre quello presente nei lubrificanti ha un’azione limitata e superficiale”.