Quello tra Silvia Liezzi e l’acrobatica aerea è stato un vero e proprio colpo di fulmine. Dopo avere scoperto questa disciplina dieci anni fa, non se ne è più separata, neanche dopo avere scoperto di avere un tumore al seno. Un mondo fatto di tessuti aerei, cerchi, trapezi: attrezzi sospesi che richiedono forza, controllo, muscoli integri per danzare armoniosamente in aria. “Ero angosciata all’idea di dover rinunciare a questa parte fondamentale della mia vita – confessa Silvia, 40 anni, fisioterapista di Torre Boldone, in provincia di Bergamo, con un passato agonistico di ginnastica artistica, bruscamente interrotto da un infortunio - tanto da spingermi a parlarne apertamente con il chirurgo che mi avrebbe operata per rimuovere il tumore, e chiedergli, se fosse stato possibile, di optare per un tipo di intervento che mi avesse consentito di continuare ad allenarmi”.
La fase difficile dell’attesa e la diagnosi
La storia di Silvia nasce da un’intuizione. “É difficile dare una spiegazione logica a quello che mi è successo – spiega - A volte l’intuizione arriva come un sussurro, un campanellino che non si può ignorare”. Per lei quel segnale arriva all’inizio del 2025, quando ancora non aveva l’età prevista per lo screening mammografico. “Non so spiegare perché, ma ho sentito la necessità di fare un controllo”.
Dalla mammografia emergono microcalcificazioni sospette. La senologa che la visita le parla con chiarezza e cauta rassicurazione. Per Silvia è un momento di totale smarrimento. Ma poi, non perde tempo e una settimana dopo inizia l’iter diagnostico.“Si sono susseguite diverse fasi – racconta - La più difficile è stata quella in cui hanno cominciato a toccare il mio corpo per capire che tipo di tumore fosse. Pensavo che potesse essere di tutto: metastasi, uno stadio avanzato. L’attesa, l’incertezza, la paura, come è immaginabile, sono difficili da gestire. Pensavo anche alla mia bambina, Anna di 5 anni, a come avrei potuto esserci per lei e a come avrei potuto spiegarle ciò che stava accadendo”.
Poi, arriva la diagnosi: un tumore al seno sinistro di grado intermedio, localizzato ma esteso. La proposta su come intervenire è netta: mastectomia con ricostruzione.
Il desiderio di continuare a danzare in aria
C’è però un elemento in più da considerare per Silvia: si tratta, appunto, dell’acrobatica aerea che pratica con la compagnia bergamesca Acrovertical, quella disciplina artistica e sportiva derivata dal circo, che prevede l'esecuzione di figure, pose e "cadute" sospesi a diversi attrezzi. Dunque, è facile immaginare come preservare la funzionalità muscolare per lei fosse importante. “Ho sentito la necessità di raccontare al chirurgo della mia vita ‘in aria’ e di sottolineare il significato che per me avesse questo aspetto, per darmi la possibilità di continuare a danzare e volteggiare sospesa in alto”, dice Silvia.
La risposta alle sue richiesta arriva in sala operatoria, nel maggio dello scorso anno, il giorno dell’intervento: rimozione del tumore e ricostruzione con protesi prepettorale posizionata davanti al piano muscolare. “É stato un grande sollievo per me” - aggiunge.
Un nuovo corpo da ascoltare
Dopo l’intervento e tre settimane di riposo totale, Silvia comincia la riabilitazione che, essendo fisioterapista, fa in autonomia. Aveva bisogno di riconoscere il suo nuovo corpo, di capire come muoversi. Torna in palestra, eseguendo esercizi a terra e movimenti di danza classica in modo graduale. Poi, tra giugno e luglio, risale sugli attrezzi, fino a riprendere ad allenarsi 4 volte a settimana.
Sente però di non essere più la stessa acrobata. “La testa voleva tornare subito ai livelli di prima – spiega – ma il corpo mi chiedeva altro. Ho iniziato ad ascoltarmi davvero. È nata una nuova dimensione: meno ossessione per la performance, più intensità e creatività. Non dovevo più piacere, dovevo esprimermi”.
Tornare ad esibirsi
Con questa nuova consapevolezza, Silvia torna ad esibirsi e a creare coreografie in aria. Come è successo qualche settimana fa in occasione di Vitae, uno spettacolo ideato e realizzato dalla compagnia di acrobatica aera di cui fa parte, per celebrare il decimo anniversario di Amiche per mano, un’associazione, con cui è entrata in contatto dopo essersi ammalata, nata per aiutare donne ad affrontare, o che hanno affrontato, il percorso di cura di un tumore al seno.
Lo spettacolo attraversa la storia di un respiro, le sue fasi, il suo nascere, il suo prendere spazio, il suo avere paura, il suo ricordare, il suo scoprire la fine e il punto da cui ricominciare. È scritto a partire da una storia profondamente umana e da un'esperienza liberante: la scoperta della vulnerabilità (e della malattia), e poi della potenza della vita in tutte le sue forme. Così Silvia sugli attrezzi crea un dialogo con il pubblico, portando l’esperienza vissuta: attraverso movimenti del corpo lenti e intensi esprime i momenti più difficili, quelli di sollievo e di rinascita che hanno caratterizzato il suo percorso. “Poi, durante una discesa su tessuto a occhi chiusi in questo spettacolo organizzato per l’associazione, accade qualcosa di inatteso - conclude - qualcuno si avvicina e mi prende le mani. Apro gli occhi e vedo il mio chirurgo. Lo abbraccio fortissimo”. Un gesto simbolico, quasi teatrale, che chiude un cerchio: la cura che diventa relazione, la medicina che incontra l’arte.