Il Gusto

In vacanza all'estero per scoprire il gusto delle feste

Festeggiamente natalizi a Vienna
Festeggiamente natalizi a Vienna 
Cinque mete gastronomiche in Europa per festeggiare il Natale e l'anno nuovo lontano da casa. Dalla Francia all'Austria, dalla Norvegia alla Danimarca: destinazioni alla ricerca di sapori, tradizioni, bellezze naturali e culturali
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La cattedrale di Reims
La cattedrale di Reims 
LA CHAMPAGNE
Non esiste grande festa o evento dove non si brindi con una bottiglia di Champagne. Churchill, alla vigilia dello Sbarco in Normandia disse: “Non combattiamo solo per la Francia, ma anche per lo Champagne”. Il “vino della gioia” fu inventato a un centinaio di chilometri da Parigi, nella regione che i Romani chiamavano Campania, dall'abate benedettino Dom Pierre Pérignon alla fine del Seicento. Nel 1882 guadagnò “l'appellation d'origine”: si può chiamare Champagne solo se viene prodotto nell'omonima regione e ottenuto da uve Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier.
Pérignon viveva in un convento di Hautvillers non lontano da Epernay, piccola città circondata dai vigneti, considerata la capitale dello Champagne. La sua via centrale, lunga esattamente un chilometro, non è una semplice “route des vines”, ma la Avenue de Champagne, con al centro l’Hotel de Ville (il Comune) e il Jardin de l’Orangerie, caro a Napoleone III che portò qui la ferrovia, mezzo che contribuì alla diffusione dello Champagne in tutta Europa. Lungo l’Avenue si allineano gli elegnati edifici Art Decò sede dei più famosi produttori, con sale di degustazione: Moet et Chandon, Perrier Jouet, Collard-Picard, Po-Roger, Esterlin, De Venoge, Boizel. Sotto Epernay corre una città parallela lunga oltre 100 chilometri e fatta di cantine per l’accatastamento e l’affinamento delle bottiglie. Vallée de la Marne, Montagne de Reims, Cote des Bars, Cote des Blancs, sono le 4 aree della regione Champagne che, complessivamente, producono ogni anno 320 milioni di bottiglie.
La capitale della regione (unita amministrativamente alle Ardenne) è Reims: nella grandiosa cattedrale gotica Notre-Dame de Reims, fu battezzato il primo re dei Franchi, Clodoveo. A Reims ha sede il colosso dello Champagne, Mumm, maison fondata nel 1927. In Rue Olivier Métra è stato aperta da poco la sala di degustazione e la sede del Club Tresors de Champagne, associazione che riunisce tutti i piccoli produttori. All’interno dell’ ”oceano di vigneti”, come definì la regione il monaco benedettino Don Almane, centri storici come Essoyes, Mailly, Hautvilles, Ay, Verzy, Cramant ospitano piccole contine di produttori di Champagne. Vale una sosta Rilly la Montagne con la cantina Tribaut e il raffinato ristorante Chateau de Rilly. Le Ferrovie francesi raccomandano il treno per chi volesse raggiungere (e bere a volontà) la Champagne con i treni che toccano tutte le località. Anche dall’Italia si può comodamente arrivare in treno: 5 ore da Torno a Parigi, con tariffe da 30 euro a tratta. Prezzi assolutamente concorrenziali in aereo: con Air France si vola a/r a Parigi da vari scali italiani a partire da 79 euro; Ryanair vola da Roma a Parigi Beauvais con tariffe che partono da 9,99 euro.
 
Il ponte girevole nel centro di Copenhagen
Il ponte girevole nel centro di Copenhagen 
COPENHAGEN
La città è diventata la capitale della Nuova Gastronomia Scandinava, movimento che predica il ritorno alle radici e innovative combinazioni di ingredienti esclusivamente locali e di stagione. Oltre ai quartieri storici che ospitano ristoranti celebri come il Geranium, da qualche anno, c’è un’area appena fuori la città vecchia, accanto alla stazione centrale, che è diventata il cuore gastronomico di Copenhagen. E’ il quartiere Vesterbro (“Ponte ovest”), con l’esempio riuscito di recupero delle ex fabbriche Kødbyen, nate negli anni ‘30 per l’inscatolamento della carne danese. Negli stabilimenti Kødbyenle attività produttive cessarono negli anni ’80. Seguì un declino di tutto il quartiere, diventato sinonimo di prostituzione e degrado (qualche pornoshop dall’aria malinconica resiste ancora). Gli edifici di Kødbyen, chiamati dai giovani “Meat town” (“città della carne”) come gli ex mattatoi della 14ma strada di Manhattan e di Smithfield a Londra, sono diventati l’area più trendy di Copenhagen, dopo i restauri iniziati nel 2005. Sulla Halmtorvet, la grande via alberata che costeggia le ex fabbriche, e su Flaesketorvet, la piazza per il carico merci, tra i bassi edifici razionalisti bianchi progettati da Paul Holsoe, si affacciano negozi biologici e di design, gallerie d’arte e, soprattutto, ristoranti.
In questo 2016 che ha visto a Copenhagen l’apertura di un importante museo dedicato alla storia dell’alimentazione, le Cucine Reali di Palazzo Christiansborg, la Guida Michelin della Scandinavia, segnala ben 8 indirizzi di Vesterbro: Formel B, Enomania, Melée, Famo 51, Pony, Retour Steak Vesterbro, Gorilla, Fiskebaren. Il denominatore comune dei locali è l’arredamento minimalista (tavoloni di legno, mattonelle bianche alle pareti, sedie di alluminio), cucine a vista, personale giovane e, soprattutto, la “New Nordic Cuisine” dei menù, con uno sguardo all’Oriente e al Mediterraneo, riletti in chiave scandinava. La “Parmigiana” del Gorilla viene servita con melanzane danesi e condita con formaggio stagionato locale; la “Paella” di Melée utilizza solo pesce del Mare del Nord. Per la New Nordic Cuisine dei ristoranti di Vesterbro, come al Noma di Strangate e al Geranium di Per Henrik Lings Allé, considerati dai critici tra i migliori ristoranti al mondo, prevalgono verdure crude di stagione e pesci dei mari freddi. Ultima novità del complesso Kødbyen è il birrificio War Pigs che propone 22 differenti qualità di birre artigianali alla spina. Accanto al birrificio staziona da poco il foodtruck John Jones Deli che crea ogni settimana hot dog sperimentali: per Natale propone hot dog con senape di mele e barbabietola marinata nella birra (info: www.visitcopenhagen.com).
 
 
Una veduta notturna del municipio di Vienna
Una veduta notturna del municipio di Vienna 
VIENNA
Chi va nella capitale austriaca durante le Feste troverà la più alta presenza di mercatini natalizi d’Europa (Stephenplatz, Belvedere Palace, Spittelberg, Am Hof, Altes AKH, Karlsplatz, Shonbrun Palace, Feyung, Riesenradplatz, Maria Theresien Platz), ma anche la più alta concentrazione al mondo di “vigneti urbani”. Nessuna metropoli può vantare infatti, come Vienna, 700 ettari di vigneti sulle colline che incorniciano il suo territorio, tutti facilmente raggiungibili dal centro cittadino, in auto o con i mezzi pubblici: il tram 38 o il trenino Heurigen Express. L’ottanta per cento della superficie vitata è utilizzata per la produzione di vini bianchi; specialità viennese è il Gemischter Satz, bianco dal gusto fresco e fruttato, protetto dal DAC (Districtus Austriae Controllatus), ottenuto da almeno 3 uve coltivate nello stesso vigneto.
Il blend può contare da 3 a 13 vitigni: tra i più usati, lo Chardonnay, il Riesling, il Sylvaner, il Traminer. Altro bianco tipico è il Gruner Veltliner. Tra i rossi, il Wiener Pinot Noir e lo Zweigelt. I viennesi amano degustare i loro vini nelle Heurigen, una sorta di osterie al centro dei vigneti con tavoli esterni coperti da frasche di pino; i piatti proposti sono semplici, a base di formaggi e insaccati. Il vino viene servito in bottiglia oppure alla spina. Le località viennesi più celebri dove trovare gli Heurigen sono: Oberlaa, Ottakring, Hernals Neustift, Heiligenstadt, Sievering, Grinzing, Nussdorf, Stammersdorf, Bisamberg; tra le migliori aziende: Tenuta Christ, Tenuta Cobenzl, Fuhrgassl-Huber, Tenuta H.P. Gobel, Hengl-Haselbrunner. Se volete visitare cantine storiche nella città e degustare i loro vini, gli indirizzi giusti sono la Cantina Villon di Habsburgergasse e la Cantina Palais Coburg di Coburgbastei. Le migliori “bollicine” delle feste si degustano alla Spumanteria Schlumberger di Heiligenstadter Strasse. Convenienti le tariffe per volare a Vienna: da Milano, a/r la tariffa parte da 109 euro con Austrian Airlines. 
 
Il faro di Clare Island, lungo la Wild Atlantic Way
Il faro di Clare Island, lungo la Wild Atlantic Way 
IRLANDA
Dimenticate Champagne e spumanti: nel Paese di Yeats e Oscar Wilde, la bevanda ufficiale è la birra. Ogni città e villaggio vanta pub storici e manifestazioni (Dublino ospita l’Irish Craft Beer Festival che non ha nulla da invidiare all’Oktoberfest), ma se volete scoprire l’Irlanda vera, romantica e insieme selvaggia, spettacolare e insieme misteriosa, dovete percorrere la Wild Atlantic Way, la strada costiera affacciata sull’oceano, che va da Derry a nord fino a Kinsale a sud, attraversando le contee del Donegal, Leitrim, Sligo, Mayo, Galway, Clare, Limerick, Kerry. Lungo i suoi 2.600 chilometri, per gli appassionati di birra, si può tracciare un insolito itinerario a tappe che tocca alcuni dei migliori birrifici artigianali e indipendenti del Paese. A Rathmullan, nel Donegal, la Kinnegar Brewing coniuga tradizione e innovazione con le sue Limeburner Pale Ale, Devil’s Backbone Amber, Rustbucket Rye, Otway Pale Ale. Prende il nome da un’antica figura mitologica, il birrificio The White Hag di Ballymote, nella Contea Sligo. Hag era una strega, non sempre cattiva, che traeva la sua forza dalla terra, e da ingredienti tutti naturali, nascono le birre create dai giovani birrai (4 irlandesi e un americano) della White Hag che propongono Black Boar Stout, White Sow Stout, Beann Gulban Heather Ale, Flonnabhair Irish Wit Beer, Searbh Rua Imperial Sour Red. E’ a Ballyshannon, non lontano dal confine nordirlandese, il Donegal Brewing Co. La città di Ballyshannon più che essere celebre per la sua storia che parte dal XV secolo, è famosa per aver dato i natali al chitarrista Rory Gallagher.
Il birrificio Donegal Brewing, costruito sulle rive del fiune Erne, propone Donegal Blonde Ale, Atlantic Amber Ale, Donegal Pale Ale, Donegal Ruby Mild Ale. Nasce da una vera passione per la birra di una giovane coppia, lui inglese dello Yorkshire, lei irlandese della Contea Mayo, il birrificio Reel Deel di Crossmolina che produce Irish Blond Amber Ale, Say Nowt Stout, Jack the Lad Pale Ale. Ha cento anni la Oilean Eadaigh West Mayo Brewery che usa solo ingredienti locali, malto d’orzo, luppoli interi e acqua della Contea Mayo. I due giovani proprietari attuali, Ian e Caroline Price, propongono Clew Bay Sunset Red Ale, Clifford’s Connacht Champion Golden Ale, Paddy’s Pilgrims Porter Dark Ale. Dicono di ispirarsi all’Oceano Atlantico i birrai della Indipendent Brewery di Carraroe, nella Contea Galway: il loro orgoglio sono le birre Connemara Pale, Gold e Red. Le birre della Mescan Brewery di Kilsallagh, nella Contea Mayo, si ispirano alla tradizione belga, perché il proprietario Bart Adons, ex veterinario, viene dal Belgio; il birrificio produce Westport Blond, Westporter Stout, Westport White, Westport Red Tripel.
Ha solo 10 anni di vita, ma guarda all’antica tradizione irlandese, il birrificio Galway Hooker di Deerpark, nel Galway; le sue birre: Galway Hooker Irish Pale Ale, Irish Stout, Irish Dark Lager. E’ all’insegna del gusto innovativo la Galway Bay Brewery di Ballybrit Upper: suo punto di forza è la Buried at Sea Milk Chocolate Sout, più tradizionale la Bay Ale Red. Usano esclusivamente malto irlandese e attingono l’acqua da una sorgente locale i birrai della Beoir Chorca Dhuibhne di Ballyferriter, nella Contea Kerry, per le loro birre non filtrate Carraig Dubh Porter, Cul Dorcha Red, Beal Ban Gold. Aprì nel 1888 la Dingle Brewing di Dingle, nel Kerry, da allora il prodotto di punta è la Tom Crean’s Fresh Irish Lager. Tre amici d’infanzia, Dominis Casey, Henry Thornhill e Kevin Waugh hanno da poco aperto la piccola West Cork Brewing di Baltimore, nella Contea Cork; propongono Dark Red Ale e Sherkin Lass Pale Ale. Ultima tappa, Kinsale, a sud, dove la coppia di birrai Sam e Maudeline Black del birrificio Blacks of Kinsale, producono con passione KPA Black IPA, The Session, Rocketship 
 
 
Uno scorcio delle isole Lofoten
Uno scorcio delle isole Lofoten 
NORVEGIA
L’idea di una vacanza nelle Lofoten a Natale o Capodanno, può far venire freddo. Eppure le temperature dell’arcipelago del nord della Norvegia, grazie alla corrente del Golfo, si aggirano in questa stagione intorno a zero gradi. Le isole sono collegate tra loro da tunnel e ponti. Si possono percorrere da nord a sud con la E 10, strada di quasi 200 chilometri che molti chiamano “La via del merluzzo”, come fosse una strada dei vini, dell’olio o dei formaggi. Il nome è appropriato, perché ovunque, ai lati della strada, sono allineate le rastrelliere con il merluzzo steso ad asciugare al vento secco del nord. Il merluzzo (stoccafisso o baccalà) è il piatto base per ogni ricetta delle Lofoten. Non si butta nulla del merluzzo che viene pescato qui da gennaio ad aprile fin dai tempi dei Vichinghi: anche la lingua e il fegato sono prelibatezze, sconosciute da noi, ma apprezzatissime nei Paesi scandinavi. La quantità di pescato è enorme, 30mila tonnellate l’anno.
Uno dei migliori ristoranti dell’arcipelago è Borsen Spiseri, ricavato da una vecchia rimessa di barche dell’800 al porto di Svolvaer, la piccola capitale delle Lofoten; propone un menù dove domina il merluzzo. Il piatto più noto è lo Stockfish Royal, creato appositamente per la regina norvegese Sonja che fece tappa qui nel 2007: si tratta di filetto di merluzzo cucinato con il prosciutto spagnolo Serrano, accompagnato da carote e patate bollite. Altro centro caratteristico da visitare, con le tipiche case rosse dei pescatori (rorbuer) è Henningsvaer dove si possono assaggiare le specialità di merluzzo  nei ristoranti Lofotmat e Fiskekrogen; per gli acquisti di prodotti di mare c’è il negozio Joker Henningsvaer.