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Le Asiatique: bene atmosfera e design, ma sul servizio c'è da lavorare

Le Asiatique: bene atmosfera e design, ma sul servizio c'è da lavorare
Roma, il ristorante propone una cucina fusion asiatico-mediterranea. Ambiente confortevole, menu vario e buone materie prime si scontrano con attese troppo lunghe e un rapporto qualità/prezzo sbilanciato
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Tra le “new opening” romane del 2016 non sono mancati i locali etnici. Dopo lo scenografico “Zuma” e il raffinato “Yugo”, l’anno si è concluso con l’inaugurazione di “Le Asiatique”, ristorante fusion che propone piatti della tradizione orientale, combinati con gli ingredienti della cucina mediterranea. La cosa interessante è che si tratta di un progetto tutto italiano. A partire dai due imprenditori da cui è nata l’idea, l’architetto che ha progettato gli interni, lo chef e la barlady, persino l’artista che ha dipinto i volti dagli occhi a mandorla che campeggiano in alcune pareti.

Il concept non rinnega la tendenza del momento, che vuole protagonista a tutti i costi il bancone per aperitivi e cocktail, in questo caso alloggiato nell’ampia sala d’ingresso. Da qui si accede a cinque japanese rooms, l’atmosfera è piacevole, sebbene i tavoli siano ravvicinati e il rumore diventi un po’ troppo invadente man mano che il locale si riempie. Il menu promette bene. Ricco assortimento di antipasti, noodle, sushi e sashimi, ricette miste come la Ghyoza di anatra e foie gras con fonduta di parmigiano 36 mesi, e la Wagyu beef proposta in versione italiana e giapponese. Nell’imbarazzo della scelta, il Plateau Le Asiatique per due persone appare la soluzione migliore. Si tratta del piatto che porta il nome del locale, ed è anche il più costoso in carta – 85 euro – certamente rappresentativo della filosofia a cui il ristorante si ispira. Il cameriere suggerisce di iniziare con i classici Edamame – fagioli di soia cotti al vapore e spolverati di sale – per ingannare l’attesa.
 
Nella carta “beverage” figurano cocktail, sake, distillati, mentre la lista dei vini è piuttosto limitata. Poche etichette, per lo più solite note. Un piccolo pot pourri di vini bianchi, rossi, rosé, Franciacorta e Champagne, per non scontentare nessuno. Ordinato un Sauvignon, il sommelier si scusa per la mancanza della referenza in carta, proponendo in alternativa l’etichetta ammiraglia della stessa azienda, dal costo più che doppio rispetto a quella originariamente scelta. La seconda opzione indicata non incontra maggiore fortuna, non essendo nemmeno questa disponibile. Il terzo tentativo - uno Chardonnay - sembra avere successo.

Quando gli Edamame arrivano, tiepidi e croccanti, il vino è ancora latitante
. L’attesa si protrae e la serata scorre, finalmente il sommelier si avvicina al tavolo, pronto a stappare: “Ecco il vostro Chardonnay” annuncia. L’etichetta, però, non corrisponde a quella ordinata, ma considerata l’ora è meglio fare buon viso a cattivo gioco. Dopo una ulteriore attesa, e con tante scuse, arriva finalmente il Plateau Le Asiatique: un grande vassoio di legno chiaro, scenograficamente imbandito in stile Kaiseki con sushi, sashimi, piccole tartare e ceviche. Il tutto a base di tonno, salmone e ricciola. Una proposta un po’ banale, nonostante le materie prime siano di buona qualità. Le ostriche, irrorate da una salsa a base di soia sono eccessivamente sapide, seppure freschissime. In definitiva, il Plateau le Asiatique si rivela un piatto grande, ma non un grande piatto. Il conto – circa 80 euro a persona – appare sbilanciato. I margini per migliorare sono ampi, il locale è ancora in fase di rodaggio, ma sul servizio c’è molto da lavorare.
 


Le Asiatique
Largo della Fontanella Borghese 86/a - Roma